Qualche tempo fa ho pubblicato il post relativo al servizio della fascioteca!
Ecco un aggiornamento rispetto agli orari di apertura e alle condizioni per accedervi:
Ogni secondo e quarto martedi del mese dalle 16.00 alle 18.00 presso la sede dell'Associazione ad Albano SA in Via San Giorgio 1 previo appuntamento!
- Chi è Mammacanguro
- L'Associazione Mamma Canguro
- Corsi per imparare a Portare i Piccoli
- Istruttrice PIP
- Le mie creazioni per voi
- Mei tai per voi
- Fasce ad anelli per voi
- Fascia lunga rigida
- I miei tutorial
- Idee regalo e liste nascita
- I laboratori creativi
- Cuscino allattamento
- Giacche e soluzioni per l'inverno per portare i bimbi e per la gravidanza
- Video dimostrativi
- Contatti
Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!
Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.
W. Goethe
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.
W. Goethe
Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.
San Francesco d'Assisi
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lunedì 8 luglio 2013
Mamma Canguro: servizio Fascioteca orari di apertura
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giovedì 11 aprile 2013
“ La lettura ad alta voce come dispositivo pedagogico: l'esperienza dei padri”. Il questionario
Pubblico con piacere la richiesta di Elena Scotti che sta portando avanti un progetto di ricerca, all'interno del
vasto panorama della promozione alla lettura nella prima infanzia.
Lo studio intende soffermarsi
sui padri che leggono ai propri figli e figlie (di età compresa tra i 3 e i 6
anni) con l'intento di comprendere quali siano le risonanze formative e le
valenze di benessere che le pratiche di lettura ad alta voce generano negli
adulti coinvolti.
Leggere, raccontare, ascoltare storie non è un semplice piacevole passatempo ma, come sostiene Bruner, è la modalità che l'uomo utilizza per attribuire significato a se' e alla propria esperienza.
Il
pensiero narrativo, presente in ciascuno di noi fin dalla nascita, necessita di
un rinforzo culturale per potersi dispiegare, scrive infatti Dallari: “occorre
prendere coscienza del fatto che viviamo navigando in un mare di storie, e solo imparando le regole della loro
narrazione, il che significa frequentarle, ascoltarle, leggerle, crearle e
raccontarle a nostra volta, impariamo a riprodurre e scambiarci le
rappresentazioni di questo mondo e di noi all'interno di essi” ( Dallari, 2000,
p.139).
Nello
specifico, questo lavoro si fonda sull'ipotesi che leggere ad
alta voce, per qualcuno e con qualcuno, significhi situarsi insieme
nell'Altrove della narrazione, in un tempo e in uno spazio, delimitati e
distinti, che racchiudono e rendono possibile un'esperienza di formazione per
l'adulto coinvolto: la lettura condivisa diviene occasione per sperimentarsi e
sperimentare conoscenze e relazioni.
Leggere insieme, adulto
e bambino, apre la possibilità di avventurarsi in un universo letterario comune
a cui attingere per comprendere sè, gli altri, il mondo, o per creare
narrazioni, personali ed originali.
E ancora, nella lettura
ad alta voce la narrazione diviene relazione attraverso la vicinanza affettuosa
e intima dei corpi, la partecipazione emotiva, la condivisione di una ritualità.
In
particolare questo studio si concentrerà sull'esperienza dei padri-lettori
(intendendo con questo termine i padri che leggono ai figli e alle figlie) dal
momento che i cambiamenti sociologici presenti anche nella famiglia italiana
rendono attuale una riflessione sulla specificità maschile in educazione.
La ricerca prevede
tre diverse modalità di indagine, la prima di carettere quantitativo sulle abitudini di lettura in famiglia
Attraverso un breve
questionario rivolte alle famiglie con almeno un bambino di età compresa
tra i 3 a 6 anni si intende raccogliere
e analizzare dati sulle abitudini di lettura nel contesto familiare, con
particolare interesse per le azioni e le opinioni dei padri.
A questo link
potete acceder eal questionario da compilare on line
La ricerca è condotta dalla dott.ssa M.Elena Scotti della Scuola di Dottorato in Scienze Umane, presso il dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell'Università di Milano Bicocca
Contatti
M.Elena Scotti, tel. 334.3148846, m.scotti20@campus.unimib.it, posta.e@libero.it
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venerdì 1 marzo 2013
Genitori competenti o deficienti??!??!
Ieri sera ho trovato nella posta l'ultimo numero di Uppa e il depliant di un negozio di articoli per l'infanzia della zona.....stamattina, mentre facevo colazione, li sfogliavo
Copertine simili, con bimbi che tengono in mano dei fiori, ma...
da una parte interessanti articoli sul pianto, sull'importanza che i bambini giochino all'aperto nella natura, sull'autonomia del bambino e una saggia introduzione di Calia sull'empowerment, vale a dire il processo che porta, in questo caso i genitori, ad avere fiducia nelle proprie capacità, competenze naturali e che li spinge ad attingere alle proprie risorse personali
sull'altro giornaletto, aggeggi e surrogati che mettono davvero in discussione le capacità del genitore...quello che mi ha colpito...
da una parte interessanti articoli sul pianto, sull'importanza che i bambini giochino all'aperto nella natura, sull'autonomia del bambino e una saggia introduzione di Calia sull'empowerment, vale a dire il processo che porta, in questo caso i genitori, ad avere fiducia nelle proprie capacità, competenze naturali e che li spinge ad attingere alle proprie risorse personali
sull'altro giornaletto, aggeggi e surrogati che mettono davvero in discussione le capacità del genitore...quello che mi ha colpito...
LACCIO DA POLSO PER PASSEGGINO: Laccio di sicurezza per non perdere mai il controllo del passeggino
ho riletto più volte...per non perdere il controllo del passeggino
senza contare l'immancabile immagini di bambini "portati" o meglio appesi come salami nel marsupio (che pensavo almeno costasse meno!!)
La differenza??? il giornaletto del Bimbostore se lo ritrovano tutti nella posta...per leggere Uppa invece è necessario abbonarsi
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mercoledì 9 gennaio 2013
L'arrivo del fratellino e ....il cuore della mamma
Il primo pensiero una volta scoperto di essere incinta è andata ad Alessandro, fratello maggiore. Come la prenderà? Come si sentirà? Come affronterà l'ingresso alla scuola materna e l'arrivo del fratellino????
Con il progredire della gravidanza, i pensieri invece si sono concentrati su di me.
Come mi relazionerò con il nuovo arrivato?
Sarò in grado di dargli le stesse attenzioni che ho dato ad Alessandro?
Ci sarà spazio anche per lui?
e se il piccolino risponderà in modo diverso dal primo bimbo?
come farò? sarò in grado di accudire tutti e due senza far mancare nulla ad entrambi??
In un certo qual modo mi sono ritrovata a rivivere anche la mia esperienza di figlia maggiore quando è nato mio fratello (18 mesi dopo di me) e il forte sentimento di gelosia che nutrivo nei suoi confronti, non solo da piccoli ma fino ad età avanzata!!!
Poi ho capito che la mia storia non è quella di Alessandro e che non potevo trasferire il mio vissuto su di lui.
Anzi avevo una grande chiave di lettura: attraverso la mia esperienza potevo ben capire, in qualità di figlia maggiore, cosa avrei potuto fare per aiutare Alessandro a superare e a vivere come un dono l'arrivo del fratellino.
Non è tanto la gelosia, fisiologica, nei confronti del nuovo arrivato, ma come noi genitori riusciamo a rispondere ai bisogni e alle richieste die nostri figli, cogliendo negli atteggiamenti e comportamenti dei segnali di disagio.
Per me è stata importante la preprazione durante la gravidanza: prepararci ad accogliere il piccolino. Grande strumento è stato la lettura di libri dedicati al tema dell'arrivo del fratellino. Tra i preferiti oltre alle Storie di Alice, ecco quello che più ci è piaciuto e ci ha aiutato!
Narra la storia di un coccodrillo inizialmente felice per l'arrivo del fratellino, quando poi si rende conto che questo non parla, non gioca, ma vuole solo la mamma, che la mamma non è disposta ad accettare i suoi "capricci per finta", diventa triste e confida alla nonna che la mamma non gli vuole più bene.
La mamma regala allora una scatola al suo coccodrillino con all'interno una coperta rossa che rappresenta il suo amore: una coperta che copre e basta per tutti e tre!
Noi abbiamo utilizzato queste immagini e questi simboli.
All'interno di una scatolina a forma di cuore ho preparato un pezzo di stoffa rosso e qualche gg dopo la nascita di Gabriele, l'ho data ad Alessandro, che ben si ricordava la storia di Piero il coccodrillo.
E' stato forse più terapeutico per me, per i miei timori, per le mie paure, per capire, io per prima, che il cuore della mamma è grande:
c'è spazio per tutti.....
La conclusione, per la mia esperienza, è stata che non possiamo evitare tutte le sofferenze, i disagi a inostri figli. Abbiamo però un grande potere e oppurtunità: dare lore gli strumenti, il sostegno e la vicinanza per attraversare e superare anche le situazioni critiche che possono generare emozioni"negative" come la tristezza o la rabbia, ricordandoci che tanto fa il nostro atteggiamento....
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martedì 3 maggio 2011
Il distacco, la separazione e il portare
"il tuo blog mi stà aprendo gli occhi su molte cose e son sempre + convinta dell'importanza del CONTATTO con la nostra (ormai prossima) bambina anche se so' già che dovro' lottare con tutti i pregiudizi dei parenti! mi viene in mente una domanda, ma se poi la bimba si abbitua ad essere "portata" spesso, nel momento in cui non potrò tenerla perchè dovrò assentarmi o per altre cose in cui è pericoloso tenerla in braccio, la bimba non inizierà a piangere perchè privata di un contatto continuo con la sua mamma? prima o poi succederà che non potro' sempre tenerla in braccio anche solo nel momento in cui tornerò a lavorare e lascero' mia figlia dalla nonna e la mia paura più grande è di far star male la bambina e di peggiorare le cose. Scusa i miei mille dubbi di neo mamma che si stà convertendo al naurale. un abbraccio Rosy"
Quello che posso dire, anche sulla scorta della mia esperienza, che il più delle volte accade prorpio il contrario:
un bambino abituato ad esser portato, che ha creato un forte legame di fiducia con i suoi genitori, che quindi ha acquisito quello che viene definito un attaccamento sicuro avrà meno difficoltà a separarsi dalla sua mamma
Il bambino non avrà bisongo di continue rassicurazioni e non dovrà cercare in continuazione la presenza della mamma: è consapevole del fatto che la sua mamma c'è.
Avrà acquisito quella base sicura che gli permetterà di proiettarsi verso l'esterno: un bisogno quando viene soddisfatto, in questo caso stiamo parlando del bisogno del contatto e della presenza del genitore, non è più tale.
Io non mi preoccuperei e mi godrei i momenti di stretta relazione e contatto con il mio bambnino. Quando ci sarò necessità di separarsi, spiegherò al mio bimbo quello che sta succedendo: i bambini hanno molte più risorse di quelle che noi crediamo.
Nella mia esperienza, quando sono rientrara al lavoro a tempo pieno, dopo 13 mesi passati a stretto contatto con mio figlio, portato assiduamente, avevo ovviamente delle ansie, che si sono dissipate già dalle prime mattine, al momento del distacco da mio figlio: gli spiegavo che la mamma doveva andare al lavoro e che ci saremmo rivisti la sera.
Allora lui mi saltava in braccio, mi stringeva forte e poi mi faceva segno che voleva scendere.
Io andavo al lavoro tranquilla, sapendo di averlo lasciato sereno e consapevole del fatto che la mamma sarebbe tornata.
Non ha mai fatto scenate e nel corso dei mesi il suo modo di salutarmi è cambiato: a volte mi dà un grosso bacio, a volte mi saluta semplicemente con la mano o mi guarda dalla finestra mentre vado.
Rispetto ai primi tempi, quando mi sembrava di intuire, che proprio attraverso il modo in cui mi salutava, mi volesse dire :
"Mamma, stai tranquilla: ho capito che vai, non ti preoccupare"
ora, a volte, sembra mi voglia dire "Vai mamma, vai!!"
Questo per confermare ciò che scrivono psicologi ed esperti: "Solo attraverso un buon attaccamento, ci potrà essere una buona separazione"
Per approfondire questi temi consiglio le "letture ad alto contatto"
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giovedì 21 aprile 2011
Bebè a costo zero, seconda edizione: il contributo di Mamma Canguro
Con grande entusiasmo, vi segnalo che a brevissimo sarà disponibile la nuova edizione di Bebè a costo zero, all'interno del quale ci saranno alcuni miei contributi nella sezione Fai da te, oltre alle testimonianze della nonna Rossella!
Ecco alcune delle novità anticipate da Giorgia Cozza
la copertina che si tinge di verde, nuovo anche il sottotitolo per sottolineare lo spirito di questo libro che non è quello di proporre un risparmio fine a se stesso ma quello di rispondere al meglio ai bisogni del nostro bambino.
Alle precedenti sezioni dedicate al fai da te, si sono aggiunte, grazie ai
suggerimenti di Mamma Canguro, le istruzioni per confezionare un cuscino a U (di
quelli che si possono usare per allattare), un Mei Tai, la fascia di stoffa.
Più di 30 le nuovi voci di mamme e papà, a cui si sono aggiunte le testimonianze
preziose di una nonna.
14 i nuovi titoli suggeriti, più di 20 i nuovi indirizzi internet suddivisi per
sezioni tematiche (gravidanza, nascita, allattamento, consumo critico, eco-idee,
fai da te, pannolini lavabili, portare i bimbi, e tanti altri...)
Ricordo per le mamme della provincia di Bergamo, la possibilità di partecipare ad ordini di gruppo per acquisto libri collana il Bambino Naturale.
Per partecipare basta mandare una mail a s.mammacanguro@gmail.com
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venerdì 7 maggio 2010
Uppa: un pediatra per amico


Un pediatra per amico (UPPA) è un bimestrale rivolto ai genitori, scritto e sostenuto dal pediatri di famiglia italiani. Non si trova in edicola, ma negli ambulatori dei pediatri convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale.
Nato all'interno dell'Associazione Culturale Pediatri, un'importante società scientifica italiana, raccoglie i contributi di molti esperti, genitori e associazioni.
Un pediatra per amico è una pubblicazione indipendente e per questo motivo ha vita molto difficile: l'unica risorsa che ha sono gli ABBONAMENTI dei lettori.
La situazione economica della pubblicazione si è ulteriormente aggravata con l'entrata in vigore delle nuove tariffe postali per gli editori. Fino al 30 marzo gli editori beneficiavano, infatti, di sconti sulle tariffe di spedizione di periodici. Dal primo aprile, il Governo ha abolito queste agevolazioni.
Nell'ultimo numero uscito,per esempio, gli argomenti trattati sono:
Speciale Latte per tutti. Da quelli davvero indispensabili, a quelli che di speciale hanno solo il prezzo. Dagli orari giusti, alle calorie da tenere sott’occhio. Tutto quello che si deve sapere per riempire il biberon di latte e salute.
Parto, ma resto a casa. C’è chi ha scelto di farlo davvero: partorire in casa si può. Difficoltà e vantaggi di una scelta d’altri tempi. E le novità di strutture collegate all’ospedale, ma in cui si respira un’aria familiare.
Tu imparale se puoi, emozioni… Insegnare a vivere e a gestire le emozioni, a capirle, riconoscerle e comunicarle, è importante quanto insegnare a parlare e a camminare. Si chiama intelligenza emotiva e va curata fin da piccoli.
Mangiare bene fa bene al pianeta. La salute si costruisce a tavola, per cui attenzione a quello che mettiamo nel piatto. Ma anche la salute del pianeta dipende dalle nostre scelte alimentari. Una riflessione per tutti.
Il periodico è veramente ben fatto e offre molti spunti di riflessione. Ogni numero contiene anche un inserto dell'iniziativa Nati per leggere
Abbonarsi è semplicissimo: basta collegarsi al sito UPPA.IT. Aiuta questo periodico a sopravvivere!
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martedì 23 marzo 2010
Letture ....ad alto contatto...in gravidanza
Durante la gravidanza ho dovuto stare a riposo e questo mi ha dato modo di dedicarmi alla lettura. Il blog è frutto proprio di questa serie di letture: più leggevo, più mi appassionavo ai temi della gravidanza, del parto, del puerperio, del portare, etc, etc...
Ritengo sia importante, per affrontare serenamente gravidanza, parto, nascita, allattamento, svezzamento, avere delle informazioni chiare che ci permettano di scegliere in maniera consapevole come far nascere nostro figlio e lo stile di maternage che più si addice ai bisogni del bambino e ai nostri.
Di seguito elenco alcune delle letture che ritengo utili ed interessanti.
Gravidanza, vita prenatale, parto:
•Leboyer F., Per una nascita senza violenza, Bompiani Milano
•Odent M., L'agricoltore e il ginecologo, Il Leone Verde
•Schimtd V., Venire al mondo e dare alla luce, Urra
•Gaskin I.M., La gioia del parto, Bonomi Milano
•Verny T.R.,Kelly, Vita segreta prima della nascita, Mondadori Milano
•A. Tomatis, La notte uterina, Red Edizioni Milano
•J.Balaskas, Y. Gordon, Avremo un bambino, Red Edizioni Milano
•J.Balaskas, Audio corso per il parto attivo, Red
•S. Kitzinger, La gioia della nascita, Bompiani Milano
•A. Rich, Nato di donna, Garzanti Milano
•A. Montagu, I nove mesi del'attesa, Longanesi Milano
•P. Maghella, V. Pola, Il dolore, Centro Studi Nascita Attiva
•V Schimdt, Il dolore del parto, Centro Studi Il Marsupio Firenze
•L. Braibanti, Parto e nascita senza violenza, Red Edizioni Novara
•D. Chamberlain, I bambini ricordano la nascita, Bonomi Pavia
•G. Mieli, Il bambino non è un elettrodomestico: gli affetti che contano per crescere, curare, educare, Urra
•W. Maurer, La prima ferita, Terra Nuova Edizioni
•T. Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, Mondadori
•J. Liedloff, Il concetto del continuum, Edizioni La Meridiana
•F. Renggli, L'origine della paura, Edizioni Scientifiche Magi
Stile di maternage:
•Balsamo E., Sono qui con te, Il Leone Verde
•G. Cozza, Bebè a costo zero, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Besame mucho,Coleman Editore
•Fox I., Sempre con lui, Il Leone Verde
•Sears W.,Genitori di giorno e di notte, La Leche League
•Hunt I., Genitori con il cuore, Il Leone Verde
•Honegger Fresco G., Facciamo la nanna, Il Leone Verde
•G. Belotti, Genitori si diventa, Cesare Ferrari Clusone
•B. Racine, Disciplina: un gioco da ragazzi, Edizioni San Paolo
•G. Neufeld e G. Matè, I vostri figli hanno bisogno di voi, Il Leone Verde
Portare i piccoli:
•Weber E., Portare i piccoli, Il Leone Verde
•Ingrid van den Peereboom, Peau à peau: technique et pratique du portage, Jouvence Geneve
•M. Favreau, L'art di porter bébé, La Plage
•C.S. Didierjean-Jouvenau, Porter bébé, Jouvence Geneve
•Charpak N., Una mamma canguro, Red ! Milano
•G. De Fiore, Portare i bambini: contatto continuo come e perchè, Coleman Editore
•B. Fontanel C. d'Harcourt, Bebè del mondo, L'Ippocampo
Allattamento e svezzamento:
•Negri P., Tutte le mamme hanno il latte, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Un dono per tutta la vita, Il Leone Verde
•Gonzalez C., Il mio bambino non mi mangia, Bonomi Pavia
•Amodei, Biese, Caneti etc, Naturalmente bimbo, Terra Nuova Edizioni
•Negri P., Sapore di mamma, Il Leone Verde
•S. Honegger, Un mondo di pappe, Il Leone Verde
•L. Piermarini, Io mi svezzo da solo, Bonomi Pavia
•L. Proietti, Figli vegetariani, Sonda
•La lega del Latte, Lo svezzamento passo dopo passo
•G. Fulghesu, Alimentazione naturale dallo svezzamento all'adolescenza, Tecniche nuove
•T. Valpiana, Alimentazione naturale del bambino, Red Milano
Massaggio infantile:
•McClure V., Massaggio al bambino, messaggio d'amore, Bonomi Pavia
•Leboyer F., Nascere e Shantala. La nascita senza violenza e il massaggio del bambino, Red !
Puericultura:
•T. Seldin, I bambini hanno bisogno di fiducia. Il Metodo Montessori oggi per crescere figli felici, Fabbri Editore
•T. Berry Brazelton, Il bambino da 0 a 3 anni, Fabbri Editori
•G. Honneger Fresco, Abbiamo un bambino, Red Milano
•M. Montessori, La mente del bambino, Garzanti Milano
•W. Maurer, La prima ferita, Terra Nuova Edizioni
•A. Solter, Il bambino consapevole, Edizioni La Meridiana
•A. Solter, Lacrime e capricci, Edizioni La Meridiana
•A. Solter, Mamma, io sono grande, Edizioni La Meridiana•A. Miller, La fiducia tradita. Violenza e ipocrisie nell'educazione, Garzanti
•La casa i tutti i colori, Mille modi di crescere, Franco Angeli Edizioni
•L. Chinosi, Sguardi di mamme, Franco Angeli Edizioni
•S. Kitzinger, Quando il bambino piange, Sperling & Kupfer
Vaccinazioni:
•Serravalle E., Bambini super vaccinati, Il Leone Verde
•C. Benatti F. Ambrosi C. Rosa , Vaccinazioni tra scienza e propaganda, Il Leone Verde
•G. Buchwald, Vaccinazioni: il Business della paura, Civis Editore
Gava R., Le vaccinazioni pediatriche, Edizioni Salus
De Luca F., Bambini e troppe medicine, Il Leone Verde
L'elenco è sempre in evoluzione in base a quello che leggo. Cercherò, tempo permettendo, di fare per ogni libro una piccola presentazione.
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sabato 6 marzo 2010
Disciplina: un gioco da ragazzi

L'autrice del libro, Brigitte Racine, è un'infermiera e terapeuta familare canadese. Il suo sito , http://www.educoeur.ca/fr/, è l'emblema del suo messaggio: educare con il cuore.
Attraverso modi semplici e concreti suggerisce come gestire alcune situazioni in modo sia da soddisfare il bisogno del proprio figlio sia ad aiutarlo a responsabilizzarsi.
L'autrice sostiene che per avere un'influenza positiva sui propri figli è necessario aver creato un forte legame di fiducia. Nel momento in cui il bambino si sente amato, capito, valorizzato e rassicurato, quando si crede in lui e si condividono con lui momenti di gioco e divertimento, sarà lui il primo ad aver voglia di collaborare con il genitore, perchè è nella natura del bambino cercare di piacere ai suoi genitori.
L'autrice parla di "tempo di esclusività", ossia dedicare 20 minuti almeno tre volte a settimana al prorpio figlio. Ma in che termini? 20 minuti nei quali si è soli con il bambino, in cui lui è consapevole del tempo che gli stiamo dedicando, è lui a stabilire regole e gioco. Niente cellulare, niente televisione, niente campanello. E'un tempo, appunto, esclusivo che permette di soddisfare vari bisogni del bambino: il bisogno d'amore, di competenza, di sicurezza, di libertà, di piaere.
Relativamente alla disciplina, così come in un gioco, le regole deveno essere chiare, costanti e devono prevedere sempre una conseguenza. Fissare una regola può provocare frustrazione nel filgio, crisi di pianto, scenate. Sarebbe facile, scrive la Racine, dire "proveremo la prossima volta: è ancora piccolo". Ma se non ci sono conseguenze quando il bambino infangre le regole o supera dei limiti , il bambino stesso si sentirà confuso e sarà sempre alla ricerca di indicazioni che lo rassicurino. E' per questo, secondo l'autrice, che troppi adolescenti oggi sono alla ricerca di regole che non hanno mai dovuto rispettare, alla ricerca di qualcuno che li fermi. "Il genitore che vuole che suo figlio si affermi e che abbia tutte le opportunità di svilupparsi, deve inculcargli una disciplina. Quaest'ultima rassicura il bambino ed è essenziale allo sviluppo dell'autostima."
La Racine sconsiglia di ripetere le stesse cose più volte (per esempio mettere a posto), di urlare, di minacciare. Al contrario è necessario agire: far quello che si dice anche se risulta difficile e se comporta resistenza e crisi del bambino.
Altro consiglio: dare un nome ai suoi bisogni, desideri, sentimenti. Il bambino si sentirà compreso e più disponibile alla collaborazione.
Un capitolo è poi dedicato alle "punizioni e ricompense". Punire, scrive la Racine, non ispira rispetto, così come le ricompense ripetute ispirano il "mercanteggiare".
Infine, suggerisce la "riparazione" piuttosto che la punizione. La riparazione punta a compensare le conseguenze di un errore e ad eliminare il danno fatto alla persona che ha subito il torto. Chiedere ad un bambino di riparare ai suoi errori significa dirgli "credo in te".
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sabato 27 febbraio 2010
Contatto continuo
"Portare i bambini-contatto continuo, come e perchè" è un libro di Grazia De Fiore, ingegnere urbanista, che dopo aver sperimentato "il portare" con i suoi figli, nel 2000 ha fondato l'associazione Contatto Continuo. E' consulente della Leche League e consulente profossionale in allattamento materno IBCLC.
Il libro, corrlato di dvd, risponde in maniera chiara e semplice ai quesiti di ogni genitore che si avvicina alla pratica del portare, come per esempio da che momento si può cominciare a portare il bambino e per quanto tempo, ci si domanda se ascoltare i bisogni del nenato equivalga a viziarlo, come vestirsi quando si porta, come potare i bambini più grandi.
Grazia De Fiore prende in considerazione vari tipi di supporto, mostra le posizioni effettuabili tramite dei bei disegni in bianco e nero e dà anche alcune indicazioni per realizzare da sè le fasce portabebè.
Una sezione è dedicata a "Casi particolari", dove l'autrice parla di portare correlato a casi di gemelli, di prematuri, di neonati piccoli per l'età gestazionale, di neonati con problemi di reflusso gastro-esofageo fisiologico, di ittero fisiologico, di displasia alle anche, di neonati affetti dalla sindrome di Down, parla dei benifici effetti su bambini autistici, riporta la testimonianza di genitori portatori di handicap, dimostra come il contatto continuo aiuti a recuperare problemi dall'allattamento e come aiuti a creare un'intesa madre-bambino quando allattare non sia stato possibile.
In merito alla paura dei genitori di "viziare" i loro piccoli tenendoli troppo in braccio, Grazie De Fiore, citando fra gli altri Jesper Juul,si esprime in questi termini: "Riconoscere i bisogni di un bambino fa sì che egli si senta amato, approvato e lo aiuta a sviluppare l'autostima (...) e un atteggiamento di fiducia sia verso le persone che si occupano di lui che verso l'ambiene che lo circonda. Chiamare vizio un bisogno significa non conoscere i bisogni di un nenato e non sapere cosa significa vizio.
Nell'introduzione al libro, Piera Maghella, fondatrice di MIPA movimento internazionale parto attivo, scrive: "Sono sempre più consapevole che le radici di molte difficoltà, incapacità, dinamiche, disagi, tendenze, dipendenze, depresiioni, emozioni ed azioni negative verso se stessi e gli altri, che gli adulti vivono, risiedono nei primissimi mesi ed anni di vita e nella mancanza di contenimento, di coccole, di compagnia fisica ed emotiva, di una sana dimostrazione d'amore, di una buona comunicazione. Noi viviamo nella cultura della separazione, della paura con un'educazione distruttiva che crea aggressività, competizione e manipolazione, che porta alla costante ricerca del perduto soddisfacimento primale." Conclude la prefazione, consigliando il libro a genitori, operatori del settore ed educatori perchè "possano capire che per avere un bambino sicuro ed autonomo deve fare il pieno di contatto."
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martedì 23 febbraio 2010
Prodotti per la cura e l'igiene del bambino: sono sempre sicuri?

Prima di leggere "Bebè a costo zero" di Giorgia Cozza, pensavo che per la cura e l'igiene del bambino fossero necessarie tutta una serie di creme, cremine, cremette, shampoo a prova di lacrime, creme per l'arrossamento del sederino, creme per le screpolature, oli...e chi più ne ha, più ne metta!
In realtà è sufficiente anche un solo prodotto purchè naturale e di qualità...tipo olio di mandorle spremuto a freddo.
Per chi volesse comunque dotarsi di varie tipologie di prodotti per l'igiene del neonato, consiglio di legger bene le etichette!!!
Spesso, infatti, per la cura e l'igiene dei nostri bimbi, ci affidiamo a note case specializzate nei prodotti per la prima infanzia. Visto che i loro clienti sono neonati e bambini, si presuppone che i prodotti a loro destinati siano privi di sostanze dannose......non è sempre così....
Molti componenti di questi "prodotti per neonati" sono derivati del petrolio e contengono sostanze dannose.
Se volete essere sicuri dei componenti riportati sulle etichette controllate sul BIodizionario
Prodotti per la prima infanzia molto validi sono quelli della Weleda. Sono quelli che ioconosco, ma ce ne sono sicuramente anche altri, basta cercare.
Per approfondimenti vi consiglio i visitare il sito Detersivi Bioallegri:
oltre ad una sezione dedicata al bambino, troverete un manuale sui pannolini lavabili e tutto quello che vorreste sapere sui detersivi fai da te!
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mercoledì 17 febbraio 2010
Vaschetta primo bagnettoTummy Tub
Non è sicuramente tra gli oggetti indispensabili per il corredino di un neonato, ma volendo scegliere tra i vari tipi di vaschette in commercio, questa è moto carina e comoda. In più tenta di simulare l'utero materno: il bimbo è contenuto, rannicchiato in posizione fetale, avvolto dall'acqua calda.
L'alternativa, la più economica e la più gradita anche dal bimbo, è quella di fare il bagno insieme al proprio cucciolo! Io ho sempre fatto cosi, fino a quando un'amica mi ha prestato la vaschetta: se avete poco tempo è indubbiamente comoda.
L'alternativa, la più economica e la più gradita anche dal bimbo, è quella di fare il bagno insieme al proprio cucciolo! Io ho sempre fatto cosi, fino a quando un'amica mi ha prestato la vaschetta: se avete poco tempo è indubbiamente comoda.
Se volete rilassarvi potete fare un massaggio al vostro piccolino e poi immergervi con lui in un caldo bagno: può essere che, grazie ai benefici effetti del massaggio, dell'acqua calda, del contatto con il vostro corpo, il bimbo si addormenti beato!
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venerdì 12 febbraio 2010
La teoria dell'attaccamento
Nel blog di Spazio Neomamma, trovate le date degli incontri tenuti da Don Belotti a Nembro.
Don Belotti, psicologo e psicoterapeuta, si rifà alla teoria dell'attaccamento elaborata da John Bowlby, psicanalista inglese.
Bowlby sostiene che lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, lo trattano. In base a tale interazione si strutturerà uno dei seguenti stili attaccamento:
- Attaccamento Sicuro: avviene nei primi 18 mesi di vita. Il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella presenza della figura di riferimento. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile, pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede, che risponde prontamente ai suoi bisoni primari di calore, nutrizione , contenimento, contatto. Da qui l'importanza del "portare".
I tratti che caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.
- Attaccamento Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla convinzione del bambino che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé.
- Attaccamento insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è nell’individuo la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo stile è promosso da una figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa.
Per poter crescere sicuro e indipendente, il bambino ha bisogno della "base sicura", di cui parlano Bowlby e Mary Ainsworth. E questa "base sicura" può essere fornita al bambino attraverso uno stile di maternage attento a rispondere ai bisogni primari del bambino.
Anche Elena Balsamo, nel suo libro "Sono qui con te", sostiene che la salute del bambino poggia su quattro pilastri fondamentali, che a loro volta si declinano su quattro elementi:
- una buona vita prenatale (sintonia, stile di vita sano, contenimento, consapevolezza)
- una buona nascita (intimità, non interferenza, cooperaione, accoglienza)
- un buon maternage (allattamento, massaggio, baby-carrying, co-sleeping)
- una buona educazione (amore incondizionato, fiducia, libertà, rispetto)
Questi "pilastri" offrono la possibilità di creare la base sicura di cui un bambino ha bisogno per il suo sviluppo emotivo, psico-sociale.
Don Belotti, psicologo e psicoterapeuta, si rifà alla teoria dell'attaccamento elaborata da John Bowlby, psicanalista inglese.
Bowlby sostiene che lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, lo trattano. In base a tale interazione si strutturerà uno dei seguenti stili attaccamento:
- Attaccamento Sicuro: avviene nei primi 18 mesi di vita. Il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella presenza della figura di riferimento. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile, pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede, che risponde prontamente ai suoi bisoni primari di calore, nutrizione , contenimento, contatto. Da qui l'importanza del "portare".
I tratti che caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.
- Attaccamento Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla convinzione del bambino che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé.
- Attaccamento insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è nell’individuo la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo stile è promosso da una figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa.
Per poter crescere sicuro e indipendente, il bambino ha bisogno della "base sicura", di cui parlano Bowlby e Mary Ainsworth. E questa "base sicura" può essere fornita al bambino attraverso uno stile di maternage attento a rispondere ai bisogni primari del bambino.
Anche Elena Balsamo, nel suo libro "Sono qui con te", sostiene che la salute del bambino poggia su quattro pilastri fondamentali, che a loro volta si declinano su quattro elementi:
- una buona vita prenatale (sintonia, stile di vita sano, contenimento, consapevolezza)
- una buona nascita (intimità, non interferenza, cooperaione, accoglienza)
- un buon maternage (allattamento, massaggio, baby-carrying, co-sleeping)
- una buona educazione (amore incondizionato, fiducia, libertà, rispetto)
Questi "pilastri" offrono la possibilità di creare la base sicura di cui un bambino ha bisogno per il suo sviluppo emotivo, psico-sociale.
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martedì 19 gennaio 2010
Il bambino non è un elettrodomestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare di Giuliana Mieli

Giuliana Mieli (laureata in Filosofia e psicologia clinica, dopo aver lavorato negli anni Settanta nei primi centri di salute mentale, è stata consulente per vent’anni dell’Ospedale San Gerardo di Monza), nel suo libro sostiene che la nostra società ignora e trascura gli affetti. In particolare quello che ruota intorno alla gravidanza, alla nascita, alla maternità, ai primi anni di vita dei figli.
Il racconto prende spunto dall’esperienza lavorativa dell’autrice come consulente presso il reparto di ostetricia del San Gerardo.
Dalla sua esperienza è emerso che troppo spesso nei corsi di preparazione al parto, nella gestione del travaglio, del parto, del puerperio, ma più in generale della salute dell’individuo, viene trascurato il rispetto dei bisogni affettivi di base, che invece dovrebbero essere ispirazione per una trasformazione della vita sociale e della cultura che sia in armonia con la natura dell’uomo.
L’autrice descrive l’esperienza emotiva della gravidanza e del parto dal punto di vista della madre, del bambino e del padre. Fa accenno al ruolo del dolore nel parto, che, se compreso e spiegato durante i corsi preparto, aiuterebbe le donne ad affrontarlo con maggior serenità senza ricorrere in maniera inconsapevole all’analgesia. Il dolore del parto ha un profondo significato emotivo che accompagna un passaggio cruciale: la separazione fisica del bambino dalla madre.
Parla della necessità, durante il puerperio, di ricostituire la fusionalità tra madre e bambino al fine di creare quella base sicura, attraverso cure rispettose delle reali esigenze del bambino, che permetterà al bambino un lento cammino verso l’autonomia.
La Mieli scrive: “ … la diffusa disattenzione e ignoranza sui bisogni del piccolo umano, che permette e giustifica atteggiamenti impropri, inadeguati, spesso non intenzionali,ma ugualmente deleteri, perché non permettono la costruzione di una fiducia e la conseguente capacità di esplorazione e sviluppo. Senza una base sicura non si può crescere, non si può diventare pienamente adulti: ma i genitori sono completamente disinformati delle cure di cui necessita un bambino. Bowly tristemente osserva come nella nostra società l’ignoranza diffusa sulla natura dei bisogni affettivi diffonda una insufficienza cronica di cure adeguate,nella convinzione che non si possa fare diversamente, e che vada bene così”.
E’ sta proprio questa “non conoscenza “ che ha spinto l’autrice, quando per la prima volta entrò in contatto con il mondo nuovo della maternità, a trovare una strada che le permettesse di trasmettere e utilizzare la conoscenza e l’esperienza derivante da anni di studi in psichiatria dove aveva potuto toccare con mano i tragici effetti di educazioni sbagliate, in modo da farne un efficace mezzo di cura e prevenzione.
La Mieli sostiene la necessità di una rivoluzione culturale che permetta il passaggio da una società basata sulla negazione degli affetti a una società che renda gli affetti centrali. A questo proposito scrive: “E’ necessario un cambiamento non solo per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale delgi essere umani contemporanei. L’inversione di rotta si profila come la “riscoperta della vera ricchezza nel dispiegamento delle relazioni sociali conviviali all’interno di un mondo sano”.
L’ultimo capitolo è dedicato a snocciolare i modi per uscire dalla medicalizzazione della nascita e a illustrare la funzione della psicologia in maternità.
“La gravidanza”, scrive la Mieli, “è fra i tanti mutamenti della vita, quello forse più marcato da un’intensa pregnanza affettiva: è infatti un passaggio centrale dell’esistenza, che segna, sia per l’uomo che per la donna, la fine di un’epoca, quella in cui si è stati figli, e connota attraverso l’evento biologico della maternità, sia fisicamente che emotivamente, il passaggio alla responsabilità genitoriale. (…)
Una cultura meno affrettata e superficiale della nostra saprebbe celebrare con una coralità più partecipe i passaggi della vita e accompagnare con un’adeguata condivisione emotiva il turbamento insito in questo passaggio.Si tratta infatti di un turbamento fisiologico che contiene, come tutti i cambiamenti, l’ambivalenza del divenire, la gioia del nuovo e la perdita del vecchio, con quel misto di curiosità e nostalgia, di desiderio e di malinconia che caratterizza lo stesso venire al mondo, l’osare e il ritirarsi, lo sporgersi e il rinculare timorosi: non segno di una patologia, ma modalità fisiologica con cui procede il cammino faticoso dell’esistere, e in cui la sicurezza del noto diventa strumento prezioso per interpretare e affrontare il nuovo che ci si appresa a vivere.”
Continua così: ” Ci si è dimenticati del fisiologico e naturale benessere della gravidanza e la si è infarcita di esami e controlli che dovrebbero fungere da garanzia di successo. I percorsi di gravidanza affidati esclusivamente all’ostetrica, come sarebbe più naturale, fanno fatica a decollare a causa di una marcata sfiducia nella naturalità della vita e dei suoi eventi; inoltre la dilagante immaturità affettiva che caratterizza l’utenza la spinge a cercare fuori di sé garanzie, non avendo potuto costruire una qualche fiducia in sé e nelle proprie capacità biologico-affettive.
L'esperienza in campo psichiatrico e psicologico, lfa chiedere alla Mieli se “il presentarsi sempre più frequente di disturbi legati alla depressione non sia dovuto a vissuti personali repressi e trascurati e non rilevati durante la gravidanza e a motivazioni più apertamente sociali quali l’isolamento, la solitudine, la sospensione dell’attività lavorativa con la conseguente perdita di riferimenti e di contatti, il misurarsi con la propria identità e maturità al di fuori dei supporti offerti dalla professione e dal ruolo sociale. In realtà tutti i disturbi della maternità, qualunque sintomo scelgano per palesarsi, emergono sempre da storie antiche di dolore e solitudine, storie di bambine trascurate o non corretamente amate, sensibili, che si trovano sole di fronte a un’avventura della vita che tanto desiderano ma che le spaventa, perché in qualche modo e in qualche recondita parte di sé covano la sfiducia di essere adatte per affrontarla. Dietro al senso di inadeguatezza si annida sempre una storia di solitudine, di assenza di cure. (…) Se poi a queste motivazioni psicologiche personali si aggiunge una solitudine attuale, una incomprensione di coppia, il confronto con la fatica e la totale dedizione al bambino in assenza di aiuti e di rapporti - in una società che fa poco o niente a favore della maternità e si preoccupa esclusivamente di creare luoghi dove i bambini possano essere precocemente parcheggiati per consentire alla mamma di riprendere il lavoro quanto prima – allora è facile che la vergogna di sentirsi poco capace ed efficiente, come invece il sistema pretende e richiede, faccia sprofondare nello sconforto e ci si colpevolizzi perché i propri tempi di naura, fisici ed emotivi, non riescono a star dietro ai tempi della vita così come ci vengono imposti da una società completamente sorda alle esigenze dell’affettività.” La sua riflessione si riallaccia a quella di Galimberi nel suo libro “I miti del nostro tempo” (vedi post del )
Conclude così: “Se non ci curiamo adeguatamente dei bambini, avremo adulti insicuri e infelici. La società risponde con la protesi tecnologica, per partorie, per non soffrire, per avere figli artificialemtene: ma la protesi tecnologica non risponde ai perché, non aiuta a crescere, maschera dietro ad un apparente successo le insicurezze che lo hanno attraversato. E ciò che è mancato, l’ascolto, il tempo, la passione, la dedizione, continueranno a mancare perché nessuno si è accorto che era di questo che c’era bisogno; la sofferenza viene tacitata e nascosta invece di diventare, compresa, l’unico strumento adeguato per cambiare.
L’evoluzione della società e l’aumentata sensibilità ci costringeranno a fare i conti prima o poi con l’entità dei danni legati a cure effettive inadeguate e ci convinceranno che, solo garantendo un consapevole maggior rispetto dei bisogni affettivi, è possibile pensare a un futuro in cui procreare rappresenti veramente il piacere di trasmettere ai propri figli la vita insieme a quella qualità dell’amore, che, unica, la rende affascinante, godibile, preziosa. Ciò significa garantire da un lato una diversa possibilità di conoscenza e quindi di presenza, assistenza, dedizione ai propri figli da parte di entrambi i genitori, e dall’altro la diffusione della consapevolezza di una responsabilità affettiva fra i componenti della società che percorra tutti i ruoli, l’insegnamento, le professioni, gli scambi commerciali, la politica, in modo che vivere diventi lo sforzo comune di tutti, nella disponibilità affettiva e nella cooperazione, per realizzare quelle caratteristiche sociali che l’evoluzione della specie appare aver selezionato nel tempo a garanzia del mantenimento e del miglioramento dell’esistenza.
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venerdì 8 gennaio 2010
Il mito dell'amore materno

A proposito di solitudine delle madri, vi segnalo questo libro: “I miti del nostro tempo”.
Il primo mito di cui parla l’autore Umberto Galimberti, professore di Filosofia della Storia e Psicologia Dinamica all’Università di Venezia, è proprio il mito dell’amore materno.
Galimberti sostiene che l’amore materno sia ambivalente: ogni madre è pervasa dall’amore per il figlio così come dal rifiuto per il figlio. Quando quest’ultimo sentimento ha il sopravvento, si verificano quei casi estremi e drammatici che ogni tanto la cronaca ci propone: madri che arrivano ad uccidere i propri figli. Gesti che, ovviamente, sono da condannare, ma che impongono anche una seria riflessione.
Secondo Galimberti, nella donna convivono due “soggettività antitetiche: una che dice “io” e una che fa sentire la donna “depositaria della specie”.
“Il conflitto tra queste due soggettività”, continua l’autore, “è alla base dell’amore materno, ma anche dell’odio materno, perché il figlio, ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall’amore per il figlio. “
Io personalmente non ritengo un “sacrificio” il mio tempo, il mio corpo, la mia carriera, il mio sonno. Li vedo sotto un altro punto di vista: li ritengo un dono che faccio a mio figlio, ma anche a me stessa, alla mia famiglia. Si tratta di un investimento per il futuro.
Ciò non toglie che a volte può essere faticoso, anzi lo è….e lo è soprattutto per quelle donne che si ritrovano sole, non supportate e “se poi il figlio è figlio dell’illegalità, del tradimento, della povertà, della paura, della sprovvedutezza, allora non solo il conflitto tra le due soggettività, ma anche l’impossibilità di prefigurare un futuro per il figlio scavano nell’inconscio della madre quel che non vuol vedere e constatare ogni giorno: che il proprio figlio è troppo distante, troppo dissimile dal proprio sogno o dal proprio desiderio. E’ a questo punto che l’ambivalenza amore-odio, comune a tutte le madri, si potenzia e chiede una soluzione.(..) Questa ambivalenza del sentimento materno generato dalla doppia soggettività che è in ciascuno di noi, e che il mondo delle madri conosce meglio del mondo dei padri, va riconosciuta e accettata come cosa naturale e non con il senso di colpa che può nascere dall’interpretarla come incompiutezza o in autenticità del sentimento.”
Galimberti sostiene, giustamente, che la differenza rispetto al passato è la condizione della madre rispetto alle trasformazioni subite dalla famiglia “che si presenta oggi in una forma troppo nucleare, troppo isolata, troppo racchiusa nelle pareti di casa che, divenute più spesse, la recingono e la secretano, creando l’ambiente adatto alla disperazione” e, aggiungo io, alla solitudine e all’isolamento.
“Nel chiuso di quelle pareti ogni problema si ingigantisce perché non c’è altro punto di vista, un termine di confronto che possa relativizzare il problema, o che consenta di diluirlo nella comunicazione, quando non di attutirlo nell’aiuto e nel confronto che dagli altri può venire”.
Ecco allora l’importanza di creare luoghi e momenti di aggregazione fra mamme, dove la mamma-donna-moglie possa confrontarsi, sfogarsi, sentirsi capita e sostenuta, confidarsi, condividere la propria esperienza o semplicemente chiacchierare .
A questo proposito vi segnalo, oltre a poter raccontare la vostra storia sul mio blog (lasciando commenti o inviandomi mail a serenapir@yahoo.it) e partecipare agli incontri che tengo periodicamente sul portare (e non solo: a breve organizzerò incontri per parlare di pannolini ecologici, biodetersivi, e altro ancora), il blog di Fiammetta spazioneomamma@blogspot.com, spazio di orientamento e condivisione per la neomaternità, dove vengono raccolte a livello locale della provincia di Bergamo le iniziative a favore e a sostegno delle neomamme.
Senza dimenticare i consultori ai quali ci si può rivolgere per cercare aiuto e/o solo consigli.
Di solito, poi, una volta fuori casa, si indossa, vuoi per vergogna, vuoi per pudore e per paura del giudizio altrui, una maschera che non fa trasparire quello che ci accade realmente. Nemmeno con i nostri familiari più stretti magari ci confidiamo per timore di sentirci inadeguate o di essere criticate.
Tutto questo potrebbe essere evitato se il nucleo familiare si aprisse allo scambio sociale
L’autore del libro, attraverso queste riflessioni non vuole ovviamente giustificare chi in preda alla disperazione arriva a compiere gesti assurdi nei confronti dei propri figli, ma vuole “denunciare la cultura dell’isolamento in cui la sacralizzazione del privato ha ridotto di fatto la famiglia, che troppo spesso registra in sé l’effetto del collasso sociale. Se infatti la società è solo la sommatoria delle solitudini delle famiglie, perché una famiglia inavvertita e inascoltata, e che a sua volta non ha voglia di farsi notare né di parlare, perché questa famiglia non può impazzire??”
L’autore esorta ad accudire le madri “perché , per talune di loro, forse troppo gravosa è la metamorfosi del loro corpo, la rapina del loro tempo, l’occupazione del loro spazio fisico ed esteriore, interiore e profondo.”
La riflessione finale sul mito dell’amore materno è dedicata al ruolo del padre: non è sufficiente che partecipi ed assista al parto. E’ molto più utile che assista madre e figlio nella quotidianità offrendo loro quell’abbraccio, quella comprensione e coesione, quell’appoggio e quel sostegno che scaldano il cuore.
Galimberti conclude con un’esortazione ai padri (quando ci sono): “tutelate la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome “accudimento”, per sottrarre le madri a quella luce nera e coì poco rassicurante che fa la sua comparsa nell’abisso della solitudine”.
“Non ci sarebbero tanti disperati nella vita se tutti, da bambini, fossero stati davvero amati e solo amati”.
Il primo mito di cui parla l’autore Umberto Galimberti, professore di Filosofia della Storia e Psicologia Dinamica all’Università di Venezia, è proprio il mito dell’amore materno.
Galimberti sostiene che l’amore materno sia ambivalente: ogni madre è pervasa dall’amore per il figlio così come dal rifiuto per il figlio. Quando quest’ultimo sentimento ha il sopravvento, si verificano quei casi estremi e drammatici che ogni tanto la cronaca ci propone: madri che arrivano ad uccidere i propri figli. Gesti che, ovviamente, sono da condannare, ma che impongono anche una seria riflessione.
Secondo Galimberti, nella donna convivono due “soggettività antitetiche: una che dice “io” e una che fa sentire la donna “depositaria della specie”.
“Il conflitto tra queste due soggettività”, continua l’autore, “è alla base dell’amore materno, ma anche dell’odio materno, perché il figlio, ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall’amore per il figlio. “
Io personalmente non ritengo un “sacrificio” il mio tempo, il mio corpo, la mia carriera, il mio sonno. Li vedo sotto un altro punto di vista: li ritengo un dono che faccio a mio figlio, ma anche a me stessa, alla mia famiglia. Si tratta di un investimento per il futuro.
Ciò non toglie che a volte può essere faticoso, anzi lo è….e lo è soprattutto per quelle donne che si ritrovano sole, non supportate e “se poi il figlio è figlio dell’illegalità, del tradimento, della povertà, della paura, della sprovvedutezza, allora non solo il conflitto tra le due soggettività, ma anche l’impossibilità di prefigurare un futuro per il figlio scavano nell’inconscio della madre quel che non vuol vedere e constatare ogni giorno: che il proprio figlio è troppo distante, troppo dissimile dal proprio sogno o dal proprio desiderio. E’ a questo punto che l’ambivalenza amore-odio, comune a tutte le madri, si potenzia e chiede una soluzione.(..) Questa ambivalenza del sentimento materno generato dalla doppia soggettività che è in ciascuno di noi, e che il mondo delle madri conosce meglio del mondo dei padri, va riconosciuta e accettata come cosa naturale e non con il senso di colpa che può nascere dall’interpretarla come incompiutezza o in autenticità del sentimento.”
Galimberti sostiene, giustamente, che la differenza rispetto al passato è la condizione della madre rispetto alle trasformazioni subite dalla famiglia “che si presenta oggi in una forma troppo nucleare, troppo isolata, troppo racchiusa nelle pareti di casa che, divenute più spesse, la recingono e la secretano, creando l’ambiente adatto alla disperazione” e, aggiungo io, alla solitudine e all’isolamento.
“Nel chiuso di quelle pareti ogni problema si ingigantisce perché non c’è altro punto di vista, un termine di confronto che possa relativizzare il problema, o che consenta di diluirlo nella comunicazione, quando non di attutirlo nell’aiuto e nel confronto che dagli altri può venire”.
Ecco allora l’importanza di creare luoghi e momenti di aggregazione fra mamme, dove la mamma-donna-moglie possa confrontarsi, sfogarsi, sentirsi capita e sostenuta, confidarsi, condividere la propria esperienza o semplicemente chiacchierare .
A questo proposito vi segnalo, oltre a poter raccontare la vostra storia sul mio blog (lasciando commenti o inviandomi mail a serenapir@yahoo.it) e partecipare agli incontri che tengo periodicamente sul portare (e non solo: a breve organizzerò incontri per parlare di pannolini ecologici, biodetersivi, e altro ancora), il blog di Fiammetta spazioneomamma@blogspot.com, spazio di orientamento e condivisione per la neomaternità, dove vengono raccolte a livello locale della provincia di Bergamo le iniziative a favore e a sostegno delle neomamme.
Senza dimenticare i consultori ai quali ci si può rivolgere per cercare aiuto e/o solo consigli.
Di solito, poi, una volta fuori casa, si indossa, vuoi per vergogna, vuoi per pudore e per paura del giudizio altrui, una maschera che non fa trasparire quello che ci accade realmente. Nemmeno con i nostri familiari più stretti magari ci confidiamo per timore di sentirci inadeguate o di essere criticate.
Tutto questo potrebbe essere evitato se il nucleo familiare si aprisse allo scambio sociale
L’autore del libro, attraverso queste riflessioni non vuole ovviamente giustificare chi in preda alla disperazione arriva a compiere gesti assurdi nei confronti dei propri figli, ma vuole “denunciare la cultura dell’isolamento in cui la sacralizzazione del privato ha ridotto di fatto la famiglia, che troppo spesso registra in sé l’effetto del collasso sociale. Se infatti la società è solo la sommatoria delle solitudini delle famiglie, perché una famiglia inavvertita e inascoltata, e che a sua volta non ha voglia di farsi notare né di parlare, perché questa famiglia non può impazzire??”
L’autore esorta ad accudire le madri “perché , per talune di loro, forse troppo gravosa è la metamorfosi del loro corpo, la rapina del loro tempo, l’occupazione del loro spazio fisico ed esteriore, interiore e profondo.”
La riflessione finale sul mito dell’amore materno è dedicata al ruolo del padre: non è sufficiente che partecipi ed assista al parto. E’ molto più utile che assista madre e figlio nella quotidianità offrendo loro quell’abbraccio, quella comprensione e coesione, quell’appoggio e quel sostegno che scaldano il cuore.
Galimberti conclude con un’esortazione ai padri (quando ci sono): “tutelate la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome “accudimento”, per sottrarre le madri a quella luce nera e coì poco rassicurante che fa la sua comparsa nell’abisso della solitudine”.
“Non ci sarebbero tanti disperati nella vita se tutti, da bambini, fossero stati davvero amati e solo amati”.
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