Il blog che promuove la filosofia del portare i neonati e i bambini come piccoli marsupiali.....e...molto altro...


Sul blog di mamma canguro potete lasciare i vostri commenti e suggerimenti...anzi siete invitati a farlo. Il vostro contributo può essere d'aiuto ad altri e sicuramente aiuta a sviluppare il confronto tra genitori su temi che riguardano i nostri figli ma anche noi stessi!! Buona lettura!!



Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove .
Infinite cose accadono per aiutarla,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute....
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, cominciala.
L'audacia ha in sè genio, potere e magia.
Cominciala adesso.

W. Goethe


Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un'artista.

San Francesco d'Assisi

giovedì 22 luglio 2010

Babywearing: che passione!!



La mia passione per il Babywearing, letteralmente "indossare il bambino", nasce in realtà ancora prima di essere incinta...molto prima.
Già durante un viaggio in Messico nel 1995, ero rimasta affascinata da queste donne che si portavano sulla schiena i loro bimbi all'interno del Rebozo.
Mi ricordo in particolare una festa a Merida nello Yucatan, dove c'erano mamme con i vestiti popolari che ballavano con i bimbi sulla schiena.
Poi nel 2004 un viaggio in Africa.

Solo ora, dopo 6 anni, nel sistemare la cantina dei miei genitori, ricompaioio i souvenris di quel viaggio: una stampa con delle donne che portano i loro bimbi sulla schiena nel tipico pagne o african kanga e una statuetta che ritrae una madre con il suo bimbo sul fianco.....
che fossero già dei segnali premonitori della mia futura passione?!?!?

mercoledì 21 luglio 2010

Portare i bambini in vacanza: il concorso indetto dal blog Equazioni




Il Blog Equazioni ha lanciato un simpaticissimo concorso dal titolo "Portare i bambini in vacanza": si tratta di inviare il proprio racconto di viaggio e le proprie fotografie. Per conoscere tutti i dettagli e i premi in palio clicca qui.
Per quanto riguarda noi, durante la nostra vancanza in Spagna a maggio, oltre a mei tai e fascia lunga, per scrupolo, essendo la prima vancanza al mare con Alessandro, che compirà un anno ad agosto, ci siamo portati la "zavorra" del passeggino.
In aereoporto l'abbiamo subito imbarcato tutto "scocciato". E' rimasto tale e quale per tutta la vacanza con l'eccezione di una sera: siamo usciti a cena e l'abbiamo utilizzato, ma giusto per dire che lo sforzo di trascinarcelo dietro era servito!!



In effetti il passeggino, tra l'altro comprato apposta per l'occasione della vacanza (uno di quelli da pochi euro al supermercato), è stato molto utile: una volta chiuso siamo riuscititi ad imboscarci dentro l'ombrellone, che avevamo comprato al mare (sarà un caso che la chiusura di questi passeggini si chiama ad ombrello), e ad imbarcarlo senza dover pagare ulteriori spese!!

Non l'abbiamo trovato utile nemmeno come cariola porta oggetti! Anche perchè avevamo due trolley a testa (anche questo giusto perchè era la prima vacanza di Alessandro) e sarebbe stato impossibile spingere un passeggino negli spostamenti dall' aeroporto, al porto, al traghetto, all'appartamento!

Per andare al mare, per raggiungere le spiagge più appartate, per le passeggiate, per far addormentare Alessandro in spiaggia abbiamo usato indifferentemente fascia, mei tai (che lo riparavano anche dal sole) e quando è capitato di dimenticarli abbiamo usato il mio pareo.

Senza passeggino, è stata una vacanza più easy...a misura di bambino e di genitore.
Provare per credere!!!

Per inviare la tua testimonianza, le tue foto, collegati al blog Equazioni e buone vacanze a tutti!



martedì 20 luglio 2010

Kangaroo Mother Care, il "metodo canguro" e l'allattamento






Nel numero 89 di "Da mamma a mamma" il bollettino della Lega del Latte, compare un interessante articolo di Sally Myer dal titolo "La mamma canguro: facilitare la transizione del bambino nel mondo".





Questo interessante articolo descrive gli elementi fondanti del "metodo canguro":

- contatto pelle a pelle mamma-bambino,

- l'allattamento esclusivo

- la riduzione o meglio l'eliminazione della separazione mamma bambino

Nell'articolo, si parla di Marsupioterapia, non solo come pratica nata per facilitare la sopravvivenza dei neonati prematuri, ma di pratica da applicare a tutti i neonati per i vantaggi che ne derivano. Queste affermazioni vengono fatte sulla base di studi scientifici e in particolare si fa riferimento a uno dei maggiori studiosi e "applicatori" di questo metodo: il Dott. Nils Bergman.





L'importanza e i vantaggi che derivano dall'applicazione di questo metodo, non solo per i prematuri, ma anche per i neonati a termini è suffragata da diversi studi. E' stato dimostrato che l'applicazione della canguro terapia, quindi portarsi addosso il proprio bambino, ha aumentato:

- il numero di allattamenti al seno


- di allattamenti esclusivi


- e la durata dell'allattametno



L'articolo prosegue elencando le ragioni, sostenute da studi e ricerche mediche, per cui la KMC contribuisce al successo dell'allattamento:

1- le madri coinvolte nella KMC mostrano sentimenti più positivi nei confronti dei prori bambini



2- la KMC facilita poppate frequenti



3- la maggior stabilità fisiologica fornita dalla KMC fa si che il bambino abbia più energia disponibile da dedicare all'allattamento al seno



4-il maggior coinvolgimento della madre nel prendersi cura del bambino, ato la KMC, la aiuta a conoscerlo meglio nella sua unicità, e a riconoscere i suoi segnali di fame, sofferenza e stanchezza.



5- la KMC rafforza nella madre la sensazione di essere importante per il prorpio bambino





Inoltre, sia che il bambino sia allattato al seno o con il biberon, la KMC contribuisce a creare una relazione piu positiva tra madre e fliglio, favorendo il processo di attaccamento.



Favorendo quindi l'avvio della relazione, migliorando il tasso di allattamento, aumentando l'autostima nel genitore, la fiducia nelle sue competenze e capacità, si contribuisce a migliorare la salute di figli e genitori, sotto tutti i punti di vista.



La lega del latte pubblica in italiano il dvd del Dott. Bergman, Kangoroo Mother Care.



Per ulteriori info sulla Marsupioterapia potete visitare il sito Piccoli Passi Prematuri che dedica una sezione specifica e approfondita a questa pratrica.



Sul sito Contatto Continuo puoi trovare la traduzione italiana, a cura di Grazia De Fiore (autrice di Contatto continuo. Portare i bambini come e perchè) di un intervento del Dottor Nils Bergman pubblicato in Les dossiers de l’allaitement, Hors-Série 2005 (La Leche League France) dal titolo Il contatto pelle a pelle


Sui benefici del babywearing in relazione all'allattamento clicca qui.

lunedì 19 luglio 2010

Ordine pannolini lavabili


Nei giorni scorsi le mamme del Gruppo Allattamento di Bagnatica (BG), hanno effettuato un ordine collettivo di pannolini lavabili: ben 120 pocket da ripartirsi fra 14 mamme di cui 7 che si avvvicinano per la prima volta la mondo dei lavabili.

Effettuare l'ordine di gruppo ci ha permesso davvero un bel risparmio e uno sconto sulle spese di spedizione. Ogni pannolino del tipo pocket con due inserti in microfibra viene a costare 5 euro!!

Davvero un bel traguardo e una grande soddisfazione poter dare alle mamme la possibilità di provare i pannolini lavabili senza essere costrette ad acquistarne grandi quantità o a spendere grosse cifre , senza avere la certezza che quel tipo di pannolino faccia al caso loro.


Il risparmio di questi tipi di ordine non si traduce solo in termini economici per la famiglia, ma per l'intera collettività.


Se pensiamo che al compimento del terzo anno di vita un bambino consuma in media una tonnellata di pannolini usa e getta con conseguenti costi di smaltimento, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a ridurre la mole di rifiuti che ogni giorno viene prodotta.

Se consideriamo un consumo medio per bambino di circa 5.000/6.000 pannolini usa e getta, le 14 mamme che si sono avvicinate al mondo dei lavabili, hanno contribuito a ridurre la quntità di immondizia: dai 70.000 ai 84.000 pannolini usa e getta in meno!!

Il risparmio economico è notevole: circa euro 100/150 per una fornitura di pannolini lavabili del tipo che abbiamo ordinato, contro i 1000/1500 euro degli usa e getta!

Se consideriamo anche i benefici in termini di salute dei nostri figli, il risparmio non ha eguali!

Per ulteriori info sui lavabili clicca qui
Se sei una mamma di Bergamo e Provincia e sei interessaata a vedere dal vivo i lavabili o vuoi partecipare ad altri ordini, mandami una mai a s.mammacanguro@gmail.com
Per ogni chiarimento o info sui lavabili visita Non Solo Ciripà

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venerdì 16 luglio 2010

Ad ognuno la sua fascia portabebè!!


Esistono differenti tipi di fasce portabebè: dalla classica fascia lunga al mei tai, passando per la fascia ad anelli, la fascia tubolare, la fascia elastica e chi più ne ha più ne metta!!
Spesso le mamme mi chiedono quale sia il supporto migliore per portare i bimbi e quale scegliere. La mia risposta è "Io le prenderei tutti!!".

E non è una battuta: il costo complessivo di fascia lunga, mei tai, fascia tubolare, non arriva neanche lontanamente ai prezzi di costosi passeggini, navicelle o combinati.


Anche perchè non è detto che navicella e passeggino rispondano alle nostre esigenze. Come prima cosa suggerisco, quindi, di aspettare a comprarli: possiamo farceli prestare e, se ci rendiamo conto che per noi sono indispensabili, siamo sempre in tempo ad acquistarli.



Prenderei vari tipi di supporti per portare i piccoli a contatto, non solo perchè questa pratica mi appassiona e mi piacciono fasce e mei tai anche da cambiare, ma perchè, secondo quella che è la mia esperienza, ogni supporto meglio si adatta a


-differenti situazioni,

-età del bambino

-peso

-tipo di posizioni

-esigenze.


I vari tipi di supporto sono intercambiabili fra di loro.

Faccio qualche esempio per farmi capire meglio e per aiutare le mamme che, avvicinandosi per la prima volta alla pratica del portare, fanno fatica ad orientarsi fra le varie tipologie di supporti esistenti.


Fasci tubolare (in inglese pouch sling):

Ho usato questa tipologia di fascia molto all'inizio, quando Alessandro era appena nato. E' una fascia avvolgente, che contiene il bambino in un mordibo abbraccio. E' molto comoda per allattare nella posizione della culla. La usavo soprattutto in casa. Per uscire preferivo il mei tai: primo riuscivo meglio, d'inverno, ad allacciare la giacca tenendo il bambino al caldo e poi, mano a mano che il peso del bimbo aumenta, il mei tai permette di distribuirlo meglio. Con la fascia tubolare, nella posizione culla, il peso grava invece su una sola spalla.


Ho riscoperto questo tipo di fascia nell'ultimo mese (Alessandro ha ora 11 mesi e pesa oltre 10 kg), sopratutto per gli spostamenti brevi: tipo tragitto dalla macchina alla piscina con borse e borsoni al seguito o per salire in casa dopo aver parcheggiato macchina (sopratutto per chi come me ha scale da fare). E' molto comoda perchè si indossa come fosse una borda a tracolla. Ci infilo il bambino in posizione laterale sul fianco e mi rimangono le mani libere per le borse (sono sempre carica.....vedi foto). Non devo fare nessun nodo o legatura e con il caldo ho poca stoffa addosso. E' molto pratica e veloce nell'utilizzo. Quando il peso del bambino aumenta, va bene per tragitti brevi.


Fascia lunga

E' molto versatile e si adatta praticamente ad ogni occasione. L'utilizzo è un pò più complicato rispetto agli altri supporti, ma si tratta in fondo di fare un pò di pratica nell'esecuzione delle varie posizioni.
Io l'ho usata molto durante l'inverno nella posizione incrociata davanti. Ne tengo sempre una in macchina per ogni evenienza: va bene come copertina/lenzuolino, si può stendere per terra se siamo al parco o in spiaggia.
E' molto comoda per lunghe passeggiate: il peso del bambino è distribuito in maniera ottimale.
E' meno pratica e immediata per piccoli spostamenti: se devo scendere dalla macchina per fare una commissione veloce, magari non sto a mettermi la fascia lunga. Anche se posso indossarla prima di uscire di casa e tenermela addosso non facendo altro che togliere e mettere il cucciolo, aggiustando di volta in volta la poszione e la tensione della fascia.
E' ottima per i neonati: permette di sostenere molto bene la testa e di contenerli. Si può comodamente allattare.
Considerata la lunghezza, si possono effettuare molte posizioni differenti in base all'età del bambino.

La fascia lunga esiste anche nella versione in maglina: molto morbida, ottima per i prematuri. Io personalmente non l'ho utilizzata, ma intendo farlo al prossimo bebè!!
Mei tai
Il mei tai è molto semplice da utilizzare, permette di distribuire bene il peso del bambino e di scaricarlo anche sulle gambe.
E' veloce da togliere e da mettere, anche se adesso che Alessandro è un pò più grande, come dicevo, per i brevi spostamenti preferisco la pouch sling posizionata sul fianco.
Mi trovo molto bene posizionando il bambino sulla schiena: in questo modo posso cucinare, scrivere al computer, passeggiare e...farlo addormentare!
L'ho sempre usato dalla nascita nella posizione rannicchiata, alternandolo con pouch slign e fascia lunga. Anche con il mei tai si può allattare.
E' il tipo di supporto che ha usato di più anche il papà, sia in casa che per le passeggiate. Io me lo porto sempre in borsa: anche quando vado in bicicletta: se Alessandro si addormenta nel seggiolino e ciondola troppo, lo uso per assicurarlo al poggiaschiena!




Quindi non c'è un supporto migliore in assoluto....e come dicevo in un altro post, se si è intenzionati a portare, basta anche un pezzo di stoffa e un pò di pratica.
Indipendentemente dal tipo di supporto, quello che conta è il contatto con il prorpio bambino, il beneficio che ne deriva sia per la mamma che per il bambino. I bisogni del bambino di contenimento, calore, nutrimento vengono soddisfatti: il bambino piange meno, la mamma si sente più libera e competente, insomma, si crea un circolo virtuoso! I motivi per portare sono molti!
Regalare una fascia portabebè ad una mamma è sicuramente un'ottima idea!

giovedì 15 luglio 2010

Fascia portabebè, mei tai e aria condizionata


Negli ultimi giorni, mi è capitato di dover fare varie commissioni: dentro e fuori da negozi con aria condizionata molto alta rispetto alla temperatura esterna...conseguenza..mi son presa un bel mal di gola.


Il mei tai mi è venuto in aiuto anche in questo frangente: prima di entrare nei negozi ci infilavo Alessandro che, dopo essere stato in macchina avvolto dal seggiolino, era tutto sudato. In questo modo sono riuscita a proteggerlo dall'aria condizionata troppo forte.


E' vero che i bimbi più piccoli portati nel passeggino e nella carozzina, di solito vengono coperti con un lenzuolino, ma un bimbo più grande, difficilmente rimane coperto!


Ecco anche un altro utilizzo del mei tai, suggeritomi dalla mia amica Anna, sperimentato con la sua bimba di 8 mesi: funge da cintura di sicurezza quando mette la sua bimba nel carrello della spesa!!!

sabato 10 luglio 2010

Abbasso le carrozzine di Lucio Piermarini


Riporto l'articolo di Piermarini, autore di "Io mi svezzo da solo", apparso sul numero 3 di maggio-giugno 2008 di UPPA, Un Pediatra per Amico, di cui avevo già parlato in un precedente post.

Il titolo è significativo!!!



“Sì, e poi, dopo, dove li mettiamo i bambini? Ce li porta a spasso il pediatra ipercritico di UPPA?” Calma, calma. Andiamo per ordine. Chi ha detto di eliminarle, ho solo detto “abbasso!”, cioè non mi attirano, non mi convincono, non le acquisterei e sì, ad essere sincero, le eliminerei. E poi ho parlato di carrozzine, non di qualunque mezzo di trasporto per bambini, solo carrozzine, quegli aggeggi monumentali, che potete parcheggiare solo in un hangar, sempre che abbiate un aeroporto nelle vicinanze, e che, se volete trasportarla, vi serve una limousine o, se non ve la potete permettere, un furgone. Ma ce la vedete una carrozzina, così elegante e signorilmente rifinita in un furgone? No, no, facciamo uno sforzino e prendiamo una via di mezzo, una bella auto nuova maxi bagagliaio, un SUV sarebbe il massimo, che fa pure tanto fico, e poi ci starebbero comodi anche altri bambini,”Come altri bambini! Va bene il SUV, ma intanto teniamoci questo e vediamo, che per il secondo c’è tempo, e che diamine!” Giusto, ma questa è un`altra storia. Poi mica tanto un’altra storia, a pensarci bene. Il secondo figlio non si fa perché fa fatica tirarlo su, non su da terra ma nel senso di stargli dietro, dedicargli tempo, coccolarlo, preoccuparsene, e poi oggi il secondo figlio lo fanno in pochi. Analogamente la carrozzina fa risparmiare fatica alla mamma, già stressata di suo, proprio perché neomamma, e poi oggi una carrozzina la comprano tutti.



Ma ve lo siete mai chiesto a cosa serve veramente una carrozzina? Forse che un neonato pesa così tanto da aver bisogno di una carriola per essere trasportato? Perché di un neonato parliamo, e di lattanti fino a tre quattro mesi. Quindi pesi da tre a sei, sette chilogrammi. Vi sembra tanto? Uno studente di scuola elementare si carica ben di più sulle spalle. “Ma che c’entra il peso! Nella carrozzina sta più comodo. Non prende correnti d’aria e la spina dorsale non si accartoccia come se fosse ancora dentro la pancia” Già appunto, c’è stato due tre mesi in quella posizione, felice come una pasqua, perché dovrebbe essere più contento tutto srotolato? State tranquille, che se sé ne sta rannicchiato addosso a voi la sua schiena non corre alcun pericolo.Ci si dimentica tropo facilmente, o meglio, ve lo hanno fatto dimenticare, che il posto più naturale e confacente per un neonato o un lattante di pochi mesi è il corpo della sua mamma, fatto apposta per contenerlo, riscaldarlo e rassicurarlo. Piazzarlo da solo in una carrozzina è come per noi, invece di risvegliarci al mattino accolti dalle nostre care, vecchie cose di pessimo gusto, aprire gli occhi su un bianco, muto soffitto, stretti fra quattro pareti altrettanto bianche e mute, e ovviamente incapaci di qualunque iniziativa se non urlare a squarciagola per il terrore. O no? Cosa pensate che si aspetti un bambino fresco di questo mondo di giorni, settimane o mesi , se non la rassicurante vicinanza della sua mamma? Lui si aspetta di essere preso e protetto da una figura materna, che ci sarà qualcuno ad accoglierlo quando nasce, tanto che, se si ha il buon gusto di lasciarlo dove l’Onnipotente ha comandato, nel giro di pochi minuti comincia a cercare finché non si attacca al seno e, dopo una rassicurante ciucciata, si addormenta felice, anzi, si addormentano felici, lui e la sua mamma. Rompere l’incantesimo significa far credere che il bambino pesi, in tutti i sensi, debba quindi essere tenuto a bada, e prendeteli da piccoli se no, dopo, è troppo tardi. Niente di più falso. C’è un tempo per le coccole e c’è un tempo per i paletti. Non che siano perfettamente distinti ma, certamente, nei primi mesi saranno quasi tutte coccole, ed è quello che anche la mamma vuole, successivamente inizieranno i paletti, ed è quello che anche la mamma vuole, ma quando lo decide lei, e non la fabbrica di carrozzine.



“E allora che dobbiamo fare?” Ovviamente e sempre, quello che preferite. E se non vi sembra insensato quanto ci siamo detti, potete provare, visto che non nuoce, invece che a trasportare, a portare i bambini. Braccia, marsupi, fasce, come più vi aggrada e giudichiate conveniente. Chi lo ha fatto ve lo garantisce; è tutta un`altra cosa.

venerdì 9 luglio 2010

Allattamento difficoltoso e babywearing


Oggi si conclude l'iniziativa dedicata a "Io allatto alla luce del sole".




Nel post Allattare alla luce del sole e babywearing e A proposito di allattare alla luce del sole, avevo parlato della mia esperienza di babywearing e allattamento. Avevo anche accennato ai vantaggi che offre portare un neonato nella fascia, soprattutto in caso di difficoltà di allattamento.




A questo proposito, riporto alcuni passaggi tratti dal numero 95 di Mamma a Mamma, la rivista trimestrale della Leche Leaugue. Questo numero dedica infatti una sezione a "Aumentare la produzione di latte". Fra i vari suggerimenti che vengono proposti c'è anche...indovinate un pò??!?!..Il contatto pelle a pelle.


Sarah Cereghini, che ha curato l'articolo, scrive:

"Un maggior contatto corporeo pelle a pelle è di conforto sia alla mamma che al bambino, favrendo una migliore intimità e stimolando il piccolo a poppare più di frequente e la mamma a produrre e rilasciare latte."

"L'uso di una fascia può essere utile per tenere il bimbo il più possibile a contatto con te durante la giornata: questo gli farà ritrovare interesse per il seno, e cercherà di attaccarsi più spesso. Avendolo addosso anche per te sarà più semplice offrire il seno tutte le volte che lui mostrerà di desiderarlo."

"Ponendo il tuo piccolo nella fascia, nello spazio tra i tuoi seni, creerai per lui un ambiente estremamente confortevole, dove gli sarà più facile stabilizzare le prorpie funzioni vitali (respiro, temperatura e glicemia)."

"...piangerà meno, evitando di sprecare energie ma conservandole per crescere, e poi chiederà il seno più frequentemente; è stato anche dimostrato che gli stimoli sensoriali che il tuo cucciolo ti dà, stando contatto pelle a pelle con te, vanno ad aumentare la tua produzione di latte"









venerdì 2 luglio 2010

Pannolini, caldo, irritazioni, EC


Con il caldo degli ultimi giorni, nonostante i pannolini lavabili, ad Alessandro sono venuti un sacco di puntini rossi e irritazione sul petto, sotto il collo e nella zona pannolino!


Lui, già normalmente suda moltissimo, in particolare la testa. In questi giorni di caldo afoso, ho deciso, almeno quando siamo a casa o dalla nonna, di lasciarlo senza pannolino.


Ormai la cacca la fa ad orari abbastanza regolari e poi lancia dei segnali chiarissimi: di solito si apparta, si aggrappa a qualcosa e...diventa tutto rosso! Per cui basterebbe osservarlo e portalo sul water.


Per la pipi proverò a metterlo sul water o nella vasca con acqua corrente: di solito la fa. E se prorpio farà qualche pisciatina in giro...la pulirò.

In fondo ne ho pulite tante di cane e gatto quando erano cuccioli, perchè non farlo per un bimbo in modo che possa sentirsi più libero, e soprattutto permettere alla sua pele di respirare ed essere più fresco?!!


Se desideri maggiori info sulla pratica dell'EC, elimination communication, clicca qui oppure prova a sfogliare "Senza pannolino. Come educare i neonati al vasino sin di primi mesi di vita" di Laurie Boucke, Terra Nuova edizioni

mercoledì 30 giugno 2010

Il massaggio infantile


Il contatto è uno dei bisogni primari del neonato.
La pelle è l'organo di senso più esteso ed il primo a formarsi in utero.
Quale miglior pratica del portare e del massaggio per rispondere a questo bisogno?
Il massaggio infantile,così come il portare, offre al genitore un ulteriore strumento di relazione per entrare in contatto con il neonato.
Il massaggio consente di prestare attenzione ai segnali del bambino e contribuisce a creare quel legame di attaccamento, bonding, così importante per lo sviluppo psico-fisico del bambino.

Ritagliarsi un momento della giornata per fare un massaggio al proprio bimbo, ha un effetto benefico e calmante sia sul genitore che sul bambino. E' un momento vostro, esclusivo, di contatto, di gioco, di coccole, di rilassamento, di tranquillità. Anche il papà può sperimentare questa piacevole esperienza.

Il massaggio del bambino non è una tecnica, ma un modo di stare con lui, un modo di creare un legame, di comunicare con lui.

Può essere utilizzato fin dai primi gg di vita del bambino e accompagnarlo nella sua crescita.

L' A.I.M.I., l'associazione italiana di massaggio infantile, forma insegnati qualificati che mostrano, attraverso incontri sia di gruppo che individuali, le sequenze per massaggiare i bimbi, spiegano i benefici del massaggio, offrono ai genitori uno strumento di relazione e li supportano nel processo di attaccamento al bambino. Frequentare un corso A.I.M.I. è anche un modo per incontrare altri genitori e confrontarsi con loro.
Se vuoi conoscere l'insegnante più vicino a te clicca qui
Se hai un'amica che aspetta un bimbo, puoi pensare ad un regalo alternativo e sicuramente gradito!! Un corso di massaggio infantile è un regalo sia per in neonato che per il genitore!
Per approfondimenti:
V. Mclure, Il massaggio al bambino, messaggio d'amore, Bonomi Editore
A. Montagu, Il linguaggio della pelle, Vallardi Editore
N. Autton, Parlare non basta. L'importanza del contatto e della vicinanza nelle relazioni di cura, EDT editore.
Se vuoi conoscere il programma specifico di un corso di massaggio infantile A.I.M.I. manda una mail a serenapir@yahoo.it oppure collegati a www.aimionline.it



martedì 29 giugno 2010

A proposito di "allattare alla luce del sole"











Ecco alcune foto: qui più che "allattare alla luce del sole".....è allattare SOTTO il sole!!!


Per quanto riguarda "allattare e babywearing", le due pratiche vanno a braccetto: soprattutto in caso di problemi di avvio di un buon allattamento, portare il proprio bimbo a contatto con il prorpio corpo, aiuta i bimbi sonnolenti, che crescono poco, a trovare il seno a portata di bocca. Ciò agevola e aiuta il compito della mamma: il bimbo se portato sul petto, cerca spontaneamente il capezzolo e anche se piccolissimo è in grado di attaccarsi grazie al suo istinto di suzione.

Allattare alla luce del sole e babywearing






Carnival mondiale dell'allattamento alla luce del sole dal 5 al 9 luglio


Dopo l'iniziativa di Genitori Channel, semplicemente ciuccio, dove potete trovare le immagini di tante mamme che allattano in pubblico, parte il "carnival" mondiale dell'allattamento alla luce del sole!


Tra i vari temi, c'è anche quello dell'allattamento collegato al babywearing!


Uno dei vantaggi di portare in fascia o con mei tai, è proprio quello di poter allattare comodamente ovunque.




"Allattare portando" permette alle mamme di sentirsi libere di allattare in qualsiasi luogo, e per le mamme che si fanno problemi ad allattare in pubblico, il mei tai o la fascia le protegge da sguardi indiscreti: infatti bastano pochi accorgimenti per poter allattare all'interno di fascia o mei tai senza che nessuno se ne accorga.



In più, portando il bambino e allattandolo a richiesta, non si è vincolati ai suoi orari: la mamma è libera di uscire quando vuole, sicura del fatto che, nel caso il suo bimbo abbia fame, potrà allattarlo anche al supermercato mentre fa la spesa, al parco mentre passeggia, al ristorante mentre si gode la cena!



Portare e allattare a richiesta offrono entrambi grande libertà alla mamma: libertà di movimento, libertà di spazi, libertà di uscire di casa e non isolarsi! In piu', soddisfano i bisogni dei bimbi rendendoli più tranquilli e meno irritabili! e noi di conseguenza, ci sentiamo più sicure, più adeguate a capire i segnali del nostro bambino.


E' possibile allattare comodamente anche camminando. Il mio bimbo, per esempio, essendo ormai grandicello (11mesi), quando lo porto nel mei tai, si serve da solo! Al mare, passeggiavo in spiaggia per farlo addormentare: lui nella fascia seduto sul mio fianco e attaccato al seno!


Portando, si può allattare fuori casa anche in inverno con temperature rigide: basta mettere il bimbo a contatto con il nostro corpo, sotto la nastra giacca !


"Allattare e portare", per quella che è la mia esperienza personale, ha trasformato i primi difficili mesi di conoscenza reciproca, di fatiche di adattamento, in un percorso di innamoramento, di soddisfazione dei bisogni sia miei che del mio cucciolo. Ha veramente alleggerito il carico di lavoro non solo fisico, ma sopratutto mentale, che l'arrivo di un bimbo, sopratutto se è il primo, comporta. Ed è proprio da queste considerazioni che è nata la mia idea di incontrare altre mamme e condividere con loro la mia esperienza sul portare: nella speranza che anche loro potessero apprezzarne i benefici e vivere la maternità più serenamente, come è successo a me.



Allattare è un gesto talmente naturale, carico di significati positivi, così tenero e dolce, che non c'è nulla di più bello che vedere una mamma che allatta alla luce del sole il suo bimbo: regala a chi la guarda un tenero sorriso.


Non nascondiamoci, non vergognamoci di allattare in pubblico anche i bimbi più grandi.


Se avete esperienze da raccontare, se volete lasciare un vostro commento, potete collegarvi al blog di Fiammetta



Se volete altre info sull'iniziativa, collegatevi a Genitori Channel



martedì 22 giugno 2010

Una bella passeggiata nel bosco

Ecco ancora un utilizzo del mei tai: lunghe passeggiate nel bosco! Sicuramente più comodo dei tradizionali zaini,che già di per sè sono pesanti.

Il mei tai pesa pochissimo e una volta piegato occupa pochissimo spazio!




Nelle calde (si spera) giornate estive, una bella passeggiata rinfrescante nel bosco, con il proprio bimbo sulla schiena, è un bel modo di passare un pomeriggio...magari in compagnia di altre mamme!

sabato 12 giugno 2010

La comodità di portare in spiaggia


Portare, oltre ai benefici di carattere emotivo, di relazione, fisici, economici, offre innumerovoli vantaggi di tipo pratico!
Non da ultimo, la comodità di portare in spiaggia! Carichi di borse, salviettoni, ombrelloni, palette e secchiello, poter avere le mani libere è indispensabile.
In più, con fascia o mei tai, si possono fare delle belle passeggiate in spiaggia, senza spaccarsi braccia e schiena.
Si possono raggiungere luoghi che difficilmente con il passeggino si potrebbero vedere!
E per finire, anche il papà in vacanza si gode il suo bimbo a 360°!!!

lunedì 7 giugno 2010

Per portare basta un pareo


Ecco come è possibile portare anche con un semplice pareo! Comodissimo da usare in spiagga o in caso abbiate dimenticato fascia o mei tai. E' molto semplice: basta fare un nodo e portare il bimbo sul fianco!


Per i bimbi più piccoli è sufficiente anche una pashimina per portarli nella posizione della culla.



Negli Stati Uniti, i portatori piu' esperti, portano infatti tramite SPOC (simple piece of cloth).



Un semplice pezzo di stoffa, come un pareo, ci può aiutare a gestire anche bimbi piu' grandicelli, che magari, in spiaggia si sono stufati di camminare: è sicuramente più comodo portarli su un fianco che in braccio!

giovedì 3 giugno 2010

Colloquio d'autore: Umberto Galimberti incontra Giuliana Mieli

Riporto questo video i cui protagonisti sono Umberto Galimberti, di cui ho parlato a proposito del libro "I miti del nostro tempo", e Giuliana Mieli, autrice di "Il bambino non è un elettrodomestico"

giovedì 20 maggio 2010

Il valore della maternità


Riporto un bellissimo articolo di Alessandra Bortolotti a cura della redazione de Il Bambino Naturale


Il valore della maternità

"In nome del padre":
inaugura il segno della croce.
In nome della madre
S'inaugura la vita.

Erri De Luca (1)

Dal valore dato alla maternità e alla nascita dipende il futuro dell'umanità.

La maternità è un patrimonio infinitamente sottovalutato in nome di un'apparente civilizzazione basata sulla cultura e sulla scienza.

In realtà, le discipline scientifiche che più ci possono aiutare a capire come stanno le cose sono, a mio avviso, l'antropologia e la genetica.

Quasi ogni donna, infatti, in ogni angolo della Terra, indipendentemente dallo stato sociale e dalla cultura a cui appartiene, è predeterminata ed ha il potere di creare, consegnare al mondo e nutrire una nuova vita.

Maternità è vita.

Vita in sé e per sé, oltre le barriere culturali, sociali, politiche, religiose ed economiche. Non c'è nessun altro aspetto così pregnante che fa parte di ogni donna già alla sua nascita e che la accompagna per tutta la vita.

Una mamma è apertura, istinto, calore, nutrimento, liquido caldo e profumato che prima avvolge e poi nutre di sostanza e d'affetto; è disponibilità, spazio, contenimento, elasticità e flessibilità, rifugio sicuro, trampolino verso la vita a cui fare ritorno in caso di difficoltà: una base sicura dalla quale sperimentare, già nel grembo e ancora prima di nascere, l'affettività e la relazione con l'altro.

Il valore della maternità sta anche nell'utero e nel seno, spazi vitali, parte di ogni donna che possono accogliere una nuova vita dandole nutrimento e calore prima e dopo la nascita.

Che responsabilità hanno le mamme! E che potere...........

Maternità dovrebbe anche fare rima con semplicità, ma non è proprio così scontato. In una società come la nostra abbiamo perso di vista tutto quanto detto finora, poiché, senza saperlo, le madri sono troppo spesso addestrate a delegare all'esterno il loro ruolo: esperti, giornali, libri, corsi che le indottrinano senza ascoltarle e sostenerle nella propria individualità.

Ci troviamo in un'epoca di globalizzazione di tutto, anche delle madri. Sembra che le mamme debbano scegliere metodi e non sentire e seguire il proprio istinto. Sembra che debbano avere doveri ma non diritti, né bisogni. Sembra che il valore intrinseco che ogni donna e ogni nascita portano con sé non interessi più, o ancora peggio, non serva a nessuno. Sembra che la sicurezza sia garantita solo dalla delega all'esterno.

A volte è realmente necessario delegare, ma non sempre! Se l'Italia è il primo Paese in Europa per il numero di cesarei, se spesso nelle cartelle cliniche non se ne riporta neanche il motivo, non possiamo far finta che ognuno di quei cesarei sia stato indispensabile! Di sicuro, il cesareo non è sempre sinonimo di sicurezza.

Gli effetti di questo equivoco sono davanti agli occhi di tutti, eppure si preferisce non accettare che ci siamo sbagliati.

Hanno fatto credere alle madri che portare la nascita in ospedale rappresentasse un miglioramento senza alcun costo a livello della propria indipendenza nella gestione del parto, in nome di civiltà e di sicurezza. L'esempio dell'Olanda in cui il 30% dei parti avviene a domicilio (pure con rimborso statale, poiché ovviamente vantaggioso anche per le casse dello Stato) in massima sicurezza e nel rispetto della volontà delle donne che lo scelgono ci deve almeno far riflettere.

Braibanti (2) diceva che non sono le donne che si devono piegare alle istituzioni ma l'inverso.
Questo ha permesso che le madri delegassero il parto e che ora non pensino più di poter scegliere.

Hanno introdotto massivamente il latte artificiale come emancipazione della donna che così poteva liberarsi dagli "impegni" dell'allattamento, senza considerarne il valore relazionale.

Questo ha permesso che le madri delegassero il nutrimento dei loro figli, anche quello affettivo. Poi però ci si stupisce dell'aumento delle patologie affettive negli adolescenti: bullismo, anoressia, dipendenze da farmaci e alcool.

Hanno fatto credere alle donne che potessero evitare il dolore del parto come si evita un ostacolo per strada. Che fosse un loro diritto. Che fosse un aspetto annullabile farmacologicamente senza conseguenze.

Questo ha permesso che le madri pensassero di poter decidere diversamente a ciò che la natura ha già scelto per loro, incuranti degli ormoni e degli esiti di tali pratiche sia su di sé che sul bambino. Spesso le mamme non sono informate a sufficienza su questi aspetti.

Nel nostro Paese non ci sono leggi che permettono alle madri che lo desiderano di stare coi loro bambini almeno per i primi tre anni. Anzi nel nostro governo c'è chi pensa che il congedo di maternità sia un privilegio. Questo è vero se la logica è quella della produttività materiale e della normalità della separazione madre-bambino.

Certo che bisogna arrivare a fine mese, ma siamo proprio sicuri che i bisogni dei bambini siano così trascurabili? E che tutto quello che consumiamo e acquistiamo sia così necessario? Nelle culture del mondo dove le cure prossimali, cioè quelle che prevedono la vicinanza della madre al suo bambino, sono la normalità, gli adulti sono meno aggressivi e più sicuri di sé. Quindi, forse, può valere la pena rivalutare le nostre priorità sociali.

In fondo, cosa sono tre anni se considerati nell'arco di una vita intera? E guarda caso, la letteratura psicologica ci informa su come i primi anni di un bambino siano fondamentali per una sana crescita affettiva e relazionale.

Hanno sbagliato, soprattutto, a fare della maternità e della nascita una materia manageriale, un business che arricchisce le tasche di molti ed impoverisce l'umanità e la capacità di amare di tutti.

Maternità è capacità d'amare a partire dall'istinto. Ma l'istinto materno non è un'entità astratta che si ha o non si ha.. è attivabile, sostenibile e può evolversi. Casomai bisogna interrogarsi su cosa gli impedisce di emergere.

Ormai, una madre rischia di non guardare più il proprio bambino per capire se ha fame, sonno o freddo, perché sul mercato c'è sempre un attrezzo o una persona che la sostituisce: il libro con il metodo per far dormire i bambini, il dispositivo che decifra il pianto del bambino e ti dice cosa fare, il latte artificiale per tutti e ultimamente anche il libro che definisce i neonati maleducati (3), cosicché i genitori si sentano da subito inadeguati se non domano i loro figli, in dovere di non sentire ma di fare qualcosa per non viziare.

Se scorriamo gli scaffali delle librerie sembra che essere genitori sia diventato un ring di pugilato più che un rapporto basato sull'affettività! Ecco qualche titolo: "Manuale di sopravvivenza per neomamme", "Ero una brava mamma prima di avere dei figli", "Fai la nanna bastardo" e la lista potrebbe continuare a lungo.

Ma il bambino non è un elettrodomestico (4) che si accende e si spenge a piacimento del genitore! Non è una macchina da impostare come certe associazioni o format televisivi vogliono farci credere! Una cosa è avere un aiuto con i bambini, un'altra è delegare in toto il ruolo genitoriale verso l'esterno.

Essere madre significa, a mio parere, più saper essere che saper fare. A cominciare dal parto. Non esiste corso o libro che possa insegnare alla madre a partorire, né che le dica quando o come inizierà e si svolgerà il suo parto, quel parto!

Le madri per essere ciò che la natura ha selezionato da migliaia di anni non hanno bisogno di tanta cultura e di tante parole; non hanno bisogno di metodi uguali per tutti che ne annullino l'individualità; non hanno bisogno di chiedere l'autorizzazione agli esperti su cosa fare col proprio corpo e con il bambino.

Hanno bisogno di essere libere di scegliere e di essere informate correttamente. Hanno bisogno di un'assistenza diversa da quella che oggi sembra normale.

Michel Odent (5), in tutte le sue magistrali opere, afferma che il parto e l'allattamento, in quanto parti della vita sessuale di una donna, necessitano delle stesse condizioni in cui avviene l'incontro con il partner: intimità, calore, silenzio, non sentirsi osservate, non avere fretta. In altre parole, individualità, spazio e tempo intesi in maniera imprevedibile e non circoscrivibili da limiti stabiliti da altri.

L'ignoto del parto spesso spaventa e autorizza ad aderire a spiegazioni e deleghe che sembrano risolvere, programmare e prevedere tutto. Odent, più di trenta anni fa, nel suo ospedale vicino a Parigi, aveva tassi di cesarei bassissimi e pratiche di nascita che, ancor oggi, da noi paiono impossibili!

Perciò, se siamo disposti a cambiare le nostre modalità assistenziali, le donne avranno possibilità diverse. Spesso le mamme ignorano l'esistenza di figure professionali quali le consulenti IBCLC di allattamento o le doule, perché non c'è interesse sociale, economico e culturale a diffonderne le attività.

Penso che le donne siano vittime del sistema e che non siano sufficientemente informate sulla fisiologia del periodo primale (quello che va dal concepimento al primo anno del bambino), né sulla propria libertà di scelta nell'assistenza al parto. Una cosa è scegliere di delegare in consapevolezza, un'altra è non conoscere alternative.

Maternità è anche fiducia nelle proprie sensazioni, ascolto di sé, sensibilità, libertà di movimento, regressione per sintonizzarsi meglio su di sé e sul bambino, per poi aprirsi insieme al mondo ed alla vita.

Significa anche fare i conti con il proprio passato di bambina. I bambini stessi sono specchi con i quali confrontarci. Spesso le loro difficoltà sono le nostre vissute da piccoli che ritornano. Spesso è difficile sopportare il pianto dei nostri figli e ci prende lo sconforto. Tutto questo è normale! Diciamolo!

Non esiste la mamma perfetta, o quella di serie A o B. Siamo persone! Fatte di sentimenti, gioie, paure, dubbi, difficoltà... Siamo esseri umani, non macchine da parto o da latte. Spesso ci sentiamo sole, abbiamo bisogno di sostegno anche per essere madri migliori e stare più serenamente con i nostri figli.

Le donne devono sapere che hanno un corredo ormonale potentissimo che le aiuterà e le condizionerà in ogni fase della loro vita sessuale, anche in base alle proprie esperienze passate. Perciò l'assistenza alle donne dovrebbe essere individualizzata e non protocollare. Anche dal punto di vista psicologico.

Troppo facile etichettarle come depresse! Quanti servizi dopo parto gratuiti esistono nelle nostre città? E nelle province? Quanto si chiede alle mamme in termini di "essere subito come prima del parto"? Quante donne vengono ascoltate e non inondate di consigli non richiesti, dopo che hanno partorito? Quanti si offrono di dar loro una mano in casa per lasciarle accudire i figli?

Una figura che potrebbe fare la differenza nel valorizzare la maternità è quella della doula. Quasi sconosciuta in Italia, anche se Klaus e Kennel (6) hanno pubblicato un libro importantissimo al riguardo, dove illustrano la funzione e i benefici che una donna può avere con un adeguato sostegno durante il parto ed il puerperio.

Per esempio, la lunghezza del travaglio si accorcia, i cesarei si dimezzano, diminuisce il ricorso ad anestesia, l'allattamento risulta facilitato, aumenta la partecipazione e la tranquillità del padre.

La doula potrebbe avere un valore immenso in quanto madre di tutte le madri, facilitatrice di acquisizione del ruolo materno e genitoriale, tramite fra la famiglia, la donna e le istituzioni, durante e nel periodo intorno al parto. Non si tratta di propagandare "il naturale per forza"! Credo che tutte le mamme abbiano il diritto ad un'assistenza che tenga conto della loro produzione ormonale come dell'importanza delle dimensioni relazionali e affettive nel periodo perinatale.

Già, perché si potrebbe affermare che il tesoro intero della maternità sia racchiuso e rappresentato nel parto, comunque esso si svolga. Una donna, se motivata e sostenuta, in condizioni di fisiologia, sente il suo corpo e il suo bambino comunica con lei attraverso il dolore; sa quale è il momento giusto di muoversi, di spingere, di farsi aiutare, come nessun altro può sentire! Sa quale posizione le fa sentire meno dolore e le facilita la discesa del bambino verso la luce.

E dopo che è nato, attraverso la relazione con lui, ed eventualmente, grazie ad un sostegno competente, sa quando offrire il seno e per quanto tempo. Ma bisogna assisterla con fiducia e accettazione, con libertà e disponibilità all'ascolto, così come lei dovrà fare poi con il proprio bambino, fin dai primi istanti e per tutta la vita.

E se il parto non è fisiologico, niente è perduto. C'è sempre qualche risorsa a cui appigliarsi per accettare il proprio parto anche se non si è svolto come si era previsto. E oggi è possibile partorire per via vaginale anche dopo aver avuto uno o due cesarei.

Come è possibile allattare un bambino dopo non averne allattati altri in precedenza. Le donne che vogliono farlo, possono trovare figure professionali adeguate. Ricordiamo che le donne che non possono allattare sono inferiori al 5%. Nella stragrande maggioranza delle altre donne, i problemi derivano da un mancato sostegno competente in materia, fin dalla sala parto.

Ci tengo a precisare che se una mamma sceglie di non allattare per motivi propri dopo un'attenta valutazione e una corretta informazione, nessuno può o deve giudicarla. Ma non si può affermare che latte materno e artificiale siano la stessa cosa. O che il cesareo non sia un intervento d'emergenza e che sia preferibile alla nascita vaginale. Si tratta sempre di un intervento chirurgico.

Un'ultima riflessione vorrei dedicarla ai padri, senza i quali nessuna madre potrebbe diventare tale. Il valore della maternità è dato anche grazie al loro ruolo di innescatori del viaggio verso una nuova vita e di condivisione di amore.

È grazie al loro sostegno e alle loro forti braccia che avvolgono nei momenti di bisogno che una madre può vivere con serenità. È grazie al loro ruolo di filtro, un po' come l'azione della placenta nell'utero che il padre, dopo la nascita, media tra la diade madre bambino e l'esterno, proteggendo la loro unione e la famiglia. È grazie ai padri se le donne trovano la forza che spesso manca dopo le fatiche del parto e dell'accudimento di un bimbo piccolo.

Il ruolo paterno è spesso sottovalutato. Spesso i padri si sentono messi da parte, impotenti. Spesso stanno fuori casa per tanto tempo, ignari di quanto invece sia importante anche solo la loro presenza. Penso che molte coppie vadano in crisi dopo la nascita di un bambino per la mancanza di assistenza alla coppia stessa e per la diffusione di false soluzioni ai problemi coniugali legati al diventare genitori, prima fra tutte quella di attribuire una colpa al sonno condiviso! Cosa dovrebbe succedere nei tanti Paesi del mondo dove questa pratica è considerata normale? Divorziano tutti? Ovviamente no.

Qualcuno potrebbe dire che la maternità è "sacrificio" e a questo proposito vorrei citare le parole di un padre illustre (7):

«Si sacrifica un alpinista per raggiungere la cima? Si sacrifica chi studia per un concorso per diventare notaio, o chi fa pratica al pianoforte? Non stanno facendo qualcosa che li disgusta; stanno facendo quel che desiderano fare. Io non voglio scalare una montagna né essere un notaio, per questo non lo faccio.

Se volete portare vostro figlio in braccio, o dargli il seno, fatelo. Se volete smettere di lavorare per mesi o anni per crescerlo, o rifiutare una magnifica opportunità di lavoro, per stare con la vostra famiglia, fatelo. Ma solo se lo volete. Se non volete, non fatelo. Dire: "Ho sacrificato la mia carriera professionale per stare con mio figlio" è assurdo tanto quanto dire: "Ho sacrificato la relazione con mio figlio per la carriera". Non sono sacrifici sono scelte. Chi fa quel che vuole non sta rinunciando, sta riuscendo; non si sacrifica, ma trionfa.

La sfumatura è importante perché chi fa un sacrificio lo fa malvolentieri. Non si considera appagato, crede che gli si debba qualcosa. Presto o tardi avrete conflitti coi vostri figli che potrebbero farvi dire " Con tutto quello che ho fatto per te!" Oppure: "Per colpa tua non sono arrivato a..." Le parole una volta dette non possono essere cancellate. Le persone che avranno fatto ciò che sentivano e desideravano pensano: "che peccato che dopo tutti gli anni di gioia che mi hai dato, ora abbiamo un conflitto" oppure "grazie a te ho avuto il privilegio di essere padre". O meglio ancora, lo dicono!»

Lavoriamo e impegniamoci quindi, perché tutti in ogni angolo della Terra, rispettino il potere e il valore della maternità, ne va del futuro dell'intera umanità.

Alessandra Bortolotti

[Questo contributo è dedicato a mia madre che mi ha lasciato due anni fa, mentre ero al settimo mese di gravidanza in attesa della mia seconda figlia: quasi un passaggio del testimone verso un'unione di donne
al di là del tempo, dello spazio e della coscienza.]

Bilbliografia:

1. De Luca E., (2006), In nome della madre, Feltrinelli, Milano.
2. Braibanti L. (1993), Parto e nascita senza violenza, red edizioni, Novara.
3. Sarti P., (2008), Neonati Maleducati, Giunti Demetra, Firenze.
4. Mieli G., (2009), Il bambino non è un elettrodomestico, Apogeo, Milano.
5. Odent M. (2008), La scientificazione dell'amore, Apogeo, Milano.
6. Klaus M.H., Kennel J.H., Klaus P.H., (1994) Far da madre alla madre, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.
7. Gonzalez C., (2007), Un dono per tutta la vita, Il leone verde Edizioni, Torino.

aggiornata il 09.05.2010 a cura di Redazione bambinonaturale

venerdì 7 maggio 2010

Uppa: un pediatra per amico





Un pediatra per amico (UPPA) è un bimestrale rivolto ai genitori, scritto e sostenuto dal pediatri di famiglia italiani. Non si trova in edicola, ma negli ambulatori dei pediatri convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale.
Nato all'interno dell'Associazione Culturale Pediatri, un'importante società scientifica italiana, raccoglie i contributi di molti esperti, genitori e associazioni.



Un pediatra per amico è una pubblicazione indipendente e per questo motivo ha vita molto difficile: l'unica risorsa che ha sono gli ABBONAMENTI dei lettori.


La situazione economica della pubblicazione si è ulteriormente aggravata con l'entrata in vigore delle nuove tariffe postali per gli editori. Fino al 30 marzo gli editori beneficiavano, infatti, di sconti sulle tariffe di spedizione di periodici. Dal primo aprile, il Governo ha abolito queste agevolazioni.
Nell'ultimo numero uscito,per esempio, gli argomenti trattati sono:

Speciale Latte per tutti. Da quelli davvero indispensabili, a quelli che di speciale hanno solo il prezzo. Dagli orari giusti, alle calorie da tenere sott’occhio. Tutto quello che si deve sapere per riempire il biberon di latte e salute.

Parto, ma resto a casa. C’è chi ha scelto di farlo davvero: partorire in casa si può. Difficoltà e vantaggi di una scelta d’altri tempi. E le novità di strutture collegate all’ospedale, ma in cui si respira un’aria familiare.

Tu imparale se puoi, emozioni… Insegnare a vivere e a gestire le emozioni, a capirle, riconoscerle e comunicarle, è importante quanto insegnare a parlare e a camminare. Si chiama intelligenza emotiva e va curata fin da piccoli.

Mangiare bene fa bene al pianeta. La salute si costruisce a tavola, per cui attenzione a quello che mettiamo nel piatto. Ma anche la salute del pianeta dipende dalle nostre scelte alimentari. Una riflessione per tutti.

Il periodico è veramente ben fatto e offre molti spunti di riflessione. Ogni numero contiene anche un inserto dell'iniziativa Nati per leggere
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