Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!



Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi
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martedì 11 febbraio 2014

Quando è la nonna a portare....

All'inizio riluttanti, storcono il naso a vedere il proprio nipotino infagottato in "quel coso"!

Le frasi tipiche:
"Attenta, lo fai cadere!"
"Lo stringi troppo"
"E' scomodo"
"Non respira"

e via andare...

"Le peggio" sono quelle che accompagnano le figlie alle consulenze o durante l'acquisto di un supporto: sono li pronte a prendere il nipotino che vedono già spatasciato per terra, sono ansiose, mettono ansia, con tutte le buone intenzioni vogliono aiutare e invece intralciano...

ecco quando mi capita che, aprendo la porta, mi trovo davanti mamma e nonna, dentro di me sospiro e mi armo di pazienza..

poi quando cominciano ad apprezzarne i benefici, mica lo dicono ehhh!!, sono pure capaci di dispensare consigli in merito alle amiche!

qualcuna si presta per cucire i supporti, qualcuna si  azzarda a provare a portare il suo nipotino con crescente soddisfazione.

Ieri poi una nonna mi ha spiazzata:  è venuta direttamente ad  acquistare, non uno ma ben due mei tai e provarlo visto che sarà lei a tenere il nipotino. Uno per i genitori!

Ecco la nostra di nonna....ormai esperta...potrebbe dare lezioni :-))








ps: una volta si è lanciato pure il nonno...pioveva e ha portato sulla schiena :-))


lunedì 29 luglio 2013

La nostra cucina fai da te


Due anni fa, fu la volta della dependance in giardino: nata come capanna degli indiani e poi in corso d'opera trasformata. La casetta riscuote tutt'oggi grande successo sia in inverno che in estate: Alessandro e i suoi cugini "si perdono via" alla grande!



Settimana scorsa, mentre Alessandro era in vacanza con il papà, abbiamo pensato di preparargli una sorpresa per il suo imminente compleanno: una bella cucina auto prodotta. 

E' così il nonno ha recuperato in discarica un armadietto che doveva essere una cappa da forno


L'abbiamo ripulito e disinfettato, abbiamo ingrandito il foro per farci stare lavandino


abbiamo ritagliato anta per fare il forno e  l'abbiamo dipinta


all'Ikea ho comprato qualche accessorio: porta spezie, manopole e maniglie. Qualcosa ho recuperato: vassoietti, bicchierini, presine, etc


predisposto interno far mensole


incollato all'armadietto un pannello in legno recuperato da un precedente ritaglio


e grazie ad un lavoro di squadra e allo zio Ale che ci ha recuperato rubinetto




al tester ufficiale, che peraltro ha molto gradito!


ecco il risultato finale!





noi molto soddisfatti del risultato e Alessandro entusiasta...




"Mamma, posso andare avanti a cucinare tutta la notte?!"





domenica 7 luglio 2013

Caricare in pubblico....

Nonostante l'esperienza e la sicurezza acquisita nel caricare sulla schiena i miei figli, mi è capitato in alcune circostanze, di sentirmi a disagio: un pò perchè osservata e un pò perchè giudicata...

Scrivo questo post perchè mi sembra un sentimento comune e riportato spesso nei vari gruppi sul portare: mamme che si trovano a dover caricare in pubblico e gente che si prodiga ad aiutarle, a fare commenti e guardare chi con ammirazione e stupore e chi, quasi a dire, anche solo con lo sguardo,  madre degenere!

Ecco il mio racconto
Sono le 17.30. La spiaggia è affollata di famiglie con bimbi piccoli che si godono il tepore pomeridiano del sole tra bagni, castelli e passeggiate lunga la riva.


Sono in spiaggia sola  con entrambi i bimbi Alessandro 4 anni e Gabriele 7 mesi. Alessandro vuole giocare con paletta e secchiello ma Gabriele è stanco, frigna, vuole dormire. Comincia a piangere e cosi, tra la folla di bagnati, estraggo dalla borsa la mia fascia lunga e comincio a caricare sulla schiena Gabriele che nel frattempo urla come un disperato (questo è la sua modalità quando ha sonno e desidera proprio lasciarsi andare sulla schiena della mamma).
La gente intorno mi guarda, sento i lori occhi posati su di noi e qualche commento: "Poverino, ma cosa gli sta facendo". Una mamma con lo sguardo preoccupato si precipita per offrirmi aiuto, che rifiuto gentilmente. Non faccio in tempo a finire la legatura che Gabriele si è addormentato.
Vedo tutti intorno a me più rilassati....






Ecco il mio disagio seppur abituata a caricare in pubblico: Gabriele piangeva e la gente pensava che piangesse perchè lo stavo costringendo sulla mia schiena. In realtà, quando è molto stanco, è una sua modalità: piange e urla finchè non lo metto sulla schiena (davanti non vuole più addormentarsi anche se ancora potrei tenerlo visto che nonostante i suoi 7 mesi pesa 7 kg), ma questo i bagnanti intorno a me non lo potevano sapere. Disagio per i commenti e gli sguardi che sentivo mentre sistemavo il piccolo sulla schiena.


Allora come difendersi e quali strategie mettere in atto?

  • Come primo suggerimento, se vi capita di dover caricare in pubblico, dovete aver acquisito sicurezza e tecnica per non farvi destabilizzare e agitare dai commenti, dalle offerte di aiuto e dagli sguardi
  • restare calme, respirare, saltellare mentre caricate per calmare il vostro bimbi nel caso sia agitato
  • rispondere gentilmente alle offerte di aiuto. In fondo che ci guarda dall'esterno è normale si allarmi trovandosi davanti ad una modalità di cura a cui non sono abituati. Io ho trovato efficace dire: "Non preoccupativi, grazie. Sono abituata lo facciamo sempre". "Tranquilli non mi cade, so come tenerlo. Piange perchè è stanco e vuole riposarsi nel suo posto preferito"


In questo senso davvero portare presuppone un percorso:
un percorso prima di tutto personale di rafforzamento rispetto ai giudizi esterni, che vanno oltre il portare. il portare, letto in quest'ottica, può essere una buona palestra! Rafforzamento rispetto alle nostre capacità di madri di prenderci cura dei nostri piccoli, iniezione di fiducia in noi e nelle nostre competenze!

Buone estate a tutti!

giovedì 6 giugno 2013

La nascita di Gabriele: venire al mondo tra le mura di casa.


Subito dopo la nascita di Gabriele avevo pensato di scrivere un post su come era andata la sua nascita in casa: un pò per  farne memoria, un pò per fissare questo momento cosi magico e importante. Poi riflettendo ho preferito tenere per noi questo momento cosi intimo.

Oggi invece, giornata internazionale del parto in casa, si presenta l’occasione giusta per raccontare…un racconto non fine  a se stesso ma che possa essere di incoraggiamento per altre donne.

Il Racconto
28 novembre ore 22.00 - Vado a letto, faccio addormentare Alessandro che era a casa malato. Parlo con Gabriele e faccio le mie considerazioni: “certo che domani sarebbe un buon giorno per nascere, se non fosse che devo andare a fare il mandala dalla Franca…beh Gabriele vedi tu..” Gabriele come d’abitudine rispondeva con calcetti e movimenti sempre molto attivi ma dolci e delicati.
Dormo tranquilla tutta la notte
29 novembre ore 4.30 - Mi sveglio a causa di qualche dolorino…qualche fitta alla pancia…mi sembravano contrazioni. Beh insomma è presto, mi dico, cerchiamo di dormire ancora un po’.
29 novembre ore 5.30 - Le contrazioni mi sembrano ravvicinate e cosi mi alzo e controllo ogni quanto le ho: ogni 10 minuti circa. Chiamo l’ostetrica. Mi faccio una doccia. Io e il mio compagno facciamo colazione tranquilli


29 novembre ore 6.15 - Mi risento con l’ostetrica: le contrazioni sono leggere ma regolari . Il sacco si è rotto alto e comincio a perdere le acque.


29 novembre ore 7.10 - L’ostetrica arriva. Le contrazioni cominciano ad essere  dolorose e molto vicine. Mi visita. Non chiedo se sono dilatata e di quanto. Non voglio farmi condizionare


29 novembre ore 8.00 - Sveglio Alessandro: la nonna è venuta a prenderlo. Lui tranquillo senza fare domande si veste e esce di casa..sulla porta mi dice “mamma ci vediamo presto”. Poi mi dirà: “Mamma io avevo capito che Gabriele stava per nascere: c’era l’ostetrica!”


29 novembre ore 8.10 - Sandra, levatrice da trentanni, chiama Nadia, giovane ostetrica perché ci raggiunga.


29 novembre ore 9.00  - Entro nella vasca da bagno. Sono immersa nel liquido e immersa nell’atmosfera quasi surreale del momento. Sono concentrata su me stessa rivolta verso l'interno ma aperta ad accogliere il mio bambino. Mi vedo come da un’altra dimensione. Vicino a me il mio compagno. I vocalizzi profondi mi conducono verso il basso, distolgono l'attenzione dal dolore per focalizzarla sul mantra che dentro di me ripetevo: "nulla è contro, lascia andare, lascia fluire, lascia accadere"


29 novembre ore 10.00 - Esco dall’acqua. Cominincio ad essere stanca: le contrazioni sono forti. Le ostetriche hanno preparato tutto l’occorente per accompagnarmi: teli e asciugamani caldi sono vicino al tappeto. Mi sdraio carponi sui cuscini in sala. Capisco che il momento sta per avvicinarsi: tra poco conoscerò il mio piccolo. Le ostetriche si cambiano. Intravedo Sandra con una maglietta con foto di bimbi (sono alcuni di quelli cha ha fatto nascere). In un angolo ci sorveglia la statuetta di una dea madre


29 novembre ore 10.20 - Comincia il periodo espulsivo Sono carponi appoggiata alle gambe del mio compagno che è seduto sul divano. Cingo la sua vita con le braccia affondando il viso tra le sue gambe.
Chiedo uno specchio e alle 10.52 dò alla luce Gabriele che sguscia tra le mani dell’ostetrica come un pesciolino. E’ ricoperto di vernice caseosa, lui nato qualche giorno prima del termine emette un piccolo vagito, me lo appoggiano sulla pancia: è tranquillo apre appena gli occhi. Quegli occhi intensi, profondi, lattiginosi che portano con sè il grande mistero della nascita. Nessun intervento, nessuna aspirazione, niente collirio. Le ostetriche ci lasciano soli. Il  cordone ombelicale pulsa per 45 minuti. Gabriele si attacca al seno e succhia…



Ci godiamo il momento nella pace e tranquillità di una nuvolosa mattinata di fine novembre…

Le emozioni
Durante la gravidanza aveva sognato il mio parto: da sola nella vasca da bagno della casa in cui abitavo da ragazza. Questo sogno mi ha accompagnato per tutta la gravidanza infondendomi tranquillità e serenità.

Non avevo paura e volevo godere a pieno della nascita del mio secondo figlio. Non che il primo parto non fosse andato bene, ma non ne avevo un ricordo preciso chiaro, non avevo lo assaporato: vuoi l’ambiente ospedaliero, vuoi l’ossitocina, ma ero arrivata stremata e poco lucida con la sensazione di essermi persa qualche cosa della nascita del mio primo figlio
Con Gabriele sono arrivata al parto con un’altra consapevolezza, con maggior fiducia nelle mie risorse e in quelle del mio corpo, con le idee più chiare su quello che mi sarebbe piaciuto, ma soprattutto con un atteggiamento mentale diverso: più aperto, più conciliante, più ricettivo, più pronto ad accogliere positivamente quello che sarebbe arrivato.

Durante il travaglio mi sentivo come se fossi sola, immersa in una bolla, concentrata, assorta, in ascolto, forte della presenza di chi poteva sostenermi e aiutarmi nel caso in cui avessi avuto bisogno: il mio compagno e le ostetriche che con la loro professionalità, dolcezza, discrezione e allo stesso tempo forza, schiettezza, sapevo mi erano vicini. Ero forte dell'esperienza del cerchio di donne con cui avevo condiviso la gravidanza: le sentivo vicine, sentivo la loro forza e il loro sostegno: questo mi rassicurava molto.
Partorire a casa non può essere considerato “stravagante”, “roba da pazzi, incoscienti” “per alternativi”..come ho sentito spesso dire


Partorire a casa  è potente
... potente perché prima implica avere fatto un lavoro su se stesse, aver in qualche modo recuperato la fiducia nel corpo, nelle sue capacità e risorse. 

Potente perché dà energia, carica positiva, aiuta ancor di più a prender coscienza delle proprie potenzialità, del fatto che se si è in grado di dare alla luce un figlio si potrà certo esser delle buone madri: tutto è dentro di noi.

Partorire a casa mi ha lasciato un senso di pienezza, di forza, di gioia di aver offerto un buon inizio di vita al mio bambino e una nascita rispettosa, maggior fiducia nella vita, nella forza delle donne e della sorellanza, nella possibilità di recuperare dentro di noi un senso di adeguatezza.

Auguro a tutte le donne di poter prendere in considerazione e vivere questa esperienza.

Ringrazio il mio compagno che ha condiviso con me questa favolosa esperienza, che mi ha sostenuto, appoggiato e che è stato presenza discreta ma forte. 
I miei figli che mi hanno dato la possibilità di cambiare e di mettermi in cammino.
Le ostetriche, che negli anni ho conosciuto e che con i loro lavoro innescano la miccia per il rinnovamento e la rinascita.



mercoledì 9 gennaio 2013

L'arrivo del fratellino e ....il cuore della mamma

 
Il primo pensiero una volta scoperto di essere incinta è andata ad Alessandro, fratello maggiore. Come la prenderà? Come si sentirà? Come affronterà l'ingresso alla scuola materna e l'arrivo del fratellino????
 
Con il progredire della gravidanza, i pensieri invece si sono concentrati su di me.
Come mi relazionerò con il nuovo arrivato?
Sarò in grado di dargli le stesse attenzioni che ho dato ad Alessandro?
Ci sarà spazio anche per lui?
e se il piccolino risponderà in modo diverso dal primo bimbo?
come farò? sarò in grado di accudire tutti e due senza far mancare nulla ad entrambi??
 
In un certo qual modo mi sono ritrovata a rivivere anche la mia esperienza di figlia maggiore quando è nato mio fratello (18 mesi dopo di me) e il forte sentimento di gelosia che nutrivo nei suoi confronti,  non solo da piccoli ma fino ad età avanzata!!!
Poi ho capito che la mia storia non è quella di Alessandro e che non potevo trasferire il mio vissuto su di lui.
 
 Anzi avevo una grande chiave di lettura: attraverso la mia esperienza potevo ben capire, in qualità di figlia maggiore, cosa avrei potuto fare per aiutare Alessandro a  superare e a vivere come un dono l'arrivo del fratellino.
 
Non è tanto la gelosia, fisiologica, nei confronti del nuovo arrivato, ma come noi genitori riusciamo a rispondere ai bisogni e alle richieste die nostri figli, cogliendo negli atteggiamenti e comportamenti dei segnali di disagio.
 
Per me è stata importante la preprazione durante la gravidanza: prepararci ad accogliere il piccolino. Grande strumento è stato la lettura di libri dedicati al tema dell'arrivo del fratellino. Tra i preferiti oltre alle Storie di Alice, ecco quello che più ci è piaciuto e ci ha aiutato!
 
 
 
 
 
Narra la storia di un coccodrillo inizialmente felice per l'arrivo del fratellino, quando poi si rende conto che questo non parla, non gioca, ma vuole solo la mamma, che la mamma non è disposta ad accettare i suoi "capricci per finta", diventa triste e confida alla nonna che la mamma non gli vuole più bene.
La mamma regala allora una scatola al suo coccodrillino con all'interno una coperta rossa che rappresenta il suo amore: una coperta che copre e basta per tutti e tre!
 
 
 
Noi abbiamo utilizzato queste immagini e questi simboli.
All'interno di una scatolina a forma di cuore ho preparato un pezzo di stoffa rosso e qualche gg dopo la nascita di Gabriele, l'ho data ad Alessandro, che ben si ricordava la storia di Piero il coccodrillo.
E' stato forse più terapeutico per me, per i miei timori, per le mie paure, per capire, io per prima, che il cuore della mamma è grande:
c'è spazio per tutti.....
 
 
 
 
La conclusione, per la mia esperienza, è stata che non possiamo evitare tutte le sofferenze, i disagi a inostri figli. Abbiamo però un grande potere e oppurtunità: dare lore gli strumenti, il sostegno e la vicinanza per attraversare e superare anche le situazioni critiche che possono generare emozioni"negative" come la tristezza o la rabbia, ricordandoci che tanto fa il nostro atteggiamento....

 
 













Adesso non vedo l'ora di leggere il nuovo libro di Giorgia Cozza dedicato proprio al tema dei fratelli!!