Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!



Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi
Visualizzazione post con etichetta sviluppo del bambino. Mostra tutti i post
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martedì 3 maggio 2011

Il distacco, la separazione e il portare


Prendo spunto dal commento lasciato da  mamma Rosy qualche tempo fa a questo post per parlare di "abitudine ad essere portati", "distacco"

"il tuo blog mi stà aprendo gli occhi su molte cose e son sempre + convinta dell'importanza del CONTATTO con la nostra (ormai prossima) bambina anche se so' già che dovro' lottare con tutti i pregiudizi dei parenti! mi viene in mente una domanda, ma se poi la bimba si abbitua ad essere "portata" spesso, nel momento in cui non potrò tenerla perchè dovrò assentarmi o per altre cose in cui è pericoloso tenerla in braccio, la bimba non inizierà a piangere perchè privata di un contatto continuo con la sua mamma? prima o poi succederà che non potro' sempre tenerla in braccio anche solo nel momento in cui tornerò a lavorare e lascero' mia figlia dalla nonna e la mia paura più grande è di far star male la bambina e di peggiorare le cose. Scusa i miei mille dubbi di neo mamma che si stà convertendo al naurale. un abbraccio Rosy"

Quello che posso dire, anche sulla scorta della mia esperienza, che il più delle volte accade prorpio il contrario:

un bambino abituato ad esser portato, che ha creato un forte legame di fiducia con i suoi genitori, che quindi ha acquisito quello che viene definito un attaccamento sicuro avrà meno difficoltà a separarsi dalla sua mamma

Il bambino non avrà bisongo di continue rassicurazioni e non dovrà cercare in continuazione la presenza della mamma: è consapevole del fatto che la sua mamma c'è.

Avrà  acquisito quella base sicura che gli permetterà di proiettarsi verso l'esterno: un bisogno quando viene soddisfatto, in questo caso stiamo parlando del bisogno del contatto e della presenza del genitore, non è più tale.

Io non mi preoccuperei e mi godrei i momenti di stretta relazione e contatto con il mio bambnino. Quando ci sarò necessità di separarsi, spiegherò al mio bimbo quello che sta succedendo: i bambini hanno molte più risorse di quelle che noi crediamo.

Nella mia esperienza, quando sono rientrara al lavoro a tempo pieno, dopo 13 mesi passati a stretto contatto con mio figlio, portato assiduamente, avevo ovviamente delle ansie, che si sono dissipate già dalle prime mattine, al momento del distacco da mio figlio: gli spiegavo che la mamma doveva andare al lavoro e che ci saremmo rivisti la sera.
Allora lui mi saltava in braccio, mi stringeva forte e poi mi faceva segno che voleva scendere.
Io andavo al lavoro tranquilla, sapendo di averlo lasciato sereno e consapevole del fatto che la mamma sarebbe tornata.
Non ha mai fatto scenate e  nel corso dei mesi il suo modo di salutarmi è cambiato: a volte mi dà un grosso bacio, a volte mi saluta semplicemente con la mano o mi guarda dalla finestra mentre vado.
Rispetto ai primi tempi, quando mi sembrava di intuire, che proprio attraverso il modo in cui mi salutava, mi volesse dire : 

"Mamma, stai tranquilla: ho capito che vai, non ti preoccupare"

ora, a volte, sembra mi voglia dire "Vai mamma, vai!!"

Questo per confermare ciò che scrivono psicologi ed esperti:  "Solo attraverso un buon attaccamento, ci potrà essere una buona separazione"

Per approfondire questi temi consiglio le "letture ad alto contatto"

domenica 13 febbraio 2011

Buon compleanno Bambino Naturale!!

La collana de Il  Bambino Naturale, per festeggiare il suo quinto compleanno, si è fatta e ci ha fatto un piccolo regalo:

cinque riflessioni di cinque autrici dei libri della collana, che potrai scaricare cliccando qui





Tratto dal sito del il Bmabino Naturale:

Il Bambino Naturale nasce in contrapposizione a una società, e a un visione della maternità e del bambino, fortemente influenzate da logiche industriali e commerciali. Un mondo in cui tutto sembra voler ostacolare l’istutuzione famiglia e il naturale sviluppo dei più piccoli, tra falsi aiuti e incentivi e più o meno espliciti tentativi di trasformare il prima possibile i nostri figli in consumatori in erba!



Da qui la volontà del Bambino Naturale e dei suoi autori di “smascherare” queste dinamiche fornendo strumenti di lettura che aiutino i genitori ad aprire gli occhi, a riconoscere i reali bisogni dei loro figli e della famiglia stessa e ad acquisire una maggiore consapevolezza circa i pregiudizi e le “forzature” alla base dei messaggi che la società vuole trasmettere.

Ricordo alle mamme di Bergamo e Provincia che fossero interessate a partecipare ad ordini di gruppo di libri della collana Il Bambino Naturale e Il Giardino dei Cedri, possono mandare una mail a serenapir@yahoo.it

giovedì 28 ottobre 2010

Incontri a tema a La Casetta sul Serio

Nel mese di novembre, in occasione del mese dedicato al progetto NATI PER LEGGERE, alla Casetta sul Serio, il nuovo centro per l'infanzia e la famiglia a Seriate, in Via Decò e Cannetta, 52, si svolgeranno due incontri il cui tema sarà

  • Martedi 2 novembre IL GIOCATTOLO, una questione educativa, pensare prima di scegliere
  • Martedi 16 novembre LA LETTURA, la lettura come strumento educativo(perchè, che cosa, quando e dove leggere ai bambini e alle bambine)

Gli incontri saranno tenuti dalla Dottoressa Lorenza Comi, pedagogista ed esperta nelle relazioni famigliari.

Per info e iscrizioni: lacasettasulsrio@yahoo.it o cell 345 4811795.

"Parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro?
Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve. E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro."

di Rita Valentino Merletti e Bruno Tognolini, Leggimi forte, Salani 2006

lunedì 4 ottobre 2010

lo svezzamento naturale o alimentazione complementare a richiesta


Che cosa è l'alimentazione complementare a richiesta?

E' il modo più naturale, sano e rispettoso di introdurre i solidi nell'alimentazione dei bambini, guidandoli attraverso il lento e graduale passaggio da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all'universo dei cibi solidi.

Autosvezzamento è ripsettare i segnali del bambino: introdurre i solidi non prima che:


    • il bambino abbia perso il riflesso di estrusione (ovvero quello che fa tirare fuori la lingua se si stimola la bocca, necessario per la suzione al seno, e che molti confondono con l"abitudine al cucchiaino"),

    • che sia capace di stare seduto senza aiuto e

    • che mostri interesse verso quello che i grandi fanno a tavola durante i pasti.

    Questi sono i segnali che indicano che i bambini sono pronti ad affacciarsi al mondo dei solidi. Ciò avviene di norma attorno ai 6 mesi, a volte poco prima, in molti casi dopo.

    L'alimento principale, la base della dieta del bambino, rimane il latte, quello della mamma o quello del biberon. Ecco perché si parla di alimentazione complementare.


    Un'interessante fonte di informazioni è il forum Autosvezzamento.it, da cui ho tratto questo passaggio:



    Autosvezzamento è rispetto del bambino, delle sue scelte, dei suoi gusti, della sua sazietà e dei suoi no. Rispetto della tranquillità dei pasti, dei genitori e quindi dei figli. Niente pianti perché "non mi mangia", perché non vuole questo o non vuole quello. Niente stress perché "non ha finito la sua pappa, come farà a reggersi in piedi?". Niente improbabili scenette per tentare di fargli aprire la bocca e mangiare. I bambini hanno la capacità di autoregolarsi e dobbiamo solo imparare a rispettarli e dare loro fiducia.

    Per approfondimenti, puoi leggere un articolo a cura di Lucio Piermarini, apparso sui quaderni ACP del 2007 dal titolo "Come e quando svezzare. Chiedetelo a lui"


    Cliccando qui, potrete scaricare una presentazione a cura dei docenti dell'Università di Macerata, su Divezzamento e autosvezzamento.


    Per indicazioni bibliografiche, clicca qui


    domenica 21 marzo 2010

    Filastrocche


    In relazione al tema del gioco, alla possibilità di costruirsi giocattoli per e insieme ai propri bimbi, al fatto che possano bastare semplici oggetti casalinghi, vorrei riportarvi questa filastrocca di Tognolini, che ho scoperto grazie ad Elena a "Note in gioco 2010"


    Io gioco con giocattoli

    belli, preziosi, strani

    se non ci sono quelli

    gioco con le mie mani

    gioco con sassi e foglie

    gioco con erba e sole

    se non ci son quelli

    gioco con le parole

    gioco con ombra e vento

    gioco con quel che c'è

    nessuno ha più giocattoli di me.
    Nell'immagine: Alessandro a "La Casetta sul Serio" durante lo spazio riservato ai bimbi della sua età!

    sabato 6 marzo 2010

    Disciplina: un gioco da ragazzi


    L'autrice del libro, Brigitte Racine, è un'infermiera e terapeuta familare canadese. Il suo sito , http://www.educoeur.ca/fr/, è l'emblema del suo messaggio: educare con il cuore.
    Attraverso modi semplici e concreti suggerisce come gestire alcune situazioni in modo sia da soddisfare il bisogno del proprio figlio sia ad aiutarlo a responsabilizzarsi.
    L'autrice sostiene che per avere un'influenza positiva sui propri figli è necessario aver creato un forte legame di fiducia. Nel momento in cui il bambino si sente amato, capito, valorizzato e rassicurato, quando si crede in lui e si condividono con lui momenti di gioco e divertimento, sarà lui il primo ad aver voglia di collaborare con il genitore, perchè è nella natura del bambino cercare di piacere ai suoi genitori.
    L'autrice parla di "tempo di esclusività", ossia dedicare 20 minuti almeno tre volte a settimana al prorpio figlio. Ma in che termini? 20 minuti nei quali si è soli con il bambino, in cui lui è consapevole del tempo che gli stiamo dedicando, è lui a stabilire regole e gioco. Niente cellulare, niente televisione, niente campanello. E'un tempo, appunto, esclusivo che permette di soddisfare vari bisogni del bambino: il bisogno d'amore, di competenza, di sicurezza, di libertà, di piaere.
    Relativamente alla disciplina, così come in un gioco, le regole deveno essere chiare, costanti e devono prevedere sempre una conseguenza. Fissare una regola può provocare frustrazione nel filgio, crisi di pianto, scenate. Sarebbe facile, scrive la Racine, dire "proveremo la prossima volta: è ancora piccolo". Ma se non ci sono conseguenze quando il bambino infangre le regole o supera dei limiti , il bambino stesso si sentirà confuso e sarà sempre alla ricerca di indicazioni che lo rassicurino. E' per questo, secondo l'autrice, che troppi adolescenti oggi sono alla ricerca di regole che non hanno mai dovuto rispettare, alla ricerca di qualcuno che li fermi. "Il genitore che vuole che suo figlio si affermi e che abbia tutte le opportunità di svilupparsi, deve inculcargli una disciplina. Quaest'ultima rassicura il bambino ed è essenziale allo sviluppo dell'autostima."
    La Racine sconsiglia di ripetere le stesse cose più volte (per esempio mettere a posto), di urlare, di minacciare. Al contrario è necessario agire: far quello che si dice anche se risulta difficile e se comporta resistenza e crisi del bambino.
    Altro consiglio: dare un nome ai suoi bisogni, desideri, sentimenti. Il bambino si sentirà compreso e più disponibile alla collaborazione.
    Un capitolo è poi dedicato alle "punizioni e ricompense". Punire, scrive la Racine, non ispira rispetto, così come le ricompense ripetute ispirano il "mercanteggiare".
    Infine, suggerisce la "riparazione" piuttosto che la punizione. La riparazione punta a compensare le conseguenze di un errore e ad eliminare il danno fatto alla persona che ha subito il torto. Chiedere ad un bambino di riparare ai suoi errori significa dirgli "credo in te".

    martedì 16 febbraio 2010

    La Casetta sul Serio


    La Casetta sul Serio, il nuovo centro per l'infanzia e la famiglia a Seriate, organizza incontri formativi all'interno del percorso formativo "DALLE FATICHE DEL DIVENTARE GENITORE ALL'AUTONOMIA DEL BAMBINO, ATTRAVERSO IL PATTO EDUCATIVO DELLA FAMIGLIA".

    Le serate saranno condotte da Francesca Manzoni, psicologa dell’età evolutiva, e da Lorenza Comi, pedagogista esperta nelle relazioni educative famigliari, e si svolgeranno a Seriate in via Decò e Canetta, 52.

    Quota unica di iscrizione 10,00€ a famiglia.


    Inoltre ogni sabato mattina a "La Casetta sul Serio" è possibile prendere appuntamento per Consulene Pedagogiche sulle relazioni failiari.

    Per informazioni od appuntamenti contattare il numero: 345/4811795.

    venerdì 12 febbraio 2010

    La teoria dell'attaccamento


    Nel blog di Spazio Neomamma, trovate le date degli incontri tenuti da Don Belotti a Nembro.
    Don Belotti, psicologo e psicoterapeuta, si rifà alla teoria dell'attaccamento elaborata da John Bowlby, psicanalista inglese.

    Bowlby sostiene che lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, lo trattano. In base a tale interazione si strutturerà uno dei seguenti stili attaccamento:

    - Attaccamento Sicuro: avviene nei primi 18 mesi di vita. Il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella presenza della figura di riferimento. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile, pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede, che risponde prontamente ai suoi bisoni primari di calore, nutrizione , contenimento, contatto. Da qui l'importanza del "portare".
    I tratti che caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.


    - Attaccamento Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla convinzione del bambino che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé.


    - Attaccamento insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è nell’individuo la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo stile è promosso da una figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.
    I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa.

    Per poter crescere sicuro e indipendente, il bambino ha bisogno della "base sicura", di cui parlano Bowlby e Mary Ainsworth. E questa "base sicura" può essere fornita al bambino attraverso uno stile di maternage attento a rispondere ai bisogni primari del bambino.

    Anche Elena Balsamo, nel suo libro "Sono qui con te", sostiene che la salute del bambino poggia su quattro pilastri fondamentali, che a loro volta si declinano su quattro elementi:

    - una buona vita prenatale (sintonia, stile di vita sano, contenimento, consapevolezza)

    - una buona nascita (intimità, non interferenza, cooperaione, accoglienza)

    - un buon maternage (allattamento, massaggio, baby-carrying, co-sleeping)

    - una buona educazione (amore incondizionato, fiducia, libertà, rispetto)

    Questi "pilastri" offrono la possibilità di creare la base sicura di cui un bambino ha bisogno per il suo sviluppo emotivo, psico-sociale.

    martedì 19 gennaio 2010

    Il bambino non è un elettrodomestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare di Giuliana Mieli




    Giuliana Mieli (laureata in Filosofia e psicologia clinica, dopo aver lavorato negli anni Settanta nei primi centri di salute mentale, è stata consulente per vent’anni dell’Ospedale San Gerardo di Monza), nel suo libro sostiene che la nostra società ignora e trascura gli affetti. In particolare quello che ruota intorno alla gravidanza, alla nascita, alla maternità, ai primi anni di vita dei figli.

    Il racconto prende spunto dall’esperienza lavorativa dell’autrice come consulente presso il reparto di ostetricia del San Gerardo.

    Dalla sua esperienza è emerso che troppo spesso nei corsi di preparazione al parto, nella gestione del travaglio, del parto, del puerperio, ma più in generale della salute dell’individuo, viene trascurato il rispetto dei bisogni affettivi di base, che invece dovrebbero essere ispirazione per una trasformazione della vita sociale e della cultura che sia in armonia con la natura dell’uomo.

    L’autrice descrive l’esperienza emotiva della gravidanza e del parto dal punto di vista della madre, del bambino e del padre. Fa accenno al ruolo del dolore nel parto, che, se compreso e spiegato durante i corsi preparto, aiuterebbe le donne ad affrontarlo con maggior serenità senza ricorrere in maniera inconsapevole all’analgesia. Il dolore del parto ha un profondo significato emotivo che accompagna un passaggio cruciale: la separazione fisica del bambino dalla madre.

    Parla della necessità, durante il puerperio, di ricostituire la fusionalità tra madre e bambino al fine di creare quella base sicura, attraverso cure rispettose delle reali esigenze del bambino, che permetterà al bambino un lento cammino verso l’autonomia.
    La Mieli scrive: “ … la diffusa disattenzione e ignoranza sui bisogni del piccolo umano, che permette e giustifica atteggiamenti impropri, inadeguati, spesso non intenzionali,ma ugualmente deleteri, perché non permettono la costruzione di una fiducia e la conseguente capacità di esplorazione e sviluppo. Senza una base sicura non si può crescere, non si può diventare pienamente adulti: ma i genitori sono completamente disinformati delle cure di cui necessita un bambino. Bowly tristemente osserva come nella nostra società l’ignoranza diffusa sulla natura dei bisogni affettivi diffonda una insufficienza cronica di cure adeguate,nella convinzione che non si possa fare diversamente, e che vada bene così”.

    E’ sta proprio questa “non conoscenza “ che ha spinto l’autrice, quando per la prima volta entrò in contatto con il mondo nuovo della maternità, a trovare una strada che le permettesse di trasmettere e utilizzare la conoscenza e l’esperienza derivante da anni di studi in psichiatria dove aveva potuto toccare con mano i tragici effetti di educazioni sbagliate, in modo da farne un efficace mezzo di cura e prevenzione.

    La Mieli sostiene la necessità di una rivoluzione culturale che permetta il passaggio da una società basata sulla negazione degli affetti a una società che renda gli affetti centrali. A questo proposito scrive: “E’ necessario un cambiamento non solo per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre, ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale delgi essere umani contemporanei. L’inversione di rotta si profila come la “riscoperta della vera ricchezza nel dispiegamento delle relazioni sociali conviviali all’interno di un mondo sano”.

    L’ultimo capitolo è dedicato a snocciolare i modi per uscire dalla medicalizzazione della nascita e a illustrare la funzione della psicologia in maternità.

    La gravidanza”, scrive la Mieli, “è fra i tanti mutamenti della vita, quello forse più marcato da un’intensa pregnanza affettiva: è infatti un passaggio centrale dell’esistenza, che segna, sia per l’uomo che per la donna, la fine di un’epoca, quella in cui si è stati figli, e connota attraverso l’evento biologico della maternità, sia fisicamente che emotivamente, il passaggio alla responsabilità genitoriale. (…)
    Una cultura meno affrettata e superficiale della nostra saprebbe celebrare con una coralità più partecipe i passaggi della vita e accompagnare con un’adeguata condivisione emotiva il turbamento insito in questo passaggio.Si tratta infatti di un turbamento fisiologico che contiene, come tutti i cambiamenti, l’ambivalenza del divenire, la gioia del nuovo e la perdita del vecchio, con quel misto di curiosità e nostalgia, di desiderio e di malinconia che caratterizza lo stesso venire al mondo, l’osare e il ritirarsi, lo sporgersi e il rinculare timorosi: non segno di una patologia, ma modalità fisiologica con cui procede il cammino faticoso dell’esistere, e in cui la sicurezza del noto diventa strumento prezioso per interpretare e affrontare il nuovo che ci si appresa a vivere.”

    Continua così: ” Ci si è dimenticati del fisiologico e naturale benessere della gravidanza e la si è infarcita di esami e controlli che dovrebbero fungere da garanzia di successo. I percorsi di gravidanza affidati esclusivamente all’ostetrica, come sarebbe più naturale, fanno fatica a decollare a causa di una marcata sfiducia nella naturalità della vita e dei suoi eventi; inoltre la dilagante immaturità affettiva che caratterizza l’utenza la spinge a cercare fuori di sé garanzie, non avendo potuto costruire una qualche fiducia in sé e nelle proprie capacità biologico-affettive.

    L'esperienza in campo psichiatrico e psicologico, lfa chiedere alla Mieli se “il presentarsi sempre più frequente di disturbi legati alla depressione non sia dovuto a vissuti personali repressi e trascurati e non rilevati durante la gravidanza e a motivazioni più apertamente sociali quali l’isolamento, la solitudine, la sospensione dell’attività lavorativa con la conseguente perdita di riferimenti e di contatti, il misurarsi con la propria identità e maturità al di fuori dei supporti offerti dalla professione e dal ruolo sociale. In realtà tutti i disturbi della maternità, qualunque sintomo scelgano per palesarsi, emergono sempre da storie antiche di dolore e solitudine, storie di bambine trascurate o non corretamente amate, sensibili, che si trovano sole di fronte a un’avventura della vita che tanto desiderano ma che le spaventa, perché in qualche modo e in qualche recondita parte di sé covano la sfiducia di essere adatte per affrontarla. Dietro al senso di inadeguatezza si annida sempre una storia di solitudine, di assenza di cure. (…) Se poi a queste motivazioni psicologiche personali si aggiunge una solitudine attuale, una incomprensione di coppia, il confronto con la fatica e la totale dedizione al bambino in assenza di aiuti e di rapporti - in una società che fa poco o niente a favore della maternità e si preoccupa esclusivamente di creare luoghi dove i bambini possano essere precocemente parcheggiati per consentire alla mamma di riprendere il lavoro quanto prima – allora è facile che la vergogna di sentirsi poco capace ed efficiente, come invece il sistema pretende e richiede, faccia sprofondare nello sconforto e ci si colpevolizzi perché i propri tempi di naura, fisici ed emotivi, non riescono a star dietro ai tempi della vita così come ci vengono imposti da una società completamente sorda alle esigenze dell’affettività.” La sua riflessione si riallaccia a quella di Galimberi nel suo libro “I miti del nostro tempo” (vedi post del )

    Conclude così: “Se non ci curiamo adeguatamente dei bambini, avremo adulti insicuri e infelici. La società risponde con la protesi tecnologica, per partorie, per non soffrire, per avere figli artificialemtene: ma la protesi tecnologica non risponde ai perché, non aiuta a crescere, maschera dietro ad un apparente successo le insicurezze che lo hanno attraversato. E ciò che è mancato, l’ascolto, il tempo, la passione, la dedizione, continueranno a mancare perché nessuno si è accorto che era di questo che c’era bisogno; la sofferenza viene tacitata e nascosta invece di diventare, compresa, l’unico strumento adeguato per cambiare.

    L’evoluzione della società e l’aumentata sensibilità ci costringeranno a fare i conti prima o poi con l’entità dei danni legati a cure effettive inadeguate e ci convinceranno che, solo garantendo un consapevole maggior rispetto dei bisogni affettivi, è possibile pensare a un futuro in cui procreare rappresenti veramente il piacere di trasmettere ai propri figli la vita insieme a quella qualità dell’amore, che, unica, la rende affascinante, godibile, preziosa. Ciò significa garantire da un lato una diversa possibilità di conoscenza e quindi di presenza, assistenza, dedizione ai propri figli da parte di entrambi i genitori, e dall’altro la diffusione della consapevolezza di una responsabilità affettiva fra i componenti della società che percorra tutti i ruoli, l’insegnamento, le professioni, gli scambi commerciali, la politica, in modo che vivere diventi lo sforzo comune di tutti, nella disponibilità affettiva e nella cooperazione, per realizzare quelle caratteristiche sociali che l’evoluzione della specie appare aver selezionato nel tempo a garanzia del mantenimento e del miglioramento dell’esistenza.

    mercoledì 6 gennaio 2010

    Cure da mamma canguro per figli più sereni


    Pubblico un articolo a cura di "Pensiero Scientifico Editore"


    Avere un contatto pelle a pelle con il proprio bambino subito dopo la nascita può essere d’aiuto per il suo futuro sviluppo psicofisico. La marsupioterapia, una tecnica nuova per la cura dei bambini prematuri mutuata dalle mamme canguro, sembra essere efficace per una crescita serena di tutti i neonati. È il risultato di uno studio dell’Università di Haifa (Israele), pubblicato sulle pagine di Pediatrics.


    La marsupioterapia è stata scoperta casualmente nell’Ospedale San Juan De Dias di Bogotà. Nel reparto pediatrico, infatti, le incubatrici a disposizione erano insufficienti e si pensò, in mancanza di meglio, di proteggere il bambino mettendolo tra i vestiti della mamma, a diretto contatto con la sua pelle. Si è così visto che il dolce e costante tepore materno funzionava come la più moderna delle incubatrici: il contatto diretto con la madre migliorava più velocemente lo stato di salute del bambino e la sua crescita. Da allora, in determinate situazioni, questa tecnica viene utilizzata anche negli ospedali più all’avanguardia.

    Si ricorre alla marsupioterapia quando il bambino, pur essendo in condizioni discrete di salute, non può tornare a casa con la mamma perché necessita di cure che solo una struttura adeguata può garantirgli; oppure se il piccolo ha ancora bisogno di trascorrere parte della giornata nell'incubatrice; oppure ancora se è nato sottopeso, cioè sotto i 1500 grammi. In pratica la mamma (ma può essere anche il papà!) due o tre volte al giorno ritorna in ospedale e, per un periodo di tempo che va dai 15 minuti alla mezz’ora, prende il piccolo dall’incubatrice e lo poggia sul petto, tra i vestiti, proprio come in un marsupio. In questo modo si ricrea quel naturale, indispensabile contatto che l’incubatrice ha bruscamente interrotto.


    Il gruppo di ricerca israeliano ha preso in considerazione 47 coppie mamme-bambini: metà dei neonati sono stati trattati con un programma di marsupioterapia che prevedeva l’intimo contatto con la madre almeno un’ora al giorno subito dopo la nascita, l’alta metà è stata messa nella nursery, secondo la pratica routinaria per i nuovi nati. I ricercatori hanno poi osservato in tutti i bambini i primi comportamenti in risposta alle condizioni ambientali cui erano sottoposti: ne è emerso che quelli che ricevevano le “cure canguro”dormivano per un tempo molto più lungo rispetto agli altri che invece risultavano più irritabili e facili al pianto. Inoltre i primi mostravano di muovere con più facilità braccia e gambe, cosa che riflette un buon sviluppo del sistema nervoso, mentre i secondi mantenevano più facilmente una posizione distesa.


    Sul perché questo tipo di cura apporti maggiori benefici, Sari Goldestein Ferber, coordinatrice della ricerca, ipotizza che il contatto pelle a pelle tra madre e figlio e lo scambio di calore e di odori che si produce contribuisca a non far sentire solo il neonato, infondendogli sicurezza. Usata per i bambini prematuri, questa tecnica mostra una notevole efficacia anche in quelli nati a termine, tanto che gli stessi autori la consigliano a tutti i nuovi nati.


    Bibliografia. Goldstein Ferber S, Markhoul I. The effect of skin-to-skin contact (Kangaroo Care) shortly after birth on the neurobehavioral responses if the term newborn: a randomized, controlled trial. Pediatrics 2004;113:858-865.

    lunedì 4 gennaio 2010

    Bambino naturale: Tutte le mamme hanno il latte





    Quando sono rimasta incinta, la mia speranza era quella di poter allattare….ero preoccupata che non potessi avere latte o che il mio latte non fosse sufficientemente nutriente per il mio bambino…ma per quale motivo avevo queste preoccupazioni?!!

    Fin da piccole siamo abituate a giocare con le bambole e a dar loro il biberon come fosse la normalità, noi stesse molto probabilmente siamo state allattate artificialmente (a mia mamma, per esempio quando avevo tre mesi, il pediatra ha detto che il suo latte non era nutriente e che doveva smettere di allattare, nonostante io crescessi benissimo), in televisione le pubblicità ci mostrano bambini paffuti cresciuti a latte artificiale e omogeneizzati, spesso nemmeno gli addetti ai lavori e in particolare alcuni pediatri sono sufficientemente informati sull’importanza di un allattamento materno prolungato, nelle riviste dedicate alle mamme (comprese quelle di cui veniamo omaggiate in ospedale), troneggiano pubblicità di ogni marca di latte artificiale, insomma veniamo inconsciamente influenzate e non siamo certo consapevoli delle nostre potenzialità e di ciò che la natura ci ha fornito:

    ALLATTARE E’ NATURALE così come camminare!!!! Pensate che addirittura le madri adottive, se determinate, sono in grado di farsi venire il latte! Non avete mai sentito di gattini abbandonati allattati da un cane? Questa è la natura e solo condizionamenti esterni possono compromettere una delle esperienze più gratificanti e ricche di significato della vita di una donna!

    Come dice nel suo libro "Il bambino non è un elettrodomestico", Giuliana Mieli, oltre agli indiscussi vantaggi nutrizionali (il latte materno è specie-specifico), allattare permette di ricostituire quell’unità che fisicamente si è sciolta con il parto, permette di creare un’intimità tra madre e figlio che non ha eguali.
    Il cibo diventa allora nutrimento fisico e affettivo: latte come trasmissione dell’amore materno. E’ impossibile allora stabilire rigidi orari: cosi come durante la gravidanza è il corpo della mamma che si adatta per contenere il bambino, così, una volta nato, è la mamma che deve adattarsi alle esigenze del suo bimbo, accettando e soddisfacendo le sue necessità.

    La preoccupazione del viziare, rispondendo prontamente alle richieste di un esserino che dipende totalmente da noi, così strenuamente portata avanti da nonne, suocere, vicine, conoscenti, amiche ed esperti non ha alcun fondamento riferita ai neonati.
    E’ legittima se venisse applicata ai veri bambini viziati, più grandi, ai quali non si è in grado di dire di no di fronte a richieste spesso inadatte alla loro età: parlo di ore davanti alla televisione, al telefonino, ai video giochi ,al cibo…

    Ad ogni poppata, il bambino ritrova il calore della sua mamma , il contenimento, l’odore, il contatto. In una parola tutta la sicurezza di cui ha bisogno, la certezza di ritrovare la presenza che lo nutre, lo consola, lo coccola. Perché ricordiamoci che accanto alla suzione finalizzata al nutrimento fisico del bambino, c’è quella non nutritiva caratterizzata da contatto con la madre, dal calore trasmesso, dal senso di protezione.
    A questo proposito è famoso l’esperimento di Harlow sui piccoli di scimmie. Harlow si propose di misurare due variabili: la variabile del contatto e la variabile del nutrimento. Egli costruì un surrogato di scimmia utilizzando un tessuto spugnoso contenente una lampadina che trasmetteva calore. Il secondo surrogato era invece costituito da una rete metallica fornita di seno artificiale pronto a sfamare in ogni momento i piccoli. Harlow misurò il tempo trascorso dai piccoli lattanti con il surrogato metallico che erogava latte e con il surrogato che invece trasmetteva calore. L’esperimento dimostrò che la variabile del contatto è una variabile straordinariamente importante nello sviluppo delle relazioni affettive, mentre l’allattamento è una varibile trascurabile. Da qui si può dedurre che la funzione dell’allattamento, in quanto variabile affettiva, è quella di garantire frequenti e intimi contatti corporei del piccolo con la madre.

    Da questo esperimento emerge chiaramente la conclusione che i lattanti attaccati al seno materno soddisfano contemporaneamente sia il bisogno nutritivo che, cosa ancor più importante, il bisogno di contatto. Entrambi i bisogni sono vitali e fondamentali per lo sviluppo psicofisico dei bambini. Possono essere soddisfatti separatamente, ma mai uno in alternativa all’altro.

    Per i bambini che hanno sperimentato e goduto di questa fusione con la mamma, sarà più facile separarsi e acquisire la loro autonomia.


    Allattare, non allattare o smettere di allattare resta una scelta insindacabile della mamma purchè sia consapevole e informata, e non basata su pregiudizi, credenze, condizionamenti, cattiva informazione, mancato supporto.

    Diversa la situazione di chi invece deve rientrare al lavoro e si vede in qualche modo costretto a rinunciare in parte all’allattamento (a meno che abbai il tempo e la voglia di sottoporsi a estenuanti sedute di tiraggio del latte…fattibile ma con molta molta determinazione).
    In questo senso gli enti, le associazioni che promuovono l’allattamento prolungato dovrebbero sostenere allo stesso modo e sensibilizzare i governi sulla necessità della donna di poter svolgere la sua fondamentale funzione di madre almeno nei primi anni di vita dei figli.


    Allego qui a fianco le raccomandazione della Comunità Europea sull’alimentazione dei lattanti e dei banbini fino a tre anni e la lista degli Ospedali Amici dei Bambini che promuovono il legame mamma-bimbo e l’allattamento al seno.

    In tema di allattamento vi consiglio di leggere "Tutte le mamma hanno il latte" di Paola Negri, della stessa autrice "Sapore di mamma". Un altro libro molto bello è "Un dono per tutta la vita" del pediatra spagnolo Gonzales.