Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!



Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi
Visualizzazione post con etichetta tutela della maternià. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tutela della maternià. Mostra tutti i post

domenica 13 febbraio 2011

Buon compleanno Bambino Naturale!!

La collana de Il  Bambino Naturale, per festeggiare il suo quinto compleanno, si è fatta e ci ha fatto un piccolo regalo:

cinque riflessioni di cinque autrici dei libri della collana, che potrai scaricare cliccando qui





Tratto dal sito del il Bmabino Naturale:

Il Bambino Naturale nasce in contrapposizione a una società, e a un visione della maternità e del bambino, fortemente influenzate da logiche industriali e commerciali. Un mondo in cui tutto sembra voler ostacolare l’istutuzione famiglia e il naturale sviluppo dei più piccoli, tra falsi aiuti e incentivi e più o meno espliciti tentativi di trasformare il prima possibile i nostri figli in consumatori in erba!



Da qui la volontà del Bambino Naturale e dei suoi autori di “smascherare” queste dinamiche fornendo strumenti di lettura che aiutino i genitori ad aprire gli occhi, a riconoscere i reali bisogni dei loro figli e della famiglia stessa e ad acquisire una maggiore consapevolezza circa i pregiudizi e le “forzature” alla base dei messaggi che la società vuole trasmettere.

Ricordo alle mamme di Bergamo e Provincia che fossero interessate a partecipare ad ordini di gruppo di libri della collana Il Bambino Naturale e Il Giardino dei Cedri, possono mandare una mail a serenapir@yahoo.it

martedì 2 novembre 2010

Un giorno mamma

Un giorno mamma...

eh si, perchè non sempre, purtroppo, i figli arrivano quando lo desideriamo. A volte ci fanno aspettare, preoccupare, intestardire, deprimere, e poi finalmente, arrivano. Sono il dono più bello e prezioso.
A volte, invece, non arrivano. E allora che fare?

Ecco il sito  Un giorno mamma
L'idea del sito nasce dall'esperienza di un papà e di un speriamo futuro papà, dopo aver parlato del loro sogno e delle estenuanti ricerche per realizzarlo: diventare genitori.

Il sito vuole diventare un punto di incontro per quei genitori o futuri genitori che vogliono avere un figlio. Anche perchè molte volte il nostro cammino non si può raccontare a parenti od amici, quindi questo spazio può diventare un angolo dello sfogo, un angolo di scambio di opinioni o ancor meglio un angolo dove mettere a confronto le proprie esperienze.

Se volete maggior informazioni su questo tema così delicato, se volete condividere la vostra esperienza, avere dei punti di riferimento, indicazioni, visitate Un giorno mamma o mandata una mail a  staff@ungiornomamma.net

lunedì 27 settembre 2010

Senza Donne

Questo è il titolo della puntata della trasmissione Presa Diretta, andata in onda domenica sera. Ve la segnalo perchè lunedi 27 alle ore 21.00 su Rai Extra andrà in onda la replica.

Vi suggerisco di guardarla. Ecco i temi trattati:

La puntata è dedicata alla discriminazione di genere , al fatto che le donne in Italia contano pochissimo e sono bassissime le percentuali di presenza femminile nei posti di comando della nostra società, dalla politica alla economia. L’abbiamo voluta chiamare SENZADONNE, perché questa è l’Italia, un Paese che rinuncia al 50 per cento dell’intelligenza, della capacaità e della passione delle donne.i comando della nostra società, dalla politica alla economia. Tutti sanno che in Italia le donne contano poco, ma quanto poco?


Quante donne abbiamo nei posti di comando della politica, dell’economia, della magistratura,dell’informazione, della società? Le quote rosa potrebbero risolvere il problema?

Con
SENZADONNE Presadiretta vi fa vedere quanto grande è la discriminazione di genere in Italia e quanto difficile è fare carriera per le donne italiane. Le nostre telecamere seguiranno la vita di tutti i giorni delle mamme lavoratrici, alle prese con gli orari “inflessibili” delle aziende, con la mancanza di asili nido e con un welfare ridotto al lumicino. Più di un terzo delle donne italiane, infatti, lascia il posto di lavoro dopo aver avuto il primo figlio.

“Senzadonne” vi fa capire cosa e quanto stiamo perdendo a escludere metà del paese dai posti comando. Stiamo rinunciando alla loro competenza, alla loro intelligenza, alla loro passione. Riccardo Iacona è andato in Norvegia, dove grazie alle quote rosa e alle leggi sulla parità sono riusciti a costruire una vera parità tra uomo e donna. Nella puntata di Presadiretta anche il vero e proprio abuso del corpo della donna fatto in Italia da certa televisione e certa pubblicità, confrontandolo con quello che succede in un Paese latino e “macho” come il nostro, la Spagna.


SENZADONNE è un racconto di Francesca Barzini, Riccardo Iacona ed Elena Stramentinoli



Una puntata veramente interessante che dovrebbe spingerci non solo a parlarne, ma ad agire.


venerdì 17 settembre 2010

Lo spot sul parto cesareo. Il commento della senatrice Tiziana Valpiana

Riporto integralmente il commento di Tiziana Valpiana in merito allo spot sul parto cesareo e ai recenti fatti di cronaca.

16 settembre 20101

In giorni in cui la malasanità sembra accanirsi drammaticamente contro puerpere e neonati dal Sud al Nord Italia, stride l’imperversare sulle reti televisive nazionali di uno spot superficiale e fuorviante. “Scegli il parto cesareo solo se necessario!”: il cesareo non è una scelta, tanto meno della partoriente, è un intervento chirurgico che va fatto se ne ricorrono le indicazioni mediche. E’ un ‘obbligo’ quando può salvare una vita, un abuso quando non ve ne siano le reali necessità cliniche.Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un tasso di cesarei non superiore al 15%, l’Italia con quasi il 40%, (con punte regionali che rasentano il 60%) è il secondo paese meno virtuoso al mondo ed espone le donne cesareizzate a un pericolo di vita di 2,8 volte superiore rispetto al parto vaginale e quasi la metà dei nuovi nati a venire al mondo con una modalità ‘imprevista’ dalla natura. Un’anomalia senza precedenti che dipende da tantissimi fattori: dall’eccessiva medicalizzazione di processi naturali quali la gravidanza e il parto, all’aumentata età delle madri; dalla disorganizzazione delle strutture, alla tendenza ‘difensiva’ della medicina; dalla mancanza di controllo sanitario, al sistema di rimborso (DRG) che, di fatto ‘premia’ e incentiva le pratiche più costose; dalle più diverse inefficienze, alle carenze degli organici; dalla ‘rarefazione’ delle nascite, alle convenzioni ‘allegre’ con i privati; dall’accorpamento che fa convergere anche le nascite fisiologiche in strutture dedicate alla patologia, alle difficoltà linguistiche e culturali delle nuove cittadine, all’impreparazione dei giovani medici ad assistere senza impugnare il bisturi... Tutti problemi che andrebbero affrontati e corretti in fretta per fronteggiare l’emergenza, mentre nulla si è visto, al di là di uno spot che dà a intendere che la responsabilità di tutto sia da attribuire alle partorienti che ‘scelgono’ il cesareo. Mandandolo in onda dalle televisioni pubbliche si alimenta una convinzione sbagliata e si getta sulle spalle della donna in procinto di partorire il senso di colpa se il medico, in scienza e coscienza, ritenga indispensabile intervenire chirurgicamente. Dietro alla dolcezza delle immagini c’è il frutto avvelenato della prepotenza del potere: per poter continuare indisturbati a praticare un’ostetricia interventista e lucrosa che abusa del cesareo, con uno spot falso e ipocrita (firmato da un’associazione privata che si è data il pomposo titolo di 'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna' ONDA) si fa credere che siano le donne, vittime, le responsabili. E così si avallano comportamenti medici rischiosi e una politica che ha perso di vista la propria responsabilità . E’ lo stesso meccanismo mentale di un altro spot visto nei mesi scorsi che, fingendo di occuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre si lesinano mezzi e norme, scarica la responsabilità di ‘stare attentò sulle spalle del lavoratore. Pubblicità subdole e pericolosissime che, al di là dei –falsi- messaggi immediati, mirano con arroganza a minare una cultura di presa di coscienza reale dei problemi, di solidarietà e responsabilità collettiva. Spetta alle donne, sempre più deprivate dall’esperienza di un parto naturale, sempre più fatte sentire incapaci, bisognose, capricciose smascherare questo puerile tentativo di farle apparire come ‘responsabili’ del cesareo subito, mentre sono vittime di una sanità (e di una televisione) che ha perso ogni etica e rispetto.

Sen. Tiziana Valpiana
Presidente Onoraria Associazione Nazionale ‘Il Melograno’ Centri Informazione Maternità e Nascita.

lunedì 13 settembre 2010

Festa delle ludoteche di Bergamo: resoconto

Sabato pomeriggio scorso, si è svolta, al Parco Turani di Redona, la festa delle Ludoteche di Bergamo.

C'eravamo anche noi: Serena mammacanguro e Fiammetta Spazioneomamma.
La festa è stata bellissima e volevamo ringraziare tutte le mamme che sono venute a trovarci! E' stato molto bello conoscere dal vivo e dare un volto a tante mail ricevute!

Abbiamo allestito un piccolo banchetto con tutte le informazioni e i volantini raccolti da Fiammetta sulle iniziative a favore e sostegno della neomaternità, una spazio dove le mamme potevano allattare e cambiare i loro piccoli, un'angolo morbido, dove anche i più piccolini potevano giocare, una culla piena di libri e una con tante fasce portabebè e mei tai che le mamme hanno potuto provare.

E ovviamente c'erano tanti pannolini lavabili. Grazie anche ad Agnese e Silvia del gruppo Non Solo Ciripà, che sono venute a darci una mano.
Grazie anche a Candida di Baby Party Planet Tata Dadù e alle sue tate che hanno intrattenuto per tutto il pomereriggio i bimbi!
Grazie a tutti! Serena e Fiammetta

giovedì 20 maggio 2010

Il valore della maternità


Riporto un bellissimo articolo di Alessandra Bortolotti a cura della redazione de Il Bambino Naturale


Il valore della maternità

"In nome del padre":
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
S'inaugura la vita.

Erri De Luca (1)

Dal valore dato alla maternità e alla nascita dipende il futuro dell'umanità.

La maternità è un patrimonio infinitamente sottovalutato in nome di un'apparente civilizzazione basata sulla cultura e sulla scienza.

In realtà, le discipline scientifiche che più ci possono aiutare a capire come stanno le cose sono, a mio avviso, l'antropologia e la genetica.

Quasi ogni donna, infatti, in ogni angolo della Terra, indipendentemente dallo stato sociale e dalla cultura a cui appartiene, è predeterminata ed ha il potere di creare, consegnare al mondo e nutrire una nuova vita.

Maternità è vita.

Vita in sé e per sé, oltre le barriere culturali, sociali, politiche, religiose ed economiche. Non c'è nessun altro aspetto così pregnante che fa parte di ogni donna già alla sua nascita e che la accompagna per tutta la vita.

Una mamma è apertura, istinto, calore, nutrimento, liquido caldo e profumato che prima avvolge e poi nutre di sostanza e d'affetto; è disponibilità, spazio, contenimento, elasticità e flessibilità, rifugio sicuro, trampolino verso la vita a cui fare ritorno in caso di difficoltà: una base sicura dalla quale sperimentare, già nel grembo e ancora prima di nascere, l'affettività e la relazione con l'altro.

Il valore della maternità sta anche nell'utero e nel seno, spazi vitali, parte di ogni donna che possono accogliere una nuova vita dandole nutrimento e calore prima e dopo la nascita.

Che responsabilità hanno le mamme! E che potere...........

Maternità dovrebbe anche fare rima con semplicità, ma non è proprio così scontato. In una società come la nostra abbiamo perso di vista tutto quanto detto finora, poiché, senza saperlo, le madri sono troppo spesso addestrate a delegare all'esterno il loro ruolo: esperti, giornali, libri, corsi che le indottrinano senza ascoltarle e sostenerle nella propria individualità.

Ci troviamo in un'epoca di globalizzazione di tutto, anche delle madri. Sembra che le mamme debbano scegliere metodi e non sentire e seguire il proprio istinto. Sembra che debbano avere doveri ma non diritti, né bisogni. Sembra che il valore intrinseco che ogni donna e ogni nascita portano con sé non interessi più, o ancora peggio, non serva a nessuno. Sembra che la sicurezza sia garantita solo dalla delega all'esterno.

A volte è realmente necessario delegare, ma non sempre! Se l'Italia è il primo Paese in Europa per il numero di cesarei, se spesso nelle cartelle cliniche non se ne riporta neanche il motivo, non possiamo far finta che ognuno di quei cesarei sia stato indispensabile! Di sicuro, il cesareo non è sempre sinonimo di sicurezza.

Gli effetti di questo equivoco sono davanti agli occhi di tutti, eppure si preferisce non accettare che ci siamo sbagliati.

Hanno fatto credere alle madri che portare la nascita in ospedale rappresentasse un miglioramento senza alcun costo a livello della propria indipendenza nella gestione del parto, in nome di civiltà e di sicurezza. L'esempio dell'Olanda in cui il 30% dei parti avviene a domicilio (pure con rimborso statale, poiché ovviamente vantaggioso anche per le casse dello Stato) in massima sicurezza e nel rispetto della volontà delle donne che lo scelgono ci deve almeno far riflettere.

Braibanti (2) diceva che non sono le donne che si devono piegare alle istituzioni ma l'inverso.
Questo ha permesso che le madri delegassero il parto e che ora non pensino più di poter scegliere.

Hanno introdotto massivamente il latte artificiale come emancipazione della donna che così poteva liberarsi dagli "impegni" dell'allattamento, senza considerarne il valore relazionale.

Questo ha permesso che le madri delegassero il nutrimento dei loro figli, anche quello affettivo. Poi però ci si stupisce dell'aumento delle patologie affettive negli adolescenti: bullismo, anoressia, dipendenze da farmaci e alcool.

Hanno fatto credere alle donne che potessero evitare il dolore del parto come si evita un ostacolo per strada. Che fosse un loro diritto. Che fosse un aspetto annullabile farmacologicamente senza conseguenze.

Questo ha permesso che le madri pensassero di poter decidere diversamente a ciò che la natura ha già scelto per loro, incuranti degli ormoni e degli esiti di tali pratiche sia su di sé che sul bambino. Spesso le mamme non sono informate a sufficienza su questi aspetti.

Nel nostro Paese non ci sono leggi che permettono alle madri che lo desiderano di stare coi loro bambini almeno per i primi tre anni. Anzi nel nostro governo c'è chi pensa che il congedo di maternità sia un privilegio. Questo è vero se la logica è quella della produttività materiale e della normalità della separazione madre-bambino.

Certo che bisogna arrivare a fine mese, ma siamo proprio sicuri che i bisogni dei bambini siano così trascurabili? E che tutto quello che consumiamo e acquistiamo sia così necessario? Nelle culture del mondo dove le cure prossimali, cioè quelle che prevedono la vicinanza della madre al suo bambino, sono la normalità, gli adulti sono meno aggressivi e più sicuri di sé. Quindi, forse, può valere la pena rivalutare le nostre priorità sociali.

In fondo, cosa sono tre anni se considerati nell'arco di una vita intera? E guarda caso, la letteratura psicologica ci informa su come i primi anni di un bambino siano fondamentali per una sana crescita affettiva e relazionale.

Hanno sbagliato, soprattutto, a fare della maternità e della nascita una materia manageriale, un business che arricchisce le tasche di molti ed impoverisce l'umanità e la capacità di amare di tutti.

Maternità è capacità d'amare a partire dall'istinto. Ma l'istinto materno non è un'entità astratta che si ha o non si ha.. è attivabile, sostenibile e può evolversi. Casomai bisogna interrogarsi su cosa gli impedisce di emergere.

Ormai, una madre rischia di non guardare più il proprio bambino per capire se ha fame, sonno o freddo, perché sul mercato c'è sempre un attrezzo o una persona che la sostituisce: il libro con il metodo per far dormire i bambini, il dispositivo che decifra il pianto del bambino e ti dice cosa fare, il latte artificiale per tutti e ultimamente anche il libro che definisce i neonati maleducati (3), cosicché i genitori si sentano da subito inadeguati se non domano i loro figli, in dovere di non sentire ma di fare qualcosa per non viziare.

Se scorriamo gli scaffali delle librerie sembra che essere genitori sia diventato un ring di pugilato più che un rapporto basato sull'affettività! Ecco qualche titolo: "Manuale di sopravvivenza per neomamme", "Ero una brava mamma prima di avere dei figli", "Fai la nanna bastardo" e la lista potrebbe continuare a lungo.

Ma il bambino non è un elettrodomestico (4) che si accende e si spenge a piacimento del genitore! Non è una macchina da impostare come certe associazioni o format televisivi vogliono farci credere! Una cosa è avere un aiuto con i bambini, un'altra è delegare in toto il ruolo genitoriale verso l'esterno.

Essere madre significa, a mio parere, più saper essere che saper fare. A cominciare dal parto. Non esiste corso o libro che possa insegnare alla madre a partorire, né che le dica quando o come inizierà e si svolgerà il suo parto, quel parto!

Le madri per essere ciò che la natura ha selezionato da migliaia di anni non hanno bisogno di tanta cultura e di tante parole; non hanno bisogno di metodi uguali per tutti che ne annullino l'individualità; non hanno bisogno di chiedere l'autorizzazione agli esperti su cosa fare col proprio corpo e con il bambino.

Hanno bisogno di essere libere di scegliere e di essere informate correttamente. Hanno bisogno di un'assistenza diversa da quella che oggi sembra normale.

Michel Odent (5), in tutte le sue magistrali opere, afferma che il parto e l'allattamento, in quanto parti della vita sessuale di una donna, necessitano delle stesse condizioni in cui avviene l'incontro con il partner: intimità, calore, silenzio, non sentirsi osservate, non avere fretta. In altre parole, individualità, spazio e tempo intesi in maniera imprevedibile e non circoscrivibili da limiti stabiliti da altri.

L'ignoto del parto spesso spaventa e autorizza ad aderire a spiegazioni e deleghe che sembrano risolvere, programmare e prevedere tutto. Odent, più di trenta anni fa, nel suo ospedale vicino a Parigi, aveva tassi di cesarei bassissimi e pratiche di nascita che, ancor oggi, da noi paiono impossibili!

Perciò, se siamo disposti a cambiare le nostre modalità assistenziali, le donne avranno possibilità diverse. Spesso le mamme ignorano l'esistenza di figure professionali quali le consulenti IBCLC di allattamento o le doule, perché non c'è interesse sociale, economico e culturale a diffonderne le attività.

Penso che le donne siano vittime del sistema e che non siano sufficientemente informate sulla fisiologia del periodo primale (quello che va dal concepimento al primo anno del bambino), né sulla propria libertà di scelta nell'assistenza al parto. Una cosa è scegliere di delegare in consapevolezza, un'altra è non conoscere alternative.

Maternità è anche fiducia nelle proprie sensazioni, ascolto di sé, sensibilità, libertà di movimento, regressione per sintonizzarsi meglio su di sé e sul bambino, per poi aprirsi insieme al mondo ed alla vita.

Significa anche fare i conti con il proprio passato di bambina. I bambini stessi sono specchi con i quali confrontarci. Spesso le loro difficoltà sono le nostre vissute da piccoli che ritornano. Spesso è difficile sopportare il pianto dei nostri figli e ci prende lo sconforto. Tutto questo è normale! Diciamolo!

Non esiste la mamma perfetta, o quella di serie A o B. Siamo persone! Fatte di sentimenti, gioie, paure, dubbi, difficoltà... Siamo esseri umani, non macchine da parto o da latte. Spesso ci sentiamo sole, abbiamo bisogno di sostegno anche per essere madri migliori e stare più serenamente con i nostri figli.

Le donne devono sapere che hanno un corredo ormonale potentissimo che le aiuterà e le condizionerà in ogni fase della loro vita sessuale, anche in base alle proprie esperienze passate. Perciò l'assistenza alle donne dovrebbe essere individualizzata e non protocollare. Anche dal punto di vista psicologico.

Troppo facile etichettarle come depresse! Quanti servizi dopo parto gratuiti esistono nelle nostre città? E nelle province? Quanto si chiede alle mamme in termini di "essere subito come prima del parto"? Quante donne vengono ascoltate e non inondate di consigli non richiesti, dopo che hanno partorito? Quanti si offrono di dar loro una mano in casa per lasciarle accudire i figli?

Una figura che potrebbe fare la differenza nel valorizzare la maternità è quella della doula. Quasi sconosciuta in Italia, anche se Klaus e Kennel (6) hanno pubblicato un libro importantissimo al riguardo, dove illustrano la funzione e i benefici che una donna può avere con un adeguato sostegno durante il parto ed il puerperio.

Per esempio, la lunghezza del travaglio si accorcia, i cesarei si dimezzano, diminuisce il ricorso ad anestesia, l'allattamento risulta facilitato, aumenta la partecipazione e la tranquillità del padre.

La doula potrebbe avere un valore immenso in quanto madre di tutte le madri, facilitatrice di acquisizione del ruolo materno e genitoriale, tramite fra la famiglia, la donna e le istituzioni, durante e nel periodo intorno al parto. Non si tratta di propagandare "il naturale per forza"! Credo che tutte le mamme abbiano il diritto ad un'assistenza che tenga conto della loro produzione ormonale come dell'importanza delle dimensioni relazionali e affettive nel periodo perinatale.

Già, perché si potrebbe affermare che il tesoro intero della maternità sia racchiuso e rappresentato nel parto, comunque esso si svolga. Una donna, se motivata e sostenuta, in condizioni di fisiologia, sente il suo corpo e il suo bambino comunica con lei attraverso il dolore; sa quale è il momento giusto di muoversi, di spingere, di farsi aiutare, come nessun altro può sentire! Sa quale posizione le fa sentire meno dolore e le facilita la discesa del bambino verso la luce.

E dopo che è nato, attraverso la relazione con lui, ed eventualmente, grazie ad un sostegno competente, sa quando offrire il seno e per quanto tempo. Ma bisogna assisterla con fiducia e accettazione, con libertà e disponibilità all'ascolto, così come lei dovrà fare poi con il proprio bambino, fin dai primi istanti e per tutta la vita.

E se il parto non è fisiologico, niente è perduto. C'è sempre qualche risorsa a cui appigliarsi per accettare il proprio parto anche se non si è svolto come si era previsto. E oggi è possibile partorire per via vaginale anche dopo aver avuto uno o due cesarei.

Come è possibile allattare un bambino dopo non averne allattati altri in precedenza. Le donne che vogliono farlo, possono trovare figure professionali adeguate. Ricordiamo che le donne che non possono allattare sono inferiori al 5%. Nella stragrande maggioranza delle altre donne, i problemi derivano da un mancato sostegno competente in materia, fin dalla sala parto.

Ci tengo a precisare che se una mamma sceglie di non allattare per motivi propri dopo un'attenta valutazione e una corretta informazione, nessuno può o deve giudicarla. Ma non si può affermare che latte materno e artificiale siano la stessa cosa. O che il cesareo non sia un intervento d'emergenza e che sia preferibile alla nascita vaginale. Si tratta sempre di un intervento chirurgico.

Un'ultima riflessione vorrei dedicarla ai padri, senza i quali nessuna madre potrebbe diventare tale. Il valore della maternità è dato anche grazie al loro ruolo di innescatori del viaggio verso una nuova vita e di condivisione di amore.

È grazie al loro sostegno e alle loro forti braccia che avvolgono nei momenti di bisogno che una madre può vivere con serenità. È grazie al loro ruolo di filtro, un po' come l'azione della placenta nell'utero che il padre, dopo la nascita, media tra la diade madre bambino e l'esterno, proteggendo la loro unione e la famiglia. È grazie ai padri se le donne trovano la forza che spesso manca dopo le fatiche del parto e dell'accudimento di un bimbo piccolo.

Il ruolo paterno è spesso sottovalutato. Spesso i padri si sentono messi da parte, impotenti. Spesso stanno fuori casa per tanto tempo, ignari di quanto invece sia importante anche solo la loro presenza. Penso che molte coppie vadano in crisi dopo la nascita di un bambino per la mancanza di assistenza alla coppia stessa e per la diffusione di false soluzioni ai problemi coniugali legati al diventare genitori, prima fra tutte quella di attribuire una colpa al sonno condiviso! Cosa dovrebbe succedere nei tanti Paesi del mondo dove questa pratica è considerata normale? Divorziano tutti? Ovviamente no.

Qualcuno potrebbe dire che la maternità è "sacrificio" e a questo proposito vorrei citare le parole di un padre illustre (7):

«Si sacrifica un alpinista per raggiungere la cima? Si sacrifica chi studia per un concorso per diventare notaio, o chi fa pratica al pianoforte? Non stanno facendo qualcosa che li disgusta; stanno facendo quel che desiderano fare. Io non voglio scalare una montagna né essere un notaio, per questo non lo faccio.

Se volete portare vostro figlio in braccio, o dargli il seno, fatelo. Se volete smettere di lavorare per mesi o anni per crescerlo, o rifiutare una magnifica opportunità di lavoro, per stare con la vostra famiglia, fatelo. Ma solo se lo volete. Se non volete, non fatelo. Dire: "Ho sacrificato la mia carriera professionale per stare con mio figlio" è assurdo tanto quanto dire: "Ho sacrificato la relazione con mio figlio per la carriera". Non sono sacrifici sono scelte. Chi fa quel che vuole non sta rinunciando, sta riuscendo; non si sacrifica, ma trionfa.

La sfumatura è importante perché chi fa un sacrificio lo fa malvolentieri. Non si considera appagato, crede che gli si debba qualcosa. Presto o tardi avrete conflitti coi vostri figli che potrebbero farvi dire " Con tutto quello che ho fatto per te!" Oppure: "Per colpa tua non sono arrivato a..." Le parole una volta dette non possono essere cancellate. Le persone che avranno fatto ciò che sentivano e desideravano pensano: "che peccato che dopo tutti gli anni di gioia che mi hai dato, ora abbiamo un conflitto" oppure "grazie a te ho avuto il privilegio di essere padre". O meglio ancora, lo dicono!»

Lavoriamo e impegniamoci quindi, perché tutti in ogni angolo della Terra, rispettino il potere e il valore della maternità, ne va del futuro dell'intera umanità.

Alessandra Bortolotti

[Questo contributo è dedicato a mia madre che mi ha lasciato due anni fa, mentre ero al settimo mese di gravidanza in attesa della mia seconda figlia: quasi un passaggio del testimone verso un'unione di donne
al di là del tempo, dello spazio e della coscienza.]

Bilbliografia:

1. De Luca E., (2006), In nome della madre, Feltrinelli, Milano.
2. Braibanti L. (1993), Parto e nascita senza violenza, red edizioni, Novara.
3. Sarti P., (2008), Neonati Maleducati, Giunti Demetra, Firenze.
4. Mieli G., (2009), Il bambino non è un elettrodomestico, Apogeo, Milano.
5. Odent M. (2008), La scientificazione dell'amore, Apogeo, Milano.
6. Klaus M.H., Kennel J.H., Klaus P.H., (1994) Far da madre alla madre, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.
7. Gonzalez C., (2007), Un dono per tutta la vita, Il leone verde Edizioni, Torino.

aggiornata il 09.05.2010 a cura di Redazione bambinonaturale

giovedì 6 maggio 2010

Il latte della mamma non si scorda mai



Ecco un bel regalo per la Festa della Mamma!!


"Il latte della mamma non si scorda mai" è il titolo della campagna di comunicazione itinerante organizzata dal Ministero della Salute.


Si tratta della prima campagna di comunicazione per la promozione dell'allattamento al seno!! Un vero evento!!


Nella conferenza di presentazione sono stati espressi questi importanti concetti:


  • la promozione dell'allattamento materno è considerata una priorità di salute pubblica e le più qualificate organizzazioni internazionali, come l'Unicef e l'Organizzazione mondiale della sanità, ritengono il latte materno il miglior alimento per il bambino, sia dal punto di vista nutrizionale che affettivo, per il legame che crea tra mamma e bambino e che rimane nel tempo.

  • la necessità di reintrodurre, nella nostra società, il concetto della naturalità e spontanietà dell'allattamento al seno.

  • Valorizzare l'allattamento al seno vuol dire tutelare la maternità, che ha un valore sociale ed ha bisogno di una tutela sociale.

  • La campagna vuole veicolare in particolare tre messaggi:

    tutte le mamme hanno il latte
    tutte, con un po' d'aiuto, possono allattare
    allattando si cresce insieme



Notizie tratte da Ministero della Salute. Per altre info visitate il sito della MAMI


Mi è piaciuto molto, tra gli altri, il concetto che "allattando si cresce insieme". La campagna è veramente importante e degna di nota. Speriamo sia la prima di una lunga serie a sostegno e a tutela della maternità come valore sociale!

Per conoscere tutte le iniziative a sostengno dell'allattamento e della neomaternità a Bergamo e Provincia, visita il blog di Spazioneomamma.




mercoledì 24 marzo 2010

Figlio mio quanto mi costi di Renata Maderna


Figlio mio quanto mi costi è il titolo dell'articolo apparso sul numero 13 di Famiglia Cristiana del 28.03.2010. L'articolo riporta i dati del nuovo rapporto Cisf sulla famiglia.
Ne riporto alcuni passaggi:

"Le famiglie con figli in Italia sono diventate meno del 50 per cento del totale. Dalle 4 mila interviste effettuate per la ricerca risulta che molte non ce la fanno e rinunciano alla procreazione. E, ancora, che sono lasciate del tutto sole dallo Stato per mancanza di politiche adeguate.

Le politiche pubbliche degli ultimi decenni hanno trattato sempre più i figli come una categoria astratta e generica, come "minori", "bambini", "adolescenti", "giovani" e sempre meno come figli, cioè come persone che hanno delle precise relazioni di filiazione con genitori concreti. È vero che le preoccupazioni per i figli di famiglie povere, in crisi, separate, a disagio, sono cresciute, ma gli interventi di welfare vengono ancor oggi disegnati più sulle situazioni critiche che sulle condizioni normali.

Il tema del costo dei figli, peraltro molto chiaro in termini economici, è stato affrontato in un quadro di scelte culturali, sociali e politiche: «La sfida della cura dei figli si imbatte nella difficoltà di mettere in campo diverse risorse attorno a tre nodi fondamentali: una disponibilità economica sufficiente a garantire l’incremento delle spese che una famiglia deve sostenere con l’arrivo dei bambini; il tempo su cui i genitori possono contare per occuparsi direttamente della cura; la presenza di una rete di servizi che possano affiancare la famiglia nel compito di cura». Tutto questo in una «società in cui l’economia ha mercificato il costo dei figli, comparandolo con quello di altri beni di consumo, quali un’automobile, una seconda casa al mare, o un bel viaggio in Paesi esotici.

Limitarsi a dire che i figli sono un bene comune, dunque, non basta più. Urge, invece, una politica non solo delle istituzioni pubbliche, ma anche di quelle private per aiutarli a vivere. "


In merito al costo dei figli, secondo l'indagine, la spesa per i soli beni indispensabili ammonta a euro 317 mensili per un bimbo da 0-5 anni.

Forse dovremmo interrogarci su quali siano veramente i cosidetti "beni indispensabili". A questo proposito vi consiglio, come ho già fatto in altri post, di leggere Bebè a costo zero di Giorgia Cozza.


Per leggere tutto l'articolo, clicca qui

martedì 19 gennaio 2010

Il bambino non è un elettrodomestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare di Giuliana Mieli




Giuliana Mieli (laureata in Filosofia e psicologia clinica, dopo aver lavorato negli anni Settanta nei primi centri di salute mentale, è stata consulente per vent’anni dell’Ospedale San Gerardo di Monza), nel suo libro sostiene che la nostra società ignora e trascura gli affetti. In particolare quello che ruota intorno alla gravidanza, alla nascita, alla maternità, ai primi anni di vita dei figli.

Il racconto prende spunto dall’esperienza lavorativa dell’autrice come consulente presso il reparto di ostetricia del San Gerardo.

Dalla sua esperienza è emerso che troppo spesso nei corsi di preparazione al parto, nella gestione del travaglio, del parto, del puerperio, ma più in generale della salute dell’individuo, viene trascurato il rispetto dei bisogni affettivi di base, che invece dovrebbero essere ispirazione per una trasformazione della vita sociale e della cultura che sia in armonia con la natura dell’uomo.

L’autrice descrive l’esperienza emotiva della gravidanza e del parto dal punto di vista della madre, del bambino e del padre. Fa accenno al ruolo del dolore nel parto, che, se compreso e spiegato durante i corsi preparto, aiuterebbe le donne ad affrontarlo con maggior serenità senza ricorrere in maniera inconsapevole all’analgesia. Il dolore del parto ha un profondo significato emotivo che accompagna un passaggio cruciale: la separazione fisica del bambino dalla madre.

Parla della necessità, durante il puerperio, di ricostituire la fusionalità tra madre e bambino al fine di creare quella base sicura, attraverso cure rispettose delle reali esigenze del bambino, che permetterà al bambino un lento cammino verso l’autonomia.
La Mieli scrive: “ … la diffusa disattenzione e ignoranza sui bisogni del piccolo umano, che permette e giustifica atteggiamenti impropri, inadeguati, spesso non intenzionali,ma ugualmente deleteri, perché non permettono la costruzione di una fiducia e la conseguente capacità di esplorazione e sviluppo. Senza una base sicura non si può crescere, non si può diventare pienamente adulti: ma i genitori sono completamente disinformati delle cure di cui necessita un bambino. Bowly tristemente osserva come nella nostra società l’ignoranza diffusa sulla natura dei bisogni affettivi diffonda una insufficienza cronica di cure adeguate,nella convinzione che non si possa fare diversamente, e che vada bene così”.

E’ sta proprio questa “non conoscenza “ che ha spinto l’autrice, quando per la prima volta entrò in contatto con il mondo nuovo della maternità, a trovare una strada che le permettesse di trasmettere e utilizzare la conoscenza e l’esperienza derivante da anni di studi in psichiatria dove aveva potuto toccare con mano i tragici effetti di educazioni sbagliate, in modo da farne un efficace mezzo di cura e prevenzione.

La Mieli sostiene la necessità di una rivoluzione culturale che permetta il passaggio da una società basata sulla negazione degli affetti a una società che renda gli affetti centrali. A questo proposito scrive: “E’ necessario un cambiamento non solo per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale delgi essere umani contemporanei. L’inversione di rotta si profila come la “riscoperta della vera ricchezza nel dispiegamento delle relazioni sociali conviviali all’interno di un mondo sano”.

L’ultimo capitolo è dedicato a snocciolare i modi per uscire dalla medicalizzazione della nascita e a illustrare la funzione della psicologia in maternità.

La gravidanza”, scrive la Mieli, “è fra i tanti mutamenti della vita, quello forse più marcato da un’intensa pregnanza affettiva: è infatti un passaggio centrale dell’esistenza, che segna, sia per l’uomo che per la donna, la fine di un’epoca, quella in cui si è stati figli, e connota attraverso l’evento biologico della maternità, sia fisicamente che emotivamente, il passaggio alla responsabilità genitoriale. (…)
Una cultura meno affrettata e superficiale della nostra saprebbe celebrare con una coralità più partecipe i passaggi della vita e accompagnare con un’adeguata condivisione emotiva il turbamento insito in questo passaggio.Si tratta infatti di un turbamento fisiologico che contiene, come tutti i cambiamenti, l’ambivalenza del divenire, la gioia del nuovo e la perdita del vecchio, con quel misto di curiosità e nostalgia, di desiderio e di malinconia che caratterizza lo stesso venire al mondo, l’osare e il ritirarsi, lo sporgersi e il rinculare timorosi: non segno di una patologia, ma modalità fisiologica con cui procede il cammino faticoso dell’esistere, e in cui la sicurezza del noto diventa strumento prezioso per interpretare e affrontare il nuovo che ci si appresa a vivere.”

Continua così: ” Ci si è dimenticati del fisiologico e naturale benessere della gravidanza e la si è infarcita di esami e controlli che dovrebbero fungere da garanzia di successo. I percorsi di gravidanza affidati esclusivamente all’ostetrica, come sarebbe più naturale, fanno fatica a decollare a causa di una marcata sfiducia nella naturalità della vita e dei suoi eventi; inoltre la dilagante immaturità affettiva che caratterizza l’utenza la spinge a cercare fuori di sé garanzie, non avendo potuto costruire una qualche fiducia in sé e nelle proprie capacità biologico-affettive.

L'esperienza in campo psichiatrico e psicologico, lfa chiedere alla Mieli se “il presentarsi sempre più frequente di disturbi legati alla depressione non sia dovuto a vissuti personali repressi e trascurati e non rilevati durante la gravidanza e a motivazioni più apertamente sociali quali l’isolamento, la solitudine, la sospensione dell’attività lavorativa con la conseguente perdita di riferimenti e di contatti, il misurarsi con la propria identità e maturità al di fuori dei supporti offerti dalla professione e dal ruolo sociale. In realtà tutti i disturbi della maternità, qualunque sintomo scelgano per palesarsi, emergono sempre da storie antiche di dolore e solitudine, storie di bambine trascurate o non corretamente amate, sensibili, che si trovano sole di fronte a un’avventura della vita che tanto desiderano ma che le spaventa, perché in qualche modo e in qualche recondita parte di sé covano la sfiducia di essere adatte per affrontarla. Dietro al senso di inadeguatezza si annida sempre una storia di solitudine, di assenza di cure. (…) Se poi a queste motivazioni psicologiche personali si aggiunge una solitudine attuale, una incomprensione di coppia, il confronto con la fatica e la totale dedizione al bambino in assenza di aiuti e di rapporti - in una società che fa poco o niente a favore della maternità e si preoccupa esclusivamente di creare luoghi dove i bambini possano essere precocemente parcheggiati per consentire alla mamma di riprendere il lavoro quanto prima – allora è facile che la vergogna di sentirsi poco capace ed efficiente, come invece il sistema pretende e richiede, faccia sprofondare nello sconforto e ci si colpevolizzi perché i propri tempi di naura, fisici ed emotivi, non riescono a star dietro ai tempi della vita così come ci vengono imposti da una società completamente sorda alle esigenze dell’affettività.” La sua riflessione si riallaccia a quella di Galimberi nel suo libro “I miti del nostro tempo” (vedi post del )

Conclude così: “Se non ci curiamo adeguatamente dei bambini, avremo adulti insicuri e infelici. La società risponde con la protesi tecnologica, per partorie, per non soffrire, per avere figli artificialemtene: ma la protesi tecnologica non risponde ai perché, non aiuta a crescere, maschera dietro ad un apparente successo le insicurezze che lo hanno attraversato. E ciò che è mancato, l’ascolto, il tempo, la passione, la dedizione, continueranno a mancare perché nessuno si è accorto che era di questo che c’era bisogno; la sofferenza viene tacitata e nascosta invece di diventare, compresa, l’unico strumento adeguato per cambiare.

L’evoluzione della società e l’aumentata sensibilità ci costringeranno a fare i conti prima o poi con l’entità dei danni legati a cure effettive inadeguate e ci convinceranno che, solo garantendo un consapevole maggior rispetto dei bisogni affettivi, è possibile pensare a un futuro in cui procreare rappresenti veramente il piacere di trasmettere ai propri figli la vita insieme a quella qualità dell’amore, che, unica, la rende affascinante, godibile, preziosa. Ciò significa garantire da un lato una diversa possibilità di conoscenza e quindi di presenza, assistenza, dedizione ai propri figli da parte di entrambi i genitori, e dall’altro la diffusione della consapevolezza di una responsabilità affettiva fra i componenti della società che percorra tutti i ruoli, l’insegnamento, le professioni, gli scambi commerciali, la politica, in modo che vivere diventi lo sforzo comune di tutti, nella disponibilità affettiva e nella cooperazione, per realizzare quelle caratteristiche sociali che l’evoluzione della specie appare aver selezionato nel tempo a garanzia del mantenimento e del miglioramento dell’esistenza.

venerdì 8 gennaio 2010

Il mito dell'amore materno


A proposito di solitudine delle madri, vi segnalo questo libro: “I miti del nostro tempo”.
Il primo mito di cui parla l’autore Umberto Galimberti, professore di Filosofia della Storia e Psicologia Dinamica all’Università di Venezia, è proprio il mito dell’amore materno.

Galimberti sostiene che l’amore materno sia ambivalente: ogni madre è pervasa dall’amore per il figlio così come dal rifiuto per il figlio. Quando quest’ultimo sentimento ha il sopravvento, si verificano quei casi estremi e drammatici che ogni tanto la cronaca ci propone: madri che arrivano ad uccidere i propri figli. Gesti che, ovviamente, sono da condannare, ma che impongono anche una seria riflessione.

Secondo Galimberti, nella donna convivono due “soggettività antitetiche: una che dice “io” e una che fa sentire la donna “depositaria della specie”.
“Il conflitto tra queste due soggettività”, continua l’autore, “è alla base dell’amore materno, ma anche dell’odio materno, perché il figlio, ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall’amore per il figlio. “

Io personalmente non ritengo un “sacrificio” il mio tempo, il mio corpo, la mia carriera, il mio sonno. Li vedo sotto un altro punto di vista: li ritengo un dono che faccio a mio figlio, ma anche a me stessa, alla mia famiglia. Si tratta di un investimento per il futuro.

Ciò non toglie che a volte può essere faticoso, anzi lo è….e lo è soprattutto per quelle donne che si ritrovano sole, non supportate e “se poi il figlio è figlio dell’illegalità, del tradimento, della povertà, della paura, della sprovvedutezza, allora non solo il conflitto tra le due soggettività, ma anche l’impossibilità di prefigurare un futuro per il figlio scavano nell’inconscio della madre quel che non vuol vedere e constatare ogni giorno: che il proprio figlio è troppo distante, troppo dissimile dal proprio sogno o dal proprio desiderio. E’ a questo punto che l’ambivalenza amore-odio, comune a tutte le madri, si potenzia e chiede una soluzione.(..) Questa ambivalenza del sentimento materno generato dalla doppia soggettività che è in ciascuno di noi, e che il mondo delle madri conosce meglio del mondo dei padri, va riconosciuta e accettata come cosa naturale e non con il senso di colpa che può nascere dall’interpretarla come incompiutezza o in autenticità del sentimento.”

Galimberti sostiene, giustamente, che la differenza rispetto al passato è la condizione della madre rispetto alle trasformazioni subite dalla famiglia “che si presenta oggi in una forma troppo nucleare, troppo isolata, troppo racchiusa nelle pareti di casa che, divenute più spesse, la recingono e la secretano, creando l’ambiente adatto alla disperazione” e, aggiungo io, alla solitudine e all’isolamento.
“Nel chiuso di quelle pareti ogni problema si ingigantisce perché non c’è altro punto di vista, un termine di confronto che possa relativizzare il problema, o che consenta di diluirlo nella comunicazione, quando non di attutirlo nell’aiuto e nel confronto che dagli altri può venire”.

Ecco allora l’importanza di creare luoghi e momenti di aggregazione fra mamme, dove la mamma-donna-moglie possa confrontarsi, sfogarsi, sentirsi capita e sostenuta, confidarsi, condividere la propria esperienza o semplicemente chiacchierare .
A questo proposito vi segnalo, oltre a poter raccontare la vostra storia sul mio blog (lasciando commenti o inviandomi mail a serenapir@yahoo.it) e partecipare agli incontri che tengo periodicamente sul portare (e non solo: a breve organizzerò incontri per parlare di pannolini ecologici, biodetersivi, e altro ancora), il blog di Fiammetta spazioneomamma@blogspot.com, spazio di orientamento e condivisione per la neomaternità, dove vengono raccolte a livello locale della provincia di Bergamo le iniziative a favore e a sostegno delle neomamme.
Senza dimenticare i consultori ai quali ci si può rivolgere per cercare aiuto e/o solo consigli.

Di solito, poi, una volta fuori casa, si indossa, vuoi per vergogna, vuoi per pudore e per paura del giudizio altrui, una maschera che non fa trasparire quello che ci accade realmente. Nemmeno con i nostri familiari più stretti magari ci confidiamo per timore di sentirci inadeguate o di essere criticate.

Tutto questo potrebbe essere evitato se il nucleo familiare si aprisse allo scambio sociale
L’autore del libro, attraverso queste riflessioni non vuole ovviamente giustificare chi in preda alla disperazione arriva a compiere gesti assurdi nei confronti dei propri figli, ma vuole “denunciare la cultura dell’isolamento in cui la sacralizzazione del privato ha ridotto di fatto la famiglia, che troppo spesso registra in sé l’effetto del collasso sociale. Se infatti la società è solo la sommatoria delle solitudini delle famiglie, perché una famiglia inavvertita e inascoltata, e che a sua volta non ha voglia di farsi notare né di parlare, perché questa famiglia non può impazzire??”

L’autore esorta ad accudire le madri “perché , per talune di loro, forse troppo gravosa è la metamorfosi del loro corpo, la rapina del loro tempo, l’occupazione del loro spazio fisico ed esteriore, interiore e profondo.”

La riflessione finale sul mito dell’amore materno è dedicata al ruolo del padre: non è sufficiente che partecipi ed assista al parto. E’ molto più utile che assista madre e figlio nella quotidianità offrendo loro quell’abbraccio, quella comprensione e coesione, quell’appoggio e quel sostegno che scaldano il cuore.

Galimberti conclude con un’esortazione ai padri (quando ci sono): “tutelate la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome “accudimento”, per sottrarre le madri a quella luce nera e coì poco rassicurante che fa la sua comparsa nell’abisso della solitudine”.

“Non ci sarebbero tanti disperati nella vita se tutti, da bambini, fossero stati davvero amati e solo amati”.

lunedì 28 dicembre 2009

Sempre con lui - I vantaggi di essere un genitore a tempo pieno


A proposito di mamme a tempo pieno e mamme che si reinventano,vedi blog di spazioneomamma , a me piacerebbe molto poter essere una mamma a tempo pieno, almeno per i primi anni di vita del mio cucciolo…purtroppo non me lo posso permettere. Cercherò di stare a casa il più possibile usufruendo della maternità facoltativa e poi magari chiederò un part-time…ma non è detto che me lo concedano.
Nel frattempo, come ha scritto Fiammetta, sto tentando di reinventarmi….ma non è sempre così facile.
E pensare che fino a qualche anno fa pensavo che la carriera professionale fosse la miglior fonte di soddisfazione…Meno male che Alessandro mi ha aperto gli occhi!!

Poter essere una mamma a tempo pieno è una vera fortuna, e dovrebbe poter essere alla portata di tutte le mamme che vogliono stare a casa con i loro bambini almeno per i primi anni di vita dei loro figli. La legislazione italiana pecca in questo senso.
I paesi scandinavi sono al primo posto per le politiche a sostegno della maternità: il congedo parentale consiste in 480 giorni da dividere a scelta tra i due genitori, di cui 60 gg sono di ciascun genitore e non possono essere ceduti all’altro. Il datore di lavoro deve concedere il congedo parentale (a madri e padri ugualmente) dalla nascita fino ai 18 mesi del bambino.
Inoltre i genitori hanno diritto a lavorare part-time fino al compimento degli 8 anni del bambino.
Dal punto di vista economico, un lavoratore, sia esso autonomo o dipendente,
percepisce l’80% dello stipendio calcolato sull’ultimo anno di lavoro prima del parto, al di sotto di un tetto massimo per 240 dei 480 giorni
di congedo. I restanti giorni si riceve un compenso economico di base, che corrisponde a circa 20 euro al giorno circa 600 euro al mese.
Poi c’è l’assegno per il bambino che corrisponde a circa 110 euro mensili fino al compimento di 16 anni (si sedici anni!!!) del bambino.
Inoltre esistono stati, non è il caso dell'Italia, che prevedono anche dei congedi per i padri in occasione del parto: 2 giorni in Spagna, 14 in Svezia, 3 in Francia, da 6 a 12 in Finlandia e 7 in Danimarca.

Le mamme italiane non sono messe nelle condizioni di poter stare a casa almeno per i primi anni di vita dei loro bambini, ma allo stesso tempo si vedono costrette, se non hanno nonni disponibili, a dover sborsare cifre assurde per mandare i bimbi all’asilo nido.

“Sempre con lui- I vantaggi di essere un genitore a tempo pieno” è un libro della collana “Il bambino naturale” Ed. Il leone verde, che affronta appunto l’importanza di un accudimento costante nei primi anni di vita dei propri figli. La presenza della figura di riferimento e l’accudimento continuativo sono considerati un investimento di gran valore, che ripagherà lungamente i genitori negli anni successivi. Isabelle Fox scrive che “la semplice presenza dei genitori in ogni fase di crescita gli garantirà (al bambino) la base sicura che lo farà sentire libero di esplorare, imparare, relazionarsi con gli altri e padroneggiare il proprio mondo, da bambino prima, e infine da adulto. Gli effetti positivi della presenza dei genitori permangono per tutta la vita”.