Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!



Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi
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martedì 26 ottobre 2010

La mia maternità




Ormai da qualche settimana, ho ripreso il mio lavoro.

Tutto quello che potevo sfruttare ho sfruttato: maternità obbligatoria, facoltativa, aspettativa...ferie..insomma tutto!

Sono rientrata alla mia vecchia occupazione..per intenderci quella che mi dà da mangiare...soddisfazioni, ormai poche. Inevitabile quando la prospettiva cambia.

L'esperienza della maternità è stata un periodo ricchissimo: di crescita, di gioia, di cambiamento, ma anche di introspezione e sofferenza. Un passaggio di vita. Le priorità sono cambiate, lo sguardo sul mondo mutato, la prospettiva più ampia, più critica, più consapevole.

La maternità è stata un'occasione di riflessione: la mia bambina interiore bussava alla porta e mi ha costretto a risolvere o, perlomeno, a cercare di risolvere alcune questioni, alcune ferite. E' stata una terapia.

Credo sia proprio questa la chiave di lettura per tutto quello che è avvenuto dopo: l'avvicinarsi a certe tematiche, l'importanza del contatto, il rispetto dei bisogni dei bambini, l'ascolto, il pianto, la gelosia, i vizi, i capricci, la disciplina, un certo stile di maternage, il massaggio infantile, il portare i bambini e poi il blog, i corsi di masaggio infantile, i corsi sul portare, gli incontri informativi sui lavabili, gli ordini di gruppo, la voglia di fare qualcosa per le altre mamme e per i loro bimbi...

Posso dire che i miei ispiratori sono stati, prima, durante la gravidanza, la mia bambinia interiore, e dopo, il mio bambino in carne ed ossa.

La mia maternità è stata non solo un'occasione di crescita personale, ma anche un'opportunità di scambio, di confronto, di condivisione. Sono stata fortunata e ho incontrato tante persone speciali e tante mamme che mi hanno dato stimoli, spunti e incoraggiamenti diversi.

Un grazie particolare a Sara che ha fatto nascere mio figlio e che, per prima, mi ha fatto avvicinare a un mondo per me, fino ad allora, sonosciuto, ad Elena che mi ha spronato ad aprire il blog e a condividere la mia esperienza con altre mamme, a Fiammetta che ho incontrato lungo il cammino che con il suo entusiasmo mia ha incoraggiato a continuare, a Lorenza che mi sta accompagnado nel mio progetto.

Grazie a tutte le mamme che hanno condiviso e che vorranno condividere la loro esperienza mettendola a frutto per aiutare e supportare altre mamme. Perchè le vere esperte della relazione madre-bambino sono prorpio le mamme!
Chiudo con una citazione di Willi Maurer:

“La nostra società è lontana dal rendersi conto dell’impatto della separazione madre-bambino. Abbiamo, in effetti, bisogno di fare questo passo e realizzare quanto portare un bambino sia essenziale. Ciò non significa che le madri debbano sacrificarsi. Significa che le madri dovrebbero essere portare socialmente, per portare a loro volta i prorpi bambini, che la vita sociale dovrebbe essere organizzata in modo che i bambini possano prenderne parte. L’essere umano è capace naturalmente di unità e d’amore: i bambini potrebbero mostraci il cammino verso il nostro bambino interiore e verso un mondo di pace.”


giovedì 20 maggio 2010

Il valore della maternità


Riporto un bellissimo articolo di Alessandra Bortolotti a cura della redazione de Il Bambino Naturale


Il valore della maternità

"In nome del padre":
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
S'inaugura la vita.

Erri De Luca (1)

Dal valore dato alla maternità e alla nascita dipende il futuro dell'umanità.

La maternità è un patrimonio infinitamente sottovalutato in nome di un'apparente civilizzazione basata sulla cultura e sulla scienza.

In realtà, le discipline scientifiche che più ci possono aiutare a capire come stanno le cose sono, a mio avviso, l'antropologia e la genetica.

Quasi ogni donna, infatti, in ogni angolo della Terra, indipendentemente dallo stato sociale e dalla cultura a cui appartiene, è predeterminata ed ha il potere di creare, consegnare al mondo e nutrire una nuova vita.

Maternità è vita.

Vita in sé e per sé, oltre le barriere culturali, sociali, politiche, religiose ed economiche. Non c'è nessun altro aspetto così pregnante che fa parte di ogni donna già alla sua nascita e che la accompagna per tutta la vita.

Una mamma è apertura, istinto, calore, nutrimento, liquido caldo e profumato che prima avvolge e poi nutre di sostanza e d'affetto; è disponibilità, spazio, contenimento, elasticità e flessibilità, rifugio sicuro, trampolino verso la vita a cui fare ritorno in caso di difficoltà: una base sicura dalla quale sperimentare, già nel grembo e ancora prima di nascere, l'affettività e la relazione con l'altro.

Il valore della maternità sta anche nell'utero e nel seno, spazi vitali, parte di ogni donna che possono accogliere una nuova vita dandole nutrimento e calore prima e dopo la nascita.

Che responsabilità hanno le mamme! E che potere...........

Maternità dovrebbe anche fare rima con semplicità, ma non è proprio così scontato. In una società come la nostra abbiamo perso di vista tutto quanto detto finora, poiché, senza saperlo, le madri sono troppo spesso addestrate a delegare all'esterno il loro ruolo: esperti, giornali, libri, corsi che le indottrinano senza ascoltarle e sostenerle nella propria individualità.

Ci troviamo in un'epoca di globalizzazione di tutto, anche delle madri. Sembra che le mamme debbano scegliere metodi e non sentire e seguire il proprio istinto. Sembra che debbano avere doveri ma non diritti, né bisogni. Sembra che il valore intrinseco che ogni donna e ogni nascita portano con sé non interessi più, o ancora peggio, non serva a nessuno. Sembra che la sicurezza sia garantita solo dalla delega all'esterno.

A volte è realmente necessario delegare, ma non sempre! Se l'Italia è il primo Paese in Europa per il numero di cesarei, se spesso nelle cartelle cliniche non se ne riporta neanche il motivo, non possiamo far finta che ognuno di quei cesarei sia stato indispensabile! Di sicuro, il cesareo non è sempre sinonimo di sicurezza.

Gli effetti di questo equivoco sono davanti agli occhi di tutti, eppure si preferisce non accettare che ci siamo sbagliati.

Hanno fatto credere alle madri che portare la nascita in ospedale rappresentasse un miglioramento senza alcun costo a livello della propria indipendenza nella gestione del parto, in nome di civiltà e di sicurezza. L'esempio dell'Olanda in cui il 30% dei parti avviene a domicilio (pure con rimborso statale, poiché ovviamente vantaggioso anche per le casse dello Stato) in massima sicurezza e nel rispetto della volontà delle donne che lo scelgono ci deve almeno far riflettere.

Braibanti (2) diceva che non sono le donne che si devono piegare alle istituzioni ma l'inverso.
Questo ha permesso che le madri delegassero il parto e che ora non pensino più di poter scegliere.

Hanno introdotto massivamente il latte artificiale come emancipazione della donna che così poteva liberarsi dagli "impegni" dell'allattamento, senza considerarne il valore relazionale.

Questo ha permesso che le madri delegassero il nutrimento dei loro figli, anche quello affettivo. Poi però ci si stupisce dell'aumento delle patologie affettive negli adolescenti: bullismo, anoressia, dipendenze da farmaci e alcool.

Hanno fatto credere alle donne che potessero evitare il dolore del parto come si evita un ostacolo per strada. Che fosse un loro diritto. Che fosse un aspetto annullabile farmacologicamente senza conseguenze.

Questo ha permesso che le madri pensassero di poter decidere diversamente a ciò che la natura ha già scelto per loro, incuranti degli ormoni e degli esiti di tali pratiche sia su di sé che sul bambino. Spesso le mamme non sono informate a sufficienza su questi aspetti.

Nel nostro Paese non ci sono leggi che permettono alle madri che lo desiderano di stare coi loro bambini almeno per i primi tre anni. Anzi nel nostro governo c'è chi pensa che il congedo di maternità sia un privilegio. Questo è vero se la logica è quella della produttività materiale e della normalità della separazione madre-bambino.

Certo che bisogna arrivare a fine mese, ma siamo proprio sicuri che i bisogni dei bambini siano così trascurabili? E che tutto quello che consumiamo e acquistiamo sia così necessario? Nelle culture del mondo dove le cure prossimali, cioè quelle che prevedono la vicinanza della madre al suo bambino, sono la normalità, gli adulti sono meno aggressivi e più sicuri di sé. Quindi, forse, può valere la pena rivalutare le nostre priorità sociali.

In fondo, cosa sono tre anni se considerati nell'arco di una vita intera? E guarda caso, la letteratura psicologica ci informa su come i primi anni di un bambino siano fondamentali per una sana crescita affettiva e relazionale.

Hanno sbagliato, soprattutto, a fare della maternità e della nascita una materia manageriale, un business che arricchisce le tasche di molti ed impoverisce l'umanità e la capacità di amare di tutti.

Maternità è capacità d'amare a partire dall'istinto. Ma l'istinto materno non è un'entità astratta che si ha o non si ha.. è attivabile, sostenibile e può evolversi. Casomai bisogna interrogarsi su cosa gli impedisce di emergere.

Ormai, una madre rischia di non guardare più il proprio bambino per capire se ha fame, sonno o freddo, perché sul mercato c'è sempre un attrezzo o una persona che la sostituisce: il libro con il metodo per far dormire i bambini, il dispositivo che decifra il pianto del bambino e ti dice cosa fare, il latte artificiale per tutti e ultimamente anche il libro che definisce i neonati maleducati (3), cosicché i genitori si sentano da subito inadeguati se non domano i loro figli, in dovere di non sentire ma di fare qualcosa per non viziare.

Se scorriamo gli scaffali delle librerie sembra che essere genitori sia diventato un ring di pugilato più che un rapporto basato sull'affettività! Ecco qualche titolo: "Manuale di sopravvivenza per neomamme", "Ero una brava mamma prima di avere dei figli", "Fai la nanna bastardo" e la lista potrebbe continuare a lungo.

Ma il bambino non è un elettrodomestico (4) che si accende e si spenge a piacimento del genitore! Non è una macchina da impostare come certe associazioni o format televisivi vogliono farci credere! Una cosa è avere un aiuto con i bambini, un'altra è delegare in toto il ruolo genitoriale verso l'esterno.

Essere madre significa, a mio parere, più saper essere che saper fare. A cominciare dal parto. Non esiste corso o libro che possa insegnare alla madre a partorire, né che le dica quando o come inizierà e si svolgerà il suo parto, quel parto!

Le madri per essere ciò che la natura ha selezionato da migliaia di anni non hanno bisogno di tanta cultura e di tante parole; non hanno bisogno di metodi uguali per tutti che ne annullino l'individualità; non hanno bisogno di chiedere l'autorizzazione agli esperti su cosa fare col proprio corpo e con il bambino.

Hanno bisogno di essere libere di scegliere e di essere informate correttamente. Hanno bisogno di un'assistenza diversa da quella che oggi sembra normale.

Michel Odent (5), in tutte le sue magistrali opere, afferma che il parto e l'allattamento, in quanto parti della vita sessuale di una donna, necessitano delle stesse condizioni in cui avviene l'incontro con il partner: intimità, calore, silenzio, non sentirsi osservate, non avere fretta. In altre parole, individualità, spazio e tempo intesi in maniera imprevedibile e non circoscrivibili da limiti stabiliti da altri.

L'ignoto del parto spesso spaventa e autorizza ad aderire a spiegazioni e deleghe che sembrano risolvere, programmare e prevedere tutto. Odent, più di trenta anni fa, nel suo ospedale vicino a Parigi, aveva tassi di cesarei bassissimi e pratiche di nascita che, ancor oggi, da noi paiono impossibili!

Perciò, se siamo disposti a cambiare le nostre modalità assistenziali, le donne avranno possibilità diverse. Spesso le mamme ignorano l'esistenza di figure professionali quali le consulenti IBCLC di allattamento o le doule, perché non c'è interesse sociale, economico e culturale a diffonderne le attività.

Penso che le donne siano vittime del sistema e che non siano sufficientemente informate sulla fisiologia del periodo primale (quello che va dal concepimento al primo anno del bambino), né sulla propria libertà di scelta nell'assistenza al parto. Una cosa è scegliere di delegare in consapevolezza, un'altra è non conoscere alternative.

Maternità è anche fiducia nelle proprie sensazioni, ascolto di sé, sensibilità, libertà di movimento, regressione per sintonizzarsi meglio su di sé e sul bambino, per poi aprirsi insieme al mondo ed alla vita.

Significa anche fare i conti con il proprio passato di bambina. I bambini stessi sono specchi con i quali confrontarci. Spesso le loro difficoltà sono le nostre vissute da piccoli che ritornano. Spesso è difficile sopportare il pianto dei nostri figli e ci prende lo sconforto. Tutto questo è normale! Diciamolo!

Non esiste la mamma perfetta, o quella di serie A o B. Siamo persone! Fatte di sentimenti, gioie, paure, dubbi, difficoltà... Siamo esseri umani, non macchine da parto o da latte. Spesso ci sentiamo sole, abbiamo bisogno di sostegno anche per essere madri migliori e stare più serenamente con i nostri figli.

Le donne devono sapere che hanno un corredo ormonale potentissimo che le aiuterà e le condizionerà in ogni fase della loro vita sessuale, anche in base alle proprie esperienze passate. Perciò l'assistenza alle donne dovrebbe essere individualizzata e non protocollare. Anche dal punto di vista psicologico.

Troppo facile etichettarle come depresse! Quanti servizi dopo parto gratuiti esistono nelle nostre città? E nelle province? Quanto si chiede alle mamme in termini di "essere subito come prima del parto"? Quante donne vengono ascoltate e non inondate di consigli non richiesti, dopo che hanno partorito? Quanti si offrono di dar loro una mano in casa per lasciarle accudire i figli?

Una figura che potrebbe fare la differenza nel valorizzare la maternità è quella della doula. Quasi sconosciuta in Italia, anche se Klaus e Kennel (6) hanno pubblicato un libro importantissimo al riguardo, dove illustrano la funzione e i benefici che una donna può avere con un adeguato sostegno durante il parto ed il puerperio.

Per esempio, la lunghezza del travaglio si accorcia, i cesarei si dimezzano, diminuisce il ricorso ad anestesia, l'allattamento risulta facilitato, aumenta la partecipazione e la tranquillità del padre.

La doula potrebbe avere un valore immenso in quanto madre di tutte le madri, facilitatrice di acquisizione del ruolo materno e genitoriale, tramite fra la famiglia, la donna e le istituzioni, durante e nel periodo intorno al parto. Non si tratta di propagandare "il naturale per forza"! Credo che tutte le mamme abbiano il diritto ad un'assistenza che tenga conto della loro produzione ormonale come dell'importanza delle dimensioni relazionali e affettive nel periodo perinatale.

Già, perché si potrebbe affermare che il tesoro intero della maternità sia racchiuso e rappresentato nel parto, comunque esso si svolga. Una donna, se motivata e sostenuta, in condizioni di fisiologia, sente il suo corpo e il suo bambino comunica con lei attraverso il dolore; sa quale è il momento giusto di muoversi, di spingere, di farsi aiutare, come nessun altro può sentire! Sa quale posizione le fa sentire meno dolore e le facilita la discesa del bambino verso la luce.

E dopo che è nato, attraverso la relazione con lui, ed eventualmente, grazie ad un sostegno competente, sa quando offrire il seno e per quanto tempo. Ma bisogna assisterla con fiducia e accettazione, con libertà e disponibilità all'ascolto, così come lei dovrà fare poi con il proprio bambino, fin dai primi istanti e per tutta la vita.

E se il parto non è fisiologico, niente è perduto. C'è sempre qualche risorsa a cui appigliarsi per accettare il proprio parto anche se non si è svolto come si era previsto. E oggi è possibile partorire per via vaginale anche dopo aver avuto uno o due cesarei.

Come è possibile allattare un bambino dopo non averne allattati altri in precedenza. Le donne che vogliono farlo, possono trovare figure professionali adeguate. Ricordiamo che le donne che non possono allattare sono inferiori al 5%. Nella stragrande maggioranza delle altre donne, i problemi derivano da un mancato sostegno competente in materia, fin dalla sala parto.

Ci tengo a precisare che se una mamma sceglie di non allattare per motivi propri dopo un'attenta valutazione e una corretta informazione, nessuno può o deve giudicarla. Ma non si può affermare che latte materno e artificiale siano la stessa cosa. O che il cesareo non sia un intervento d'emergenza e che sia preferibile alla nascita vaginale. Si tratta sempre di un intervento chirurgico.

Un'ultima riflessione vorrei dedicarla ai padri, senza i quali nessuna madre potrebbe diventare tale. Il valore della maternità è dato anche grazie al loro ruolo di innescatori del viaggio verso una nuova vita e di condivisione di amore.

È grazie al loro sostegno e alle loro forti braccia che avvolgono nei momenti di bisogno che una madre può vivere con serenità. È grazie al loro ruolo di filtro, un po' come l'azione della placenta nell'utero che il padre, dopo la nascita, media tra la diade madre bambino e l'esterno, proteggendo la loro unione e la famiglia. È grazie ai padri se le donne trovano la forza che spesso manca dopo le fatiche del parto e dell'accudimento di un bimbo piccolo.

Il ruolo paterno è spesso sottovalutato. Spesso i padri si sentono messi da parte, impotenti. Spesso stanno fuori casa per tanto tempo, ignari di quanto invece sia importante anche solo la loro presenza. Penso che molte coppie vadano in crisi dopo la nascita di un bambino per la mancanza di assistenza alla coppia stessa e per la diffusione di false soluzioni ai problemi coniugali legati al diventare genitori, prima fra tutte quella di attribuire una colpa al sonno condiviso! Cosa dovrebbe succedere nei tanti Paesi del mondo dove questa pratica è considerata normale? Divorziano tutti? Ovviamente no.

Qualcuno potrebbe dire che la maternità è "sacrificio" e a questo proposito vorrei citare le parole di un padre illustre (7):

«Si sacrifica un alpinista per raggiungere la cima? Si sacrifica chi studia per un concorso per diventare notaio, o chi fa pratica al pianoforte? Non stanno facendo qualcosa che li disgusta; stanno facendo quel che desiderano fare. Io non voglio scalare una montagna né essere un notaio, per questo non lo faccio.

Se volete portare vostro figlio in braccio, o dargli il seno, fatelo. Se volete smettere di lavorare per mesi o anni per crescerlo, o rifiutare una magnifica opportunità di lavoro, per stare con la vostra famiglia, fatelo. Ma solo se lo volete. Se non volete, non fatelo. Dire: "Ho sacrificato la mia carriera professionale per stare con mio figlio" è assurdo tanto quanto dire: "Ho sacrificato la relazione con mio figlio per la carriera". Non sono sacrifici sono scelte. Chi fa quel che vuole non sta rinunciando, sta riuscendo; non si sacrifica, ma trionfa.

La sfumatura è importante perché chi fa un sacrificio lo fa malvolentieri. Non si considera appagato, crede che gli si debba qualcosa. Presto o tardi avrete conflitti coi vostri figli che potrebbero farvi dire " Con tutto quello che ho fatto per te!" Oppure: "Per colpa tua non sono arrivato a..." Le parole una volta dette non possono essere cancellate. Le persone che avranno fatto ciò che sentivano e desideravano pensano: "che peccato che dopo tutti gli anni di gioia che mi hai dato, ora abbiamo un conflitto" oppure "grazie a te ho avuto il privilegio di essere padre". O meglio ancora, lo dicono!»

Lavoriamo e impegniamoci quindi, perché tutti in ogni angolo della Terra, rispettino il potere e il valore della maternità, ne va del futuro dell'intera umanità.

Alessandra Bortolotti

[Questo contributo è dedicato a mia madre che mi ha lasciato due anni fa, mentre ero al settimo mese di gravidanza in attesa della mia seconda figlia: quasi un passaggio del testimone verso un'unione di donne
al di là del tempo, dello spazio e della coscienza.]

Bilbliografia:

1. De Luca E., (2006), In nome della madre, Feltrinelli, Milano.
2. Braibanti L. (1993), Parto e nascita senza violenza, red edizioni, Novara.
3. Sarti P., (2008), Neonati Maleducati, Giunti Demetra, Firenze.
4. Mieli G., (2009), Il bambino non è un elettrodomestico, Apogeo, Milano.
5. Odent M. (2008), La scientificazione dell'amore, Apogeo, Milano.
6. Klaus M.H., Kennel J.H., Klaus P.H., (1994) Far da madre alla madre, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.
7. Gonzalez C., (2007), Un dono per tutta la vita, Il leone verde Edizioni, Torino.

aggiornata il 09.05.2010 a cura di Redazione bambinonaturale

martedì 23 marzo 2010

Letture ....ad alto contatto...in gravidanza




Durante la gravidanza ho dovuto stare a riposo e questo mi ha dato modo di dedicarmi alla lettura. Il blog è frutto proprio di questa serie di letture: più leggevo, più mi appassionavo ai temi della gravidanza, del parto, del puerperio, del portare, etc, etc...


Vi consiglio, se già non lo fate, di andare nella biblioteca del vostro paese/città, iscrivervi al servizio Opac della vostra Provincia: avrete la possibilità di ordinare libri da tutta la provincia tramite internet. E' un servizio davvero ben fatto, che permette di leggere quanto si vuole. I libri che più mi sono piaciuti, li ho poi comprati.


Ritengo sia importante, per affrontare serenamente gravidanza, parto, nascita, allattamento, svezzamento, avere delle informazioni chiare che ci permettano di scegliere in maniera consapevole come far nascere nostro figlio e lo stile di maternage che più si addice ai bisogni del bambino e ai nostri.





Di seguito elenco alcune delle letture che ritengo utili ed interessanti.

Gravidanza, vita prenatale, parto:

•Leboyer F., Per una nascita senza violenza, Bompiani Milano
•Odent M., L'agricoltore e il ginecologo, Il Leone Verde
•Schimtd V., Venire al mondo e dare alla luce, Urra
•Gaskin I.M., La gioia del parto, Bonomi Milano
•Verny T.R.,Kelly, Vita segreta prima della nascita, Mondadori Milano
•A. Tomatis, La notte uterina, Red Edizioni Milano
•J.Balaskas, Y. Gordon, Avremo un bambino, Red Edizioni Milano
•J.Balaskas, Audio corso per il parto attivo, Red
•S. Kitzinger, La gioia della nascita, Bompiani Milano
•A. Rich, Nato di donna, Garzanti Milano
•A. Montagu, I nove mesi del'attesa, Longanesi Milano
•P. Maghella, V. Pola, Il dolore, Centro Studi Nascita Attiva
•V Schimdt, Il dolore del parto, Centro Studi Il Marsupio Firenze
•L. Braibanti, Parto e nascita senza violenza, Red Edizioni Novara
•D. Chamberlain, I bambini ricordano la nascita, Bonomi Pavia
•G. Mieli, Il bambino non è un elettrodomestico: gli affetti che contano per crescere, curare, educare, Urra
•W. Maurer, La prima ferita, Terra Nuova Edizioni
•T. Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, Mondadori
•J. Liedloff, Il concetto del continuum, Edizioni La Meridiana
•F. Renggli, L'origine della paura, Edizioni Scientifiche Magi

Stile di maternage:

•Balsamo E., Sono qui con te, Il Leone Verde
•G. Cozza, Bebè a costo zero, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Besame mucho,Coleman Editore
•Fox I., Sempre con lui, Il Leone Verde
•Sears W.,Genitori di giorno e di notte, La Leche League
•Hunt I., Genitori con il cuore, Il Leone Verde
•Honegger Fresco G., Facciamo la nanna, Il Leone Verde
•G. Belotti, Genitori si diventa, Cesare Ferrari Clusone
•B. Racine, Disciplina: un gioco da ragazzi, Edizioni San Paolo
•G. Neufeld e G. Matè, I vostri figli hanno bisogno di voi, Il Leone Verde


Portare i piccoli:
•Weber E., Portare i piccoli, Il Leone Verde
•Ingrid van den Peereboom, Peau à peau: technique et pratique du portage, Jouvence Geneve
•M. Favreau, L'art di porter bébé, La Plage
•C.S. Didierjean-Jouvenau, Porter bébé, Jouvence Geneve
•Charpak N., Una mamma canguro, Red ! Milano
•G. De Fiore, Portare i bambini: contatto continuo come e perchè, Coleman Editore
•B. Fontanel C. d'Harcourt, Bebè del mondo, L'Ippocampo

Allattamento e svezzamento:
•Negri P., Tutte le mamme hanno il latte, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Un dono per tutta la vita, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Il mio bambino non mi mangia, Bonomi Pavia
•Amodei, Biese, Caneti etc, Naturalmente bimbo, Terra Nuova Edizioni
•Negri P., Sapore di mamma, Il Leone Verde
•S. Honegger, Un mondo di pappe, Il Leone Verde
•L. Piermarini, Io mi svezzo da solo, Bonomi Pavia
•L. Proietti, Figli vegetariani, Sonda
•La lega del Latte, Lo svezzamento passo dopo passo
•G. Fulghesu, Alimentazione naturale dallo svezzamento all'adolescenza, Tecniche nuove
•T. Valpiana, Alimentazione naturale del bambino, Red Milano



Massaggio infantile:
•McClure V., Massaggio al bambino, messaggio d'amore, Bonomi Pavia
•Leboyer F., Nascere e Shantala. La nascita senza violenza e il massaggio del bambino, Red !


Puericultura:
•T. Seldin, I bambini hanno bisogno di fiducia. Il Metodo Montessori oggi per crescere figli felici, Fabbri Editore
•T. Berry Brazelton, Il bambino da 0 a 3 anni, Fabbri Editori
•G. Honneger Fresco, Abbiamo un bambino, Red Milano
•M. Montessori, La mente del bambino, Garzanti Milano
•W. Maurer, La prima ferita, Terra Nuova Edizioni
•A. Solter, Il bambino consapevole, Edizioni La Meridiana
•A. Solter, Lacrime e capricci, Edizioni La Meridiana
•A. Solter, Mamma, io sono grande, Edizioni La Meridiana•A. Miller, La fiducia tradita. Violenza e ipocrisie nell'educazione, Garzanti
•La casa i tutti i colori, Mille modi di crescere, Franco Angeli Edizioni
•L. Chinosi, Sguardi di mamme, Franco Angeli Edizioni
•S. Kitzinger, Quando il bambino piange, Sperling & Kupfer


Vaccinazioni:
•Serravalle E., Bambini super vaccinati, Il Leone Verde
•C. Benatti F. Ambrosi C. Rosa , Vaccinazioni tra scienza e propaganda, Il Leone Verde
•G. Buchwald, Vaccinazioni: il Business della paura, Civis Editore
Gava R., Le vaccinazioni pediatriche, Edizioni Salus
De Luca F., Bambini e troppe medicine, Il Leone Verde




L'elenco è sempre in evoluzione in base a quello che leggo. Cercherò, tempo permettendo, di fare per ogni libro una piccola presentazione.

martedì 2 marzo 2010

Genitori e consumo critico


Spesso parte della gravidanza è dedicata allo shopping sfrenato: guaine, reggiseni allattamento, magliette allattamento, creme antismagliature, creme antiragadi, corredino del neonato, lettino, passeggino, fasciatoio, etc, etc....la lista è lunga.

Ci prepariamo ad accogliere il nuovo nato con tutta una serie di oggetti, che in realtà, molto spesso (quasi sempre) sono iutili, ingombranti, costosi.


Se ci sommermassimo ad interregoarci su quali siano i reali bisogni di un bimbo appena nato, forse ci risparmieremmo fatica nella corsa con il pancione alla ricerca degli ultimi articoli da comprare, saremmo meno stressate dal voler tutto pefetto per l'accoglienza del nostro bimbo, risparmieremmo un bel pò di soldi, ma sopratutto faremmo molto più felici i nostri bimbi e noi per prime vivremmo la maternità diversamente:


- allattarli al seno non costa nulla

- farli dormire con noi nemmeno

- portarli addosso a noi costa molto poco se paragonato ai costi di navicelle e passeggini

- riciclare vestiti non costa nulla

- riciclare giochi neppure


e via dicendo.....


Senza arrivare all'estremismo, credo che un pò più di consapevolezza e criticità verso i consumi, non solo quelli che ruotano intorno all'infanzia, ci farebbe vivere molto meglio.


A questo proposito vi segnalo la recente intervista di Giorgia Cozza, autrice di "Bebè a costo zero" e di "Quando l'attesa si interrompe", e i video

mercoledì 20 gennaio 2010

Vestiti comodi in gravidanza




I vestiti pre-maman costano un sacco di soldi, soprattutto considerato che si sfruttano per un tempo limitato. Le camicie da notte per l'ospedale poi, sopratutto per chi non le usa abitualmente, sono una spesa non indifferente.


Dopo un mini corso di cucito, quando sono rimasta incinta, mi sono fatta qualche vestito, qualche paio di pantaloni, e camicie da notte e vestaglie sia per me che per mia cognata!

martedì 19 gennaio 2010

Il bambino non è un elettrodomestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare di Giuliana Mieli




Giuliana Mieli (laureata in Filosofia e psicologia clinica, dopo aver lavorato negli anni Settanta nei primi centri di salute mentale, è stata consulente per vent’anni dell’Ospedale San Gerardo di Monza), nel suo libro sostiene che la nostra società ignora e trascura gli affetti. In particolare quello che ruota intorno alla gravidanza, alla nascita, alla maternità, ai primi anni di vita dei figli.

Il racconto prende spunto dall’esperienza lavorativa dell’autrice come consulente presso il reparto di ostetricia del San Gerardo.

Dalla sua esperienza è emerso che troppo spesso nei corsi di preparazione al parto, nella gestione del travaglio, del parto, del puerperio, ma più in generale della salute dell’individuo, viene trascurato il rispetto dei bisogni affettivi di base, che invece dovrebbero essere ispirazione per una trasformazione della vita sociale e della cultura che sia in armonia con la natura dell’uomo.

L’autrice descrive l’esperienza emotiva della gravidanza e del parto dal punto di vista della madre, del bambino e del padre. Fa accenno al ruolo del dolore nel parto, che, se compreso e spiegato durante i corsi preparto, aiuterebbe le donne ad affrontarlo con maggior serenità senza ricorrere in maniera inconsapevole all’analgesia. Il dolore del parto ha un profondo significato emotivo che accompagna un passaggio cruciale: la separazione fisica del bambino dalla madre.

Parla della necessità, durante il puerperio, di ricostituire la fusionalità tra madre e bambino al fine di creare quella base sicura, attraverso cure rispettose delle reali esigenze del bambino, che permetterà al bambino un lento cammino verso l’autonomia.
La Mieli scrive: “ … la diffusa disattenzione e ignoranza sui bisogni del piccolo umano, che permette e giustifica atteggiamenti impropri, inadeguati, spesso non intenzionali,ma ugualmente deleteri, perché non permettono la costruzione di una fiducia e la conseguente capacità di esplorazione e sviluppo. Senza una base sicura non si può crescere, non si può diventare pienamente adulti: ma i genitori sono completamente disinformati delle cure di cui necessita un bambino. Bowly tristemente osserva come nella nostra società l’ignoranza diffusa sulla natura dei bisogni affettivi diffonda una insufficienza cronica di cure adeguate,nella convinzione che non si possa fare diversamente, e che vada bene così”.

E’ sta proprio questa “non conoscenza “ che ha spinto l’autrice, quando per la prima volta entrò in contatto con il mondo nuovo della maternità, a trovare una strada che le permettesse di trasmettere e utilizzare la conoscenza e l’esperienza derivante da anni di studi in psichiatria dove aveva potuto toccare con mano i tragici effetti di educazioni sbagliate, in modo da farne un efficace mezzo di cura e prevenzione.

La Mieli sostiene la necessità di una rivoluzione culturale che permetta il passaggio da una società basata sulla negazione degli affetti a una società che renda gli affetti centrali. A questo proposito scrive: “E’ necessario un cambiamento non solo per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale delgi essere umani contemporanei. L’inversione di rotta si profila come la “riscoperta della vera ricchezza nel dispiegamento delle relazioni sociali conviviali all’interno di un mondo sano”.

L’ultimo capitolo è dedicato a snocciolare i modi per uscire dalla medicalizzazione della nascita e a illustrare la funzione della psicologia in maternità.

La gravidanza”, scrive la Mieli, “è fra i tanti mutamenti della vita, quello forse più marcato da un’intensa pregnanza affettiva: è infatti un passaggio centrale dell’esistenza, che segna, sia per l’uomo che per la donna, la fine di un’epoca, quella in cui si è stati figli, e connota attraverso l’evento biologico della maternità, sia fisicamente che emotivamente, il passaggio alla responsabilità genitoriale. (…)
Una cultura meno affrettata e superficiale della nostra saprebbe celebrare con una coralità più partecipe i passaggi della vita e accompagnare con un’adeguata condivisione emotiva il turbamento insito in questo passaggio.Si tratta infatti di un turbamento fisiologico che contiene, come tutti i cambiamenti, l’ambivalenza del divenire, la gioia del nuovo e la perdita del vecchio, con quel misto di curiosità e nostalgia, di desiderio e di malinconia che caratterizza lo stesso venire al mondo, l’osare e il ritirarsi, lo sporgersi e il rinculare timorosi: non segno di una patologia, ma modalità fisiologica con cui procede il cammino faticoso dell’esistere, e in cui la sicurezza del noto diventa strumento prezioso per interpretare e affrontare il nuovo che ci si appresa a vivere.”

Continua così: ” Ci si è dimenticati del fisiologico e naturale benessere della gravidanza e la si è infarcita di esami e controlli che dovrebbero fungere da garanzia di successo. I percorsi di gravidanza affidati esclusivamente all’ostetrica, come sarebbe più naturale, fanno fatica a decollare a causa di una marcata sfiducia nella naturalità della vita e dei suoi eventi; inoltre la dilagante immaturità affettiva che caratterizza l’utenza la spinge a cercare fuori di sé garanzie, non avendo potuto costruire una qualche fiducia in sé e nelle proprie capacità biologico-affettive.

L'esperienza in campo psichiatrico e psicologico, lfa chiedere alla Mieli se “il presentarsi sempre più frequente di disturbi legati alla depressione non sia dovuto a vissuti personali repressi e trascurati e non rilevati durante la gravidanza e a motivazioni più apertamente sociali quali l’isolamento, la solitudine, la sospensione dell’attività lavorativa con la conseguente perdita di riferimenti e di contatti, il misurarsi con la propria identità e maturità al di fuori dei supporti offerti dalla professione e dal ruolo sociale. In realtà tutti i disturbi della maternità, qualunque sintomo scelgano per palesarsi, emergono sempre da storie antiche di dolore e solitudine, storie di bambine trascurate o non corretamente amate, sensibili, che si trovano sole di fronte a un’avventura della vita che tanto desiderano ma che le spaventa, perché in qualche modo e in qualche recondita parte di sé covano la sfiducia di essere adatte per affrontarla. Dietro al senso di inadeguatezza si annida sempre una storia di solitudine, di assenza di cure. (…) Se poi a queste motivazioni psicologiche personali si aggiunge una solitudine attuale, una incomprensione di coppia, il confronto con la fatica e la totale dedizione al bambino in assenza di aiuti e di rapporti - in una società che fa poco o niente a favore della maternità e si preoccupa esclusivamente di creare luoghi dove i bambini possano essere precocemente parcheggiati per consentire alla mamma di riprendere il lavoro quanto prima – allora è facile che la vergogna di sentirsi poco capace ed efficiente, come invece il sistema pretende e richiede, faccia sprofondare nello sconforto e ci si colpevolizzi perché i propri tempi di naura, fisici ed emotivi, non riescono a star dietro ai tempi della vita così come ci vengono imposti da una società completamente sorda alle esigenze dell’affettività.” La sua riflessione si riallaccia a quella di Galimberi nel suo libro “I miti del nostro tempo” (vedi post del )

Conclude così: “Se non ci curiamo adeguatamente dei bambini, avremo adulti insicuri e infelici. La società risponde con la protesi tecnologica, per partorie, per non soffrire, per avere figli artificialemtene: ma la protesi tecnologica non risponde ai perché, non aiuta a crescere, maschera dietro ad un apparente successo le insicurezze che lo hanno attraversato. E ciò che è mancato, l’ascolto, il tempo, la passione, la dedizione, continueranno a mancare perché nessuno si è accorto che era di questo che c’era bisogno; la sofferenza viene tacitata e nascosta invece di diventare, compresa, l’unico strumento adeguato per cambiare.

L’evoluzione della società e l’aumentata sensibilità ci costringeranno a fare i conti prima o poi con l’entità dei danni legati a cure effettive inadeguate e ci convinceranno che, solo garantendo un consapevole maggior rispetto dei bisogni affettivi, è possibile pensare a un futuro in cui procreare rappresenti veramente il piacere di trasmettere ai propri figli la vita insieme a quella qualità dell’amore, che, unica, la rende affascinante, godibile, preziosa. Ciò significa garantire da un lato una diversa possibilità di conoscenza e quindi di presenza, assistenza, dedizione ai propri figli da parte di entrambi i genitori, e dall’altro la diffusione della consapevolezza di una responsabilità affettiva fra i componenti della società che percorra tutti i ruoli, l’insegnamento, le professioni, gli scambi commerciali, la politica, in modo che vivere diventi lo sforzo comune di tutti, nella disponibilità affettiva e nella cooperazione, per realizzare quelle caratteristiche sociali che l’evoluzione della specie appare aver selezionato nel tempo a garanzia del mantenimento e del miglioramento dell’esistenza.

lunedì 28 dicembre 2009

Sempre con lui - I vantaggi di essere un genitore a tempo pieno


A proposito di mamme a tempo pieno e mamme che si reinventano,vedi blog di spazioneomamma , a me piacerebbe molto poter essere una mamma a tempo pieno, almeno per i primi anni di vita del mio cucciolo…purtroppo non me lo posso permettere. Cercherò di stare a casa il più possibile usufruendo della maternità facoltativa e poi magari chiederò un part-time…ma non è detto che me lo concedano.
Nel frattempo, come ha scritto Fiammetta, sto tentando di reinventarmi….ma non è sempre così facile.
E pensare che fino a qualche anno fa pensavo che la carriera professionale fosse la miglior fonte di soddisfazione…Meno male che Alessandro mi ha aperto gli occhi!!

Poter essere una mamma a tempo pieno è una vera fortuna, e dovrebbe poter essere alla portata di tutte le mamme che vogliono stare a casa con i loro bambini almeno per i primi anni di vita dei loro figli. La legislazione italiana pecca in questo senso.
I paesi scandinavi sono al primo posto per le politiche a sostegno della maternità: il congedo parentale consiste in 480 giorni da dividere a scelta tra i due genitori, di cui 60 gg sono di ciascun genitore e non possono essere ceduti all’altro. Il datore di lavoro deve concedere il congedo parentale (a madri e padri ugualmente) dalla nascita fino ai 18 mesi del bambino.
Inoltre i genitori hanno diritto a lavorare part-time fino al compimento degli 8 anni del bambino.
Dal punto di vista economico, un lavoratore, sia esso autonomo o dipendente,
percepisce l’80% dello stipendio calcolato sull’ultimo anno di lavoro prima del parto, al di sotto di un tetto massimo per 240 dei 480 giorni
di congedo. I restanti giorni si riceve un compenso economico di base, che corrisponde a circa 20 euro al giorno circa 600 euro al mese.
Poi c’è l’assegno per il bambino che corrisponde a circa 110 euro mensili fino al compimento di 16 anni (si sedici anni!!!) del bambino.
Inoltre esistono stati, non è il caso dell'Italia, che prevedono anche dei congedi per i padri in occasione del parto: 2 giorni in Spagna, 14 in Svezia, 3 in Francia, da 6 a 12 in Finlandia e 7 in Danimarca.

Le mamme italiane non sono messe nelle condizioni di poter stare a casa almeno per i primi anni di vita dei loro bambini, ma allo stesso tempo si vedono costrette, se non hanno nonni disponibili, a dover sborsare cifre assurde per mandare i bimbi all’asilo nido.

“Sempre con lui- I vantaggi di essere un genitore a tempo pieno” è un libro della collana “Il bambino naturale” Ed. Il leone verde, che affronta appunto l’importanza di un accudimento costante nei primi anni di vita dei propri figli. La presenza della figura di riferimento e l’accudimento continuativo sono considerati un investimento di gran valore, che ripagherà lungamente i genitori negli anni successivi. Isabelle Fox scrive che “la semplice presenza dei genitori in ogni fase di crescita gli garantirà (al bambino) la base sicura che lo farà sentire libero di esplorare, imparare, relazionarsi con gli altri e padroneggiare il proprio mondo, da bambino prima, e infine da adulto. Gli effetti positivi della presenza dei genitori permangono per tutta la vita”.