Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


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Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
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Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi

lunedì 14 gennaio 2013

Mei tai: il cordone ombelicale invisibile




Il mei tai è la mia passione......forse non si era capito......sono oramai 4 anni che lo sperimento, che faccio ricerche e mi documento. In questo cammino ciò che mi ha colpito è la bellezza straordinaria dei mei tai tradizionali, la cura con cui venivano realizzati e il significato che attribuivano a questi supporti.
I mei tai che realizziamo oggi, sia i grandi produttori, sia le mamme che si dedicano all'autoproduzione non possono essere paragonati in termini di qulità, tessuti, tempo e dedizione a quelli tradizionali asiatici
Un pò di storia
Il Mei Tai è un supporto di origine orientale utilizzato tradizionalmente per portare i neonati e i bambini sulla schiena.
Fa parte, con l’Onbuhimo giapponese e il Podeagi koreano,  dei cosidetti ABC Asian Baby Carriers.


Costituito, in origine, da un pannello quadrato di stoffa, solitamente cotone e seta,  ai cui estremi erano fissati lunghe bretelle, il mei tai tradizionale prevedeva, in alcuni casi, un secondo pannello più piccolo, fissato su quello centrale, che fungeva da copricapo, ma non solo.
I mei tai, che si trovano in commercio oggi, presentano numerose varianti: pannello, solitamente rettangolare di differenti misure, presenza o meno di sostegno per la testa, fasce imbottite oppure no, tasche porta oggetti, ma il concetto di base non cambia: un pannello centrale e quattro fasce fissate agli estremi che servono per annodare il supporto intorno al corpo del genitore e a sostenere il neonato.


I tessuti con cui sono realizzati sono principalmente cotone, in alcuni casi biologico o organico, ma se ne possono trovare anche di realizzati in seta o canapa.




Le origini del mei tai sono da ricercarsi in Cina, in particolare tra le minoranze etniche della Cina del Sud Ovest. Affermare che queste popolazioni realizzavano supporti per portare i bambini sarebbe davvero riduttivo: realizzavano piuttosto capolavori, pezzi unici, che oggi fanno parte di collezioni, la cui bellezza e unicità è data non solo dalla maestria nel realizzarli, ma dal significato che racchiudono.

Per queste popolazioni i porta bebè non erano solo un mezzo per trasmettere il loro amore ai loro bimbi. Persino prima del matrimonio, le giovani donne cucivano i tradizionali marsupi per i loro figli futuri e mostravano i loro lavori ai corteggiatori, segno della loro creatività e come simbolo della loro personalità. I baby carriers erano frutto di un lungo lavoro, di cura, di pazienza, di tempo, di dedizione (tutti elementi che sarebbero serviti anche per l’accudimento e la crescita dei figli). Le giovani donne cominciavano a disegnare e a realizzare i loro baby carriers ancora ragazzine: meticolosamente, con amore, dedizione, cucivano, decoravano, ricamavano il loro mei tai.




Attraverso le decorazioni, i motivi, i simboli, i disegni meticolosamente realizzati, le madri esprimevano il loro amore, le loro speranze, i loro messaggi benauguranti ai nuovi nati. Il pannello più piccolo, fissato su quello centrale, aveva proprio questa funzione: una volta che il bambino si addormentava, la madre gli copriva la testa con il pannello decorato, le cui raffigurazioni servivano a proteggerlo. Era una specie di amuleto. Alcuni mei tai avevano appesi al pannello centrale dei pendagli e degli amuleti. In questo modo il porta bebè diventava un emblema personale che racchiudeva amore, speranza e rimaneva nel tempo segno tangibile dell’amore materno.
I ricami e i motivi, come precisa Bernad Formoso, racchiudono un messaggio: anatre, uccellini e farfalle sono augurio di vita felice; il drago e il melograno sono simboli di fertilità; il fiore di loto assicura lunga vita; le foglie garantiscono buona salute, i serpenti prevengono le morsicature. Le decorazioni inoltre cambiano in relazione al sesso, all’età e allo statuto sociale del bambino.

E’ ricercando le origini di questi supporti che emerge il simbolismo, la poesia, il messaggio che essi racchiudono. Il segreto di queste meraviglie è da ricercarsi nell’amore sconfinato e nella creatività di mamme amorevoli. L’autrice di Bonding via baby carrier, testo dal quale ho tratto la maggior parte delle informazioni relative alle origini e al significato del mei tai, paragona questi baby carrierrs a cordoni ombelicali metaforici attraverso cui l’amore materno viene trasmesso di generazione in generazione. Porta bebè come manifestazione dell’amore materno e come estensione simbolica del cordone ombelicale: un filo invisibile che unisce madre e figlio “The unseverable tie of connection between mother and son”

Porta bebè simili al mei tai si trovano anche tra le popolazioni africane. Alcune donne africane portano i loro bimbi sulla schiena in supporti fatti di pelle e le cui bretelle sono costituite da corde. Come alcuni mei tai cinesi, anche questi hanno conchiglie pezzi di sassi, lacci colorati come amuleti portafortuna.




Le donne Koma, per esempio, portano i figli in marsupi fatti di pelle di capra tinta con ocra, le cui bretelle sono costituite da corde. La forma è quella del mei tai: pannello centrale rettangolare o quadrato e 4 lacci alle estremità.



Le donne di etnia Dankil e Himba Matakami e Fali portano in mei tai di pelle decorati con conchiglie e perline, sonagli, amuleti,

In Senegal, le donne Bassari durante le cerimonie, portano i loro figli in marsupi simili al mei tai decorati da grappoli di perline e valve di ostriche e cozze, che tentanno al ritmo delle danze materne: un bozzolo sonoro che avvolge il bambino, lo calma e lo aiuta ad addormentarsi.

Giusto un piccolo assaggio di come questo splendido supporto  sia usato da millenni e da molte popolazioni ancora oggi.

Noi non abbiamo occidentali  fatto altro che riscoprirlo, reinventarlo, adattarlo!!
Buon portare a tutti



8 commenti:

  1. Grazie... ho letto e ne sono incantata. Che meraviglia... Come mi piacerebbe saper cucire!!!

    Una domanda: ma Onbuhimo e Podeagi sono più o meno la stessa cosa rispetto al mei-tai?

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    1. Fanno sempre parte dei cosidetti ABC Asian Baby Carriers. Il pedeagi riseptto al mei tai non ha contura ventrale. Qui sul blog trovi qualche foto e post. L'Onbuhimo al posto della fascia ventrale ha due anelli alla base dle pannello all'interno dei quali passano le fasce laterali.

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  2. è una bellissima lettura...
    sono contenta di partecipare a questa lunga storia di amore e cura per il proprio bimbo, peccato che neanche io sappia cucire!

    ma sto per rimediare, mi sono iscritta ad un corso di cucito e una delle prime cose che farò sarà di sicuro un supporto personalizzato. ora so che c'è molto di più dietro una semplice cucitura!

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    1. E' prorpio cosi.....c'è molto di più di una semplice cucitura....sarà bellissimo il tuo mei tai, magari non perfetto, ma pieno d'amore!

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  3. c'è sempre da imparare da altre culture ... come vorrei che anche mia madre lo capisse (ma purtroppo è un disco rotto nel criticare ogni mia scelta...)

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  4. ...sono completamente ignorante in materia ma mi affascina molto! Ma sarebbe possibile realizzarli, quindi? Io non sono un genio del cucito ma qualcosa so fare...! Oppure si trovano da qualche parte?

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    1. Wish lo puoi autoprodurre oppure acquistare. sul blog trovi sia il tutorial per farlo sia una ssezione "le mie creazioni"

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